Testo completo del libro "Anche tu puoi salvare il mondo"

INTRODUZIONI

L’IDEA DI SPETROLIAMOCI

Nasce dalla consapevolezza acquisita dopo diversi anni di agricoltura biologica e pratiche green nella politica aziendale. In particolare, autorpoducendo da fonte fotovoltaica una quantità di energia nettamente superiore a quella consumata in azienda (oltre il quadruplo) era chiaro quanto l’obiettivo di eliminare i combustibili fossili fosse non certo facile né economico nell’immediato, ma comunque alla portata di tutti.

In aggiunta all’energia, determinante è stata anche la scoperta di quanto petrolio venga utilizzato nella produzione di saponi e altri prodotti specifici per la pelle: ci laviamo col petrolio!!!

Unendo l’ingente produzione di energia elettrica da fonte fotovoltaica e l’inizio dell’autoproduzione di sapone con metodo a freddo, come facevano i nostri nonni, è nato il neologismo “spetroliarsi”, ora in attesa di approvazione anche dall’Accademia della Crusca, e lo slogan “Spetroliamoci”, nome dell’associazione culturale presentata ufficialmente il 21 agosto 2015, diffusa il 29 febbraio 2016 mediante la consegna dello statuto a tutti i partecipanti della “Festa dei nati nel giorno che non c’è” e infine registrata un mese dopo (ma con la stessa data) all’Agenzia delle Entrate.

L’associazione si pone l’obiettivo di fare molto di più che eliminare il petrolio dalle nostre vite: vuole infatti creare un mondo più pulito e più equo, indipendente dalle logiche di potere che, tra le altre cose, ci impongono di esaurire tutto il petrolio presente nel sottosuolo prima di cominciare a ragionare di energie rinnovabili… o per meglio dire che avrebbero già la possibilità di riconvertire tutto ciò che funziona a petrolio all’utilizzo delle fonti alternative, ma non lo fanno perché vendere il petrolio ora rende di più e utilizzare altri metodi quando non ci sarà altra scelta renderà ancora di più.

Lottare per un mondo più equo e pulito significa fare scelte precise ed essere coerenti. A differenza di tanti demagoghi del mondo di oggi, che hanno la loro bandiera, la loro facciata e cercano consenso tra la popolazione dimostrandosi forti su una particolare tematica eticamente sensibile, ma si dimostrano carenti o addirittura ostili su altre, magari per compiacere qualche finanziatore senza scrupoli, l’obiettivo di Spetroliamoci è di essere a tuttotondo al servizio dell’umanità, spendendosi non solo per preservare la salute dell’ambiente e del genere umano, non solo per eliminare gli sprechi e l’inquinamento, ma anche per diffondere cultura: la cultura del mantenersi in forma mediante una corretta alimentazione, la conoscenza della propria biologia e l’attività fisica; la cultura dell’accoglienza, della solidarietà e della fratellanza verso tutti; la cultura della difesa di ogni vita umana e della sua dignità dal suo concepimento fino al suo termine naturale; la cultura del rispetto delle differenze e della loro fruizione come fonte di arricchimento reciproco; la cultura della conoscenza e della consapevolezza che la verità esiste in ogni ambito, va sempre ricercata e non è mai relativa; la conseguente cultura della vera libertà che non può esistere se non si conosce la verità; la cultura del merito per premiare chi dimostra maggiore impegno e la cultura della gratuità per soccorrere chi si trova in difficoltà; la cultura della correzione per permettere a chi sbaglia di rifarsi una vita; la cultura della pace come assenza di conflitti esteriori e interiori, armati e psicologici.

In sostanza, anche se Spetroliamoci nasce per sensibilizzare su tematiche ambientali, sarebbe riduttivo inquadrarla come un’associazione ambientalista… e poi tutto quello che finisce in “-ismo” sa tanto di fondamentalista…

Spetroliamoci altro non fa che spendersi per il bene dell’umanità, cosa che è chiamato a fare ciascuno di noi, anche tu che stai leggendo questo libro.

Sì, proprio tu!!!

Anche tu sei chiamato a impegnarti.

Anche tu sei chiamato ad applicare alla tua vita buone pratiche.

Anche tu sei chiamato a diffondere cultura.

Tieniti forte…

Anche tu sei chiamato a salvare il mondo!!!

 

 

Dopo questa breve introduzione all’associazione, il focus si sposta su un’osservazione di com’è il mondo di oggi e su cosa si può fare per migliorarlo. Il tono del discorso nelle proposte delle soluzioni e nella presentazione della vita a cui andiamo incontro se cambiamo il nostro modo di vivere e di vedere le cose è particolarmente ottimistico, talvolta enfatico, potrebbe quasi sembrare esagerato in alcuni punti, ma sono certo che chi è capace di sognare potrà capirmi e condividere questa visione positiva del domani. Per maggiore praticità, il libro è diviso in brevi capitoli, che sono comunque collegati da un unico filo conduttore e da frequenti richiami a ciò che è già stato accennato o a ciò che sarà approfondito, spesso indicati con il numero della pagina tra parentesi quadre per facilitarne l’individuazione. A volte potrò sembrare ripetitivo, ma alcuni concetti, soprattutto quelli distanti dal comune modo di pensare di oggi, hanno bisogno di essere ripetuti più volte per poter entrare nell’ottica del lettore: spesso si tratta proprio di quei concetti che i media ci hanno cancellato dalla mente, o almeno dai quali ci hanno disabituato, come la solidarietà, l’amore per la vita, l’ottimismo, la speranza, la consapevolezza che si può “vivere facile”. Anche un po’ di sano antropocentrismo non guasta, e se vi hanno detto che un’associazione che si occupa di tematiche ambientali lo deve combattere, vi hanno raccontato una grossa frottola, perché se l’essere umano non viene messo al centro, non ha senso lottare per salvare l’ambiente: sarebbe come spendere milioni per costruire una villa faraonica ed autocostringersi a starne fuori e dormire sotto un cartone davanti al suo cancello, magari lasciandola pure in eredità ai propri gatti, come nelle storie grottesche e talvolta veritiere che si leggono nelle notizie curiose.

L’ordine cerca di avere un filo logico, partendo dalla spiegazione di alcune cose che non vanno nella nostra società e arrivando gradualmente a tutte le soluzioni possibili, ma per comprendere appieno questo sogno che potrai contribuire a rendere realtà potrebbe rendersi necessario leggere fino in fondo. Oggigiorno leggere un libro sta diventando sempre più difficile e impegnativo: te la senti di intraprendere questa avventura? Allora via! Parti senza indugio alla scoperta di quali meraviglie ci riserva il futuro che possiamo costruire insieme!

 

LIBERTÀ E DENARO

Tutto ha inizio con un’idea: una società fondata sulla libertà. Sulla vera libertà. Libertà che non significa un mondo in cui ognuno fa tutto quello che gli passa per la testa, calpestando gli altri, ma un mondo in cui ogni azione che si compie non dipende dal bisogno generato da una mancanza. Perché chi compie un’azione per sopperire a un bisogno, anche se ha scelto tra mille azioni possibili di compiere proprio quella, non si può dire che abbia agito liberamente.

Il mondo di oggi è fatto così: il motore di tutto è il denaro. Si può scegliere di essere uno squalo e non farsi scrupoli, e di conseguenza si è “liberi” di scegliere tra le miriadi di maniere per arricchirsi in fretta a discapito del prossimo; si può scegliere di vivere in maniera semplice, concentrandosi sull’eliminazione degli sprechi e del superfluo, e di conseguenza si è “liberi” di scegliere tra le miriadi di maniere per guadagnare quel poco che basta per campare, come diceva Balù ne “Il libro della giungla”, quelle “poche briciole, lo stretto indispensabile”. Si può scegliere tra un’infinita gamma di vite comprese a metà tra questi due estremi. Si può anche scegliere uno dei due estremi che dia soddisfazione, come da un lato arricchirsi velocemente e onestamente (cosa che oggi è resa possibile dalla messa in rete dei mercati e dal conseguente spopolare di network e start-up innovative), e dall’altro rinunciare ad ogni tipo di ricchezza e di proprietà per ritrovare il vero valore della vita. Anche in questi ultimi due casi, però, il denaro non è completamente tagliato fuori dalla propria vita: nel primo lo si domina e lo si manipola senza utilizzarlo come arma, quindi si riesce a dare allo strumento (di sua natura neutro) una connotazione positiva; nel secondo lo si esclude dalla propria vita, senza tuttavia escluderlo dalla vita di chi ci circonda, perché un posto dove dormire e qualcosa da mangiare e da indossare da qualche parte devono provenire, quindi in un certo senso si è indirettamente collegati al denaro lo stesso.

 

LIBERTÀ DAL DENARO

Sebbene sia ormai universalmente accettato il fatto che il denaro, in quanto strumento, non sia intrinsecamente buono né cattivo, l’intera esistenza dell’uomo è in qualche modo influenzata dal possederne o meno. Volente o nolente, se nel mondo moderno si vuole evitare che la propria vita sia condizionata dal denaro bisogna andare a vivere nella giungla, costruirsi utensili con pietre e bastoni e vivere di caccia e raccolta. Oppure no? Magari è possibile costruire una società in grado di autoprodursi quello che le serve senza dover comprare nulla. Magari è possibile un mondo in cui non ci sia un pubblicitario che mi dice di cosa avere bisogno, che sembra sapere meglio di me quali sono le mie reali necessità e che addirittura può darmi o negarmi il permesso di essere felice a seconda della quantità di prodotti che mi lascio vendere da lui.

LUOGHI COMUNI

Spesso sono proprio le grandi potenze politiche ed economiche che hanno creato gran parte dei problemi del mondo moderno che propongono soluzioni drastiche e inumane per poter risolvere questi problemi. Avendo esse grandissima influenza mediatica, gran parte della popolazione è portata a credere ai loro sofismi e a bersi tutto quello che dicono. Logicamente, le loro elucubrazioni non stanno in piedi, il problema è che spesso non si ragiona con la logica, ma con le emozioni, e queste possono essere indotte da ragionamenti illogici ma di grande impatto psicologico. Aggiungiamo pure che le emozioni stimolano la produzione di adrenalina, la quale fissa i ricordi, spostandoli dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine, e il gioco è fatto.

Ed è così che riescono a farci credere che i problemi del mondo si risolvano eliminandone gli abitanti, che la fame si combatta eliminando gli affamati e le malattie eliminando i malati, che razzismo e xenofobia si combattano cancellando la propria storia e la propria cultura, che l’omofobia si combatta cancellando la biologia e la relativa identità sessuale mediante un indottrinamento che parta dai più piccoli, che sempre da esperimenti “educativi” sui più piccoli si debba partire non tanto per eliminare la pedofilia quanto piuttosto per renderla una pratica accettabile dai bambini e quindi dall’intera società.

Sarebbe quindi riduttivo concentrarsi solo sul fatto che, tra le altre cose, vogliono anche farci credere che potremo fare a meno del petrolio soltanto quando esso sarà finito, quando tutte le riserve saranno esaurite, cosa che, tra l’altro, non è nemmeno possibile sapere quando accadrà (sono decenni che ci dicono “succederà tra circa 50 anni”).

L’azione pratica di Spetroliamoci parte da soluzioni concrete a quest’ultimo luogo comune, senza mai perdere di vista gli obiettivi più grandi, in particolare la consapevolezza che la salvezza del mondo non è da identificarsi nella sola salvezza dell’ambiente naturale, ma anche in quella del genere umano. Un’ecologia priva di attenzione all’essere umano è un’ecologia vuota. Se si dimentica che al centro c’è l’uomo, si perde il significato della lotta per la salvezza del mondo, e quindi è più facile imboccare strade che non portano al raggiungimento dell’obiettivo e cedere a tentazioni o ricatti dettati da interessi di parte.

 

COMPENDIO (UN RISCALDAMENTO PRIMA DI PARTIRE)

 

L’obiettivo di questo libro è presentare in maniera semplice una società che qualcuno potrebbe ritenere utopistica ma che, con l’impegno di tutti, si potrebbe realizzare già oggi. La mia mente vola, a volte troppo in alto, a volte troppo velocemente, e spesso succede che qualcuno, pur avendo interesse negli argomenti che presento, non riesca a stare dietro ai miei ragionamenti. Sono conscio di questo mio limite, ma altrettanto conscio che non esistano limiti impossibili da superare, quando si vuole fare qualcosa di buono: il tutto è vedere come i limiti si possano superare. In questo caso, penso che il modo migliore sia partire con un piccolo riassunto, con una carrellata degli argomenti che andrò ad approfondire. Quando il lettore si sentirà pronto, potrà affrontare uno o più argomenti nella loro stesura completa, concentrandosi su come suggerisco di superare alcuni problemi del mondo moderno.

Lo so che spesso i riassunti si tengono per la fine, ma vi chiedo di cambiare prospettiva. Questo compendio non è uno spoiler sul contenuto del libro, bensì un modo per introdurre gradualmente in un mondo diverso da quello che conosciamo ma comunque possibile da costruire.

 

AMMINISTRAZIONE

Saranno gli ideali, e non le ideologie, a guidare gli amministratori. Dopo un graduale percorso di adeguamento, la classe dirigente sarà formata da cittadini sinceramente vocati a servire l’umanità e ad agire nell’interesse della collettività, consapevoli che il proprio tornaconto personale non produce un benessere duraturo.

 

LAVORO

In questa nuova società già il concetto di lavoro sarà completamente diverso: si parlerà di hobby, passione, vocazione o addirittura missione, ma si punterà a far sì che nessuno debba “guadagnarsi da vivere” con un’attività che non dia soddisfazione. Ognuno sceglierà a quale attività dedicarsi, lo farà per poche ore al giorno, lasciandosi molto tempo libero, e, grazie a una migliore organizzazione e all’utilizzo dell’automazione, tutti potranno dedicarsi alle attività che amano senza il rischio di rimanere senza i beni essenziali, quali cibo, abbigliamento, casa, utenze, trasporti, sanità, istruzione, formazione e socialità.

Ove possibile, si bypasserà l’utilizzo del denaro, e anche stipendi e pensioni saranno sostituiti da diritti ai beni essenziali per tutti e a beni extra di valore crescente assegnati con criteri meritocratici.

Per fare esempi pratici, ci sarà sempre meno spazio per burocrati e addetti a lavori usuranti e sempre più spazio per sportivi e artisti in qualunque campo.

Anche agli studenti sarà riconosciuto il loro impegno e valorizzato come oggi si valorizza il lavoro.

 

 

ISTRUZIONE E FORMAZIONE

Due termini che non vanno confusi. A chiunque, indipendentemente dall’età e dalla condizione sociale (sempre che quest’ultimo aspetto abbia ancora importanza in questo tipo di società), sarà garantito il diritto di accedere gratuitamente alle nozioni che caratterizzano tutto lo scibile umano (dicesi istruzione) e di ricevere sempre gratuitamente tutti gli strumenti mentali che permettano di riuscire negli obiettivi che ci si pone e di fare della propria vita un capolavoro (dicesi formazione).

Gli insegnanti saranno persone che hanno voglia di trasmettere ciò che sanno e ciò che sanno fare, le lezioni saranno tenute in maniera molto dinamica e la maggior parte delle verifiche sull’apprendimento dei ragazzi non saranno interrogazioni e compiti in classe, bensì prove interattive come quiz game o affini.

Gli studenti più meritevoli saranno premiati con punteggi che saranno l’equivalente dell’attuale stipendio di un lavoratore e degli attuali contributi pensionistici.

 

ABITAZIONI

Lo sviluppo delle città sarà principalmente verticale, così da consentire contemporaneamente minor consumo di suolo e maggiore spazio per la popolazione. Il risultato saranno abitazioni più funzionali, con spazi verdi privati o condominiali praticamente per tutti. Unendo queste soluzioni al già citato maggiore tempo libero, sarà molto più facile accedere ai servizi e avere una vita sociale e sarà dimostrato quanto siano infondate le teorie sulla sovrappopolazione che girano al giorno d’oggi.

Servizi come lavasciuga e in alcuni casi anche le cucine saranno in comune a più abitazioni: ciò consentirà di ottimizzare le risorse energetiche.

Le strutture si svilupperanno anche per decine o addirittura centinaia di metri nel sottosuolo, e oltre a contenere riserve di acqua ed energia saranno anche luogo di produzione di oggettistica o di prodotti agricoli grazie ad un’elevata automazione e all’intervento umano solo in forma di controllo dei procedimenti.

 

AGRICOLTURA E ALLEVAMENTO

Orti verticali, serre fotovoltaiche su più piani e serre ipogee saranno fonti praticamente inesauribili di cibo per tutti, e per chi non vuole rinunciare alla carne saranno anche realizzati allevamenti che consentano agli animali di crescere seguendo i loro ritmi naturali e mantenendosi in forma, così da avere carni meno grasse e da limitare al minimo l’uso di antibiotici o altri farmaci. Queste nuove forme di agricoltura e allevamento, unite a una maggiore sensibilizzazione sulla tematica dello spreco di cibo, garantiranno cibo sano e abbondante per tutti, indipendentemente da quanti saranno gli abitanti della Terra.

Tutti i capi di abbigliamento e i relativi accessori saranno di origine naturale e il sistema presentato nel capitolo sul lavoro permetterà che a nessuno manchi mai un adeguato vestiario. Anche l’alta moda seguirà lo stesso principio e, pur rimanendo un lusso, non sarà più fuori portata per buona parte della popolazione.

 

MEDICINA E PSICOLOGIA

Il corpo e la mente saranno curati da persone che abbiano una vera vocazione ad aiutare gli altri. La ricerca sarà continua e punterà a trovare soluzioni sempre più naturali a malanni di ogni genere, così da poter evitare quanto più possibile l’utilizzo di medicinali. L’azione dei medici del corpo e di quelli della mente sarà combinata per ottimizzare la risposta psicofisica di ogni paziente a qualsiasi tipo di malessere.

 

SCOMPARSA DELLA CRIMINALITÀ

Una società in cui il denaro non è necessario per vivere e il potere non è altro che un servizio per la collettività toglie linfa vitale a qualsiasi attività criminale. Le forze dell’ordine riceveranno una buona formazione, il loro operato sarà ottimizzato e il numero degli addetti potrà calare.

Qualora isolati episodi di criminalità dovessero permanere, si farà ricorso a istituti carcerari all’avanguardia, dove i detenuti non perderanno il contatto con la società e saranno seguiti da esperti per un completo recupero della loro personalità e un loro reinserimento.

 

DIRITTI UMANI

A tutti saranno garantiti e a tutti sarà insegnato a rispettarli. Ogni singolo essere umano, indipendentemente da sesso, età, etnia e ogni altra differenza che possa esistere, avrà diritto a vita, dignità e salute, avrà il diritto di ricercare la felicità, di conoscere la verità, di farsi ed esprimere opinioni. La libertà di ognuno non potrà in nessun modo ledere alla libertà altrui.

 

ESPLORAZIONE DELLO SPAZIO

La Terra, si sa, non è eterna. Se si vuole che il genere umano lo sia, bisogna trovare il modo di vivere in altri pianeti e in altre galassie. Ciò attualmente supera le nostre possibilità, ma negli anni a venire dobbiamo superare noi stessi per renderla una cosa possibile. Già da subito, comunque, le tecniche e le tecnologie che si sperimentano per permettere all’uomo di andare nello spazio e di viverci si rivelano molto utili anche quaggiù sulla Terra, e semplificano già ora le nostre vite.

 

MOBILITÀ

Dal piccolo al grande spopolerà la trazione elettrica. Automobili, camion, autobus, treni, aerei e navi, tutto sarà a zero emissioni, con sistemi di accumulo molto più leggeri ed efficienti rispetto ad oggi. Si potrà usare anche l’idrogeno, propellente non inquinante. Fino al perfezionamento delle tecnologie necessarie, si potrà fare ricorso a combustibili di origine vegetale, meno inquinanti degli idrocarburi, prodotti nelle serre ipogee o fotovoltaiche che avranno permesso di superare il problema della fame nel mondo. Grande rilevanza sarà data a vie ad oggi ancora non percorse, come ad esempio grandi tunnel sotterranei che permetteranno di viaggiare in linea retta e senza ostacoli, coprendo le tratte a velocità maggiori di quelle che ci si può permettere in superficie.

 

RELAZIONI SOCIALI E LUOGHI DI AGGREGAZIONE

Relativamente ai rapporti tra gli individui, bisogna ripartire dalla famiglia, riscoprendo la solidità e la valenza sociale del matrimonio, cose che oggi sembrano perse, se non altro perché è interesse dell’attuale classe dirigente mantenere alto il livello di individualismo. Poi, sempre per vincere l’idea di un’accozzaglia di individui a se stanti mediante l’ideale della società intesa come insieme di membra di un unico corpo, anche le occasioni di incontro devono essere aumentate e incentivate. Forti anche del fatto che esisterà molto più tempo libero, bisogna sforzarsi di costruire una civiltà sociale piuttosto che social: gli spazi di aggregazione virtuali saranno in buona parte sostituiti da spazi reali, locali dove si mangia, si beve, si gioca, si balla, si prega, si apprende, ci si confronta, il tutto insieme agli altri; anche tutto quello che è arte e spettacolo sarà incentivato, perché ogni forma di creatività è utile all’umanità per crescere.

Si riscoprirà anche il vero significato dell’amore, parola troppo spesso abusata al giorno d’oggi e che ha bisogno di recuperare la propria importanza e dignità.

 

 

FINITO IL RISCALDAMENTO, VIA ALLA CORSA!

 

NUOVA SOCIETÀ, IDEALI E IDEOLOGIE

Spetroliamoci non ha colori politici. Questo però non significa che non faccia politica: il termine “politico” deriva dal greco “polis”, che significa letteralmente “città” e, per esteso, anche “società”. Chi fa politica, quindi, si impegna per il bene della propria città e della propria società. La politica partitica, però, talvolta esula da questo alto valore del termine, perché un partito, essendo “di parte” già dall’etimologia, finisce spesso per pensare prima di tutto agli interessi dei propri membri e finanziatori, poi quando va bene dei propri elettori. Chi fa politica partitica difficilmente va oltre questo, mentre chi fa semplicemente politica ha l’obiettivo di far progredire la società e di diffondere benessere. Non necessariamente chi fa politica è un santo, non sempre fa o dice la cosa giusta, ma almeno ci prova. Nei secoli si sono alternate tante ideologie, generalmente estremizzazioni di ideali. Uno sguardo critico e comparativo a tutti coloro che hanno provato a cambiare il mondo è utile a capire da quale ideale sono partiti ed eventualmente dove si sono persi o in cosa hanno sbagliato, oltre ovviamente a capire che cosa hanno cambiato davvero e come hanno fatto. Per fare questo occorrerebbero fiumi di inchiostro e soprattutto anni di studi mirati e approfonditi, quindi non posso pretendere che questo breve trattato possa riassumere tutto ciò. L’obiettivo che mi prefiggo è di gettare qualche piccolo seme, mettendoci del mio e prendendo anche in prestito qualcosa da altri. Diverse volte in passato mi sono definito un “capitalista proletario”, termini che la visione dicotomica a cui siamo abituati fin da piccoli tenderebbe a identificare come opposti. In sostanza, con l’ossimoro appena citato voglio indicare che la crescita della ricchezza è sempre possibile e va sempre ricercata, ma con ricchezza non intendo denaro, bensì prosperità per l’intera società, quindi arricchimento materiale, culturale ed anche demografico. Tanti altri piccoli concetti sono riassunti in esso. La vita è bella, e lo è ancora di più quando si può condividere. È giusto possedere cose, ma non è giusto che le nostre cose (o quelle altrui) possiedano noi. È giusto anche che tutti possano fruire delle cose essenziali. La meritocrazia è importante, così come lo è la solidarietà. I ruoli di prestigio vanno riconosciuti e stimati, non devono essere combattuti ma intesi come un servizio alla collettività e tutti devono avere il diritto di meritarli, così che nessuno possa darli per scontati.

Chi segue ciecamente un’ideologia si sarà sicuramente riconosciuto in uno o più di questi punti, come si riconoscerà in alcune delle idee che andrò ad approfondire nella stesura del libro, ma chi è capace di concentrarsi solo sugli ideali probabilmente apprezzerà molto di più la visione globale che cerco di trasmettere. Invito tutti a leggere i consigli che troverete e ad impegnarvi a portare il vostro contributo negli ambiti in cui vi sentite più forti, ma senza mai perdere di vista il quadro generale della situazione attuale e di quella che tutti insieme dobbiamo raggiungere per trasformare in realtà quella che al momento è solo utopia.

 

GLI AMMINISTRATORI

Come appena illustrato, la politica deve correggere il tiro. Ogni giorno ci lamentiamo di come i politici abbiano il vizio di imporre leggi contro il volere del popolo che li ha votati (o che non li ha nemmeno votati), di quanto siano avvezzi a legiferare nel proprio interesse o nell’interesse di ricchi finanziatori del loro partito.

Nel futuro ideale che dobbiamo creare, i politici saranno volontari che si spendono per il bene comune, per amministrare la “cosa pubblica”, come dicevano i latini. Saranno affiancati da esperti di ogni materia: dall’economia alla medicina, dalla psicologia alla fisica, dalla geologia all’ingegneria, e così via, i consulenti dei politici spazieranno in ogni forma dello scibile umano, così da poter permettere loro di fare scelte oculate e consapevoli.

Per arrivare a questo, si può partire già da subito da una forma di politica che si basi su un principio di reciprocità: essendo il politico a servizio della società, anche la società dev’essere al servizio del politico. In questo passaggio intermedio dal modello attuale a quello ideale, questo principio si esplicita nel modo che vado ad illustrare.

Il politico vive insieme alla sua famiglia in un appartamento costruito nei pressi del parlamento o del luogo istituzionale in cui presta il suo servizio. Durante il suo mandato, tutte le sue attività vengono “congelate”: ad esempio, se ha un contratto di lavoro, esso viene sospeso per essere ripreso come se niente fosse successo una volta terminato il mandato, oppure se ha un mutuo in essere, anch’esso viene ibernato per lo stesso periodo senza un centesimo di interessi a suo carico, o ancora se paga dei tributi avrà anche qui una moratoria per tutto il periodo; stesso discorso per il coniuge e tutti gli altri componenti del suo nucleo familiare, i quali, pur non avendo un ruolo diretto nella pubblica amministrazione, devono comunque garantire un sereno clima familiare. Il politico ed i suoi familiari a carico avranno diritto a vitto, alloggio, utenze e trasporti per tutto il periodo del mandato. In aggiunta, avrà diritto anche ad un piccolo stipendio, proporzionato alla percentuale di presenze in aula o visite istituzionali: in caso di un 100% di presenze, comunque, questo stipendio non dovrà essere superiore a quello di un operaio, perché, se è vero che chi serve il popolo deve avere diritto ad essere servito dal popolo (motivo per cui vivrà gratis e lo stipendio non sarà altro che un extra), è anche vero che un politico che guadagna cifre da capogiro come sembra ormai di prassi al giorno d’oggi è facile che perda il contatto con la realtà, cosa che gli impedirebbe di avere il polso della situazione in tema di tenore di vita dei cittadini che è chiamato ad amministrare.

Inoltre la politica sarà sempre più partecipata dal popolo, se possibile anche tramite sistemi di democrazia diretta quali referendum e altre tipologie di consultazioni popolari. Quando il sistema sarà sicuro e fruibile da tutti, anche sistemi informatizzati saranno un’idea per aumentare la partecipazione riducendo contestualmente i costi. Il miglior sistema informatico in grado di garantire consultazioni rapide, veritiere e universali sembra attualmente la piattaforma detta in gergo tecnico “blockchain”, ovvero quella che si utilizza per produrre le criptomonete: sfruttando questa piattaforma, ogni volta che si vuole creare una nuova norma verrebbe generata in automatico un’apposita moneta virtuale per ogni cittadino, ed egli sarebbe messo in grado di trasformarla in un voto utilizzandola di persona oppure cedendola gratuitamente ad una persona di sua fiducia, affinché sia quest’ultima a votare la norma in questione anche a nome delle persone che le hanno affidato il proprio voto.

Indipendentemente da chi comanda, comunque, la pacifica convivenza tra la popolazione dev’essere garantita dagli individui stessi. Un mondo in cui il denaro non sia necessario per vivere potrebbe essere un mondo più pacifico. Il condizionale è d’obbligo, perché nessuno di noi ha esperienza diretta di vita in un pianeta che prescinde dall’uso del denaro, tuttavia in linea teorica è ipotizzabile una società in cui il denaro non esiste e tutti possono avere ogni cosa di cui hanno bisogno. È proprio questo lo sforzo di immaginazione che chiedo a ciascun lettore: sono certo che ognuno di voi è capace di immaginare questo tipo di mondo, e, proseguendo con la lettura di questo libro, anticipo un’altra volta che sarà un filo conduttore onnipresente.

 

UN’IDEA DI QUELLO CHE POTREBBE ESSERE IL LAVORO

Finché non sarà possibile avere macchine che svolgano la quasi totalità dei lavori umani, bisognerà contare sull’apporto di tutti per far crescere la società. Essa va considerata come un grande organismo in cui ognuno fa la propria parte per garantirne l’esistenza.

Il sistema “retributivo”, se così si può chiamare, non consisterà in quello attualmente in essere nel mondo, ovvero totalmente imperniato sul possesso o meno di denaro, dove più si può spendere, meglio si può vivere. Sarà sì una meritocrazia, perché se si regala senza chiedere nulla si otterranno solo ingratitudine e pretese sempre maggiori dalla controparte, ma avrà un volto umano, perché ci sono diritti inviolabili che spettano a tutti, anche ai peggiori criminali che si trovano sulla terra. A questi diritti saranno dedicati ulteriori approfondimenti più avanti.

 

Come funziona oggi?

Ci sono lavori pagati meglio, altri pagati peggio, nel senso che ad ogni ora di lavoro corrisponde un valore in euro ed esso è più o meno alto a seconda della tipologia di lavoro. Generalmente un lavoro da dipendente, manuale o di scrivania che sia, non è molto pagato, mentre figure di coordinamento, quadri, manager, dirigenti, amministratori delle varie aziende, pur essendo sempre dipendenti hanno maggiori responsabilità e questo fa crescere il valore, e quindi la retribuzione, del loro lavoro. Altri lavori dipendenti che non comportano necessariamente sforzi fisici, ma che richiedono una lunga formazione per essere svolti e grandi responsabilità verso gli altri, ad esempio i medici, hanno retribuzioni maggiori.

Discorso a parte per i lavoratori autonomi, i liberi professionisti e gli imprenditori, che possono avere introiti minori rispetto ai dipendenti (a volte anche ai loro stessi dipendenti) o raggiungere cifre da capogiro. Ciò dipende da vari fattori, tra cui la qualità e quantità del loro lavoro, il settore in cui operano, le congiunture economiche e anche un po’ di fortuna.

In ogni caso, molto o poco che sia, il denaro guadagnato viene speso per pagare la casa (mutuo o affitto), bollette e utenze, cibo e abbigliamento, il proprio mezzo di trasporto (rate, riparazioni, assicurazione e carburante), medicinali e visite mediche all’occorrenza e, se ne rimane, ci si può permettere qualche svago o qualche viaggio. Questo sistema fa sì che la maggior parte delle persone si trovi spesso con l’acqua alla gola e non trascorra la propria vita con serenità. Il numero sempre maggiore di persone affannate e frustrate è deleterio non solo per loro stesse, ma anche per chi vive accanto a loro. Se poi si aggiunge anche il fatto che spesso ci sentiamo costretti ad agire come vuole la pubblicità, non avremo mai abbastanza soldi per fare tutto quello che ci dice di fare, e questo ci farà sentire ancora più impotenti e sempre più lontani dalla felicità.

 

Come dovrebbe funzionare?

Un buon modello potrebbe essere quello in cui vengono cambiate queste cose:

 

Modello attuale

Modello Spetroliamoci

In cambio del mio lavoro ho del denaro che poi utilizzerò per acquistare tutto o in parte quello che mi serve per vivere.

In cambio del mio lavoro avrò di base proprio quello che mi serve per vivere (ribadisco, vivere, non “sopravvivere” o “vivacchiare”).

Se ho un lavoro ben retribuito, posso permettermi qualche lusso in più.

Se mi impegnerò un po’ di più, mi sarà data la possibilità di ottenere qualche extra.

Il lavoro dipendente consiste in turni massacranti, mediamente di 8 ore, con un totale di circa 40 ore settimanali.

Ai dipendenti non saranno richieste più di 4 ore di lavoro al giorno, così da ottimizzare la qualità del lavoro stesso.

Previdenza e pensione dovrebbero essere per tutti, ma in pratica non lo sono.

Il sistema sarà così solidale da rendere totalmente inutili previdenza e pensione.

Spesso si fa il lavoro che si trova, giusto per guadagnare qualcosa, anche se non è la propria vocazione.

Ognuno sceglierà il proprio lavoro tra le attività che ama maggiormente. Più che di lavoro, si parlerà di missione.

Chi non ha lavoro rischia di morire di fame o di finire nel vortice della criminalità.

Nessuno morirà di fame, e, se esisterà ancora la criminalità, non sarà dovuta all’assenza di lavoro.

 

Andiamo ad analizzare nel dettaglio perché questo sistema in apparenza così utopistico funzionerà.

 

Bisogna premettere che sarà una sorta di “retribuzione a punti”, dove ai punteggi minori saranno comunque assegnati ottimi “premi di consolazione”, ovvero tutto quello che serve per vivere.

Ad ogni singolo abitante devono essere garantiti i servizi essenziali in cambio del proprio lavoro. Le garanzie di base per ogni lavoratore, indipendentemente dal tipo di lavoro che svolge, sono:

-          cibo sano e nelle giuste quantità: opportuni sistemi di riconoscimento faranno sì che ogni persona possa ricevere nell’arco della giornata i cibi che preferisce, tutti con ingredienti autoprodotti, con un numero totale giornaliero di calorie studiato in base a sesso, età, peso e altezza e anche alle attività che svolge; non si esclude che un dispositivo elettronico possa calcolare in tempo reale quelle che sono le sue esigenze nutrizionali del momento e attribuire il tipo di dieta da seguire

-          alloggio e relative utenze: nel capitolo relativo all’edilizia sono indicati i metodi di costruzione delle case, tutte a impatto zero, con autoproduzione di elettricità e calore e riciclo dell’acqua e dei rifiuti; sistemi interni di connessione internet e telefonia permetteranno a tutti di fruire di questi servizi, e dispositivi base, magari costruiti con coltan riciclato, saranno disponibili in comodato gratuito, così come anche le tv, di cui non si pagheranno canoni; le case saranno assegnate a tutti, con dimensioni variabili in base al numero dei componenti del nucleo familiare e con posizione stabilita a seconda della presenza o meno di bambini, disabili, anziani e anche di animali domestici che necessitano di un giardino; si privilegeranno aree residenziali ad alta densità abitativa, per ridurre al minimo gli sprechi e anche per aumentare le possibilità di relazionarsi con gli altri

-          abbigliamento adeguato: a tutti saranno garantiti vestiti pesanti e leggeri, calzature, intimo e ogni altro capo sia necessario, il tutto autoprodotto in loco; saranno presenti lavasciuga automatiche a risparmio idrico ed energetico e detersivi ecologici a disposizione della collettività, ci sarà un servizio per il recupero e il rammendo dei capi e, se necessario, per la loro sostituzione

-          trasporti: ogni luogo sarà collegato tramite veicoli a trazione elettrica o altro tipo di energia pulita che sarà scoperto negli anni a venire, e ad ogni lavoratore sarà consentito fruirne, con la sola limitazione dettata dalle norme di sicurezza relative alla capienza dei mezzi; per tutti saranno messe a disposizione le biciclette

-          attrezzature e assistenza per praticare sport: anche se si tende a guardare lo sport più come uno svago o come uno spettacolo, esso è prima di tutto salute, e in una società evoluta nessuno deve essere interdetto dall’attività sportiva, ed è per questo che palestre, piscine e campi sportivi di ogni genere saranno abbondanti, sempre fruibili (limitatamente alla loro capienza) e con la presenza costante di allenatori; per i più “pigri” ci saranno momenti di orientamento per trovare un’attività sportiva che possa fare al caso loro, che possano divertirsi a praticare

-          assistenza sanitaria: premettendo che la giusta alimentazione e l’attività sportiva dovrebbero essere sufficienti a ridurre quasi a zero la maggior parte delle patologie, chiunque avesse bisogno di cure mediche o di medicinali sarà assistito al 100%

-          istruzione e formazione: le due cose sono collegate, ma non sono sinonimi, infatti l’istruzione è l’insieme di nozioni che vengono date agli studenti nell’attuale sistema scolastico e la formazione è un’azione pratica sul carattere delle persone in modo da spronarle a dare il meglio di sé in ogni situazione; dei due concetti, la formazione è quello più importante, anche se è quasi inesistente nella scuola di oggi; a tutti i bambini saranno garantite istruzione e formazione e, cosa fondamentale, potranno essere loro stessi e soprattutto i loro genitori a scegliere gli insegnanti e sarà garantito un dialogo continuo genitori-insegnanti per evitare il ripetersi di episodi di sconsiderati “esperimenti educativi” e di indottrinamento a ideologie che si sono verificati in questi ultimi anni in molte scuole; istruzione e formazione segnano anche un continuo arricchimento personale, ed è per questo che si terranno corsi per tutte le età e in tutte le materie possibili

-          svaghi: la totale dedizione al lavoro causa a lungo andare stress e frustrazione, così come anche la noia che potrebbe scaturire in un mondo in cui il lavoro occupa solo una piccola parte della nostra vita, è per questo che ad ogni lavoratore sarà consentito l’accesso pressoché illimitato ai luoghi dedicati a relax e divertimento o a siti culturali, come cinema, teatri, biblioteche, musei, parchi naturali, sale giochi, luna park o altri parchi divertimenti tematici o acquatici ecc.; le poche limitazioni saranno anche qui dettate dai motivi di sicurezza legati alla capienza dei luoghi

-          occasioni speciali: ci sono momenti in cui si sente la necessità di festeggiare insieme ad amici e parenti, ma a volte le ristrettezze economiche danno difficoltà anche per questo; una commissione valuterà volta per volta cosa assegnare in termini di spazi e risorse a chi ne farà richiesta; grande importanza sarà data alle feste di nozze, perché, sebbene il matrimonio sia un momento fondamentale nella vita di una famiglia e quindi della società, di cui la famiglia è la cellula fondamentale, spesso viene rimandato o addirittura non celebrato perché il “contorno” (location, abiti, accessori, servizi, ricevimento) è molto costoso; purtroppo capita anche quando si saluta un caro defunto che non ci siano abbastanza soldi per potergli concedere una sepoltura dignitosa, per cui anche tutti i servizi cimiteriali devono essere a carico della collettività

 

Potrebbe capitare che qualcuno non trovi lavoro, e quindi serve un sistema per garantire anche a queste persone di vivere. Logicamente si deve offrire anche a loro una possibilità e pretendere un impegno, ma non ci si può permettere di lasciare qualcuno affamato in mezzo alla strada. Prima di analizzare i numeri relativi alle attività occupazionali, vediamo cosa dei precedenti servizi sarà garantito a tutti, per il solo motivo di esistere:

-          la parte relativa al cibo è essenziale, e ove possibile resterà invariata anche per chi non lavora, soprattutto nella parte relativa alle calorie giornaliere assegnate a ognuno, tuttavia per la scelta tra la varietà di gusti disponibili, la priorità sarà assegnata a chi lavora

-          per quanto riguarda gli alloggi, un tetto non lo si nega a nessuno: per le persone singole che non lavorano ci saranno dormitori gestiti in stile ostello, idem per le famiglie con tutti i componenti “in età da lavoro” dove non lavora nessuno, mentre per le famiglie con figli minorenni, persone disabili o anziane sarà garantito un appartamento, le cui dimensioni dipenderanno da cosa rimane dalle precedenti assegnazioni; tra le utenze, saranno incluse acqua, elettricità e riscaldamento

-          abbigliamento di base come sopra

-          i trasporti pubblici saranno garantiti solo in particolari occasioni, mentre per le biciclette la precedenza va a chi lavora

-          “lo sport è di tutti”, diceva un noto slogan, e anche qui non ci saranno differenze di trattamento

-          l’assistenza sanitaria è fondamentale, per cui tutti saranno tutelati al 100%

-          anche l’istruzione e la formazione saranno garantite a tutti, adulti e bambini, con le stesse modalità previste per i lavoratori

-          gli svaghi saranno molto limitati, ma non interdetti: un po’ di svago è essenziale per non scivolare nella depressione, ma una loro concessione a manica larga farebbe scivolare nell’accidia, e la disoccupazione rischierebbe di cronicizzarsi

-          quando un’occasione è davvero speciale, non deve esserci differenza tra chi ha un lavoro e chi non ce l’ha, per cui vale quanto previsto per i lavoratori

 

Saranno comunque istituite liste d’attesa per assegnare ogni persona all’attività a lei più congeniale. Se il numero dei disoccupati non calerà, nelle professioni con maggiore richiesta si calerà il numero di ore pro capite.

 

Passo ora ad analizzare i numeri e a fare esempi pratici, in modo da comprendere meglio questa parte appena enunciata e da rendere più immediata la parte successiva, in cui si parlerà di come ottenere di più rispetto alle garanzie di base in questo mondo dove non si utilizzerà denaro e di come ottenere gli stessi servizi quando non si sarà più in grado di lavorare.

 

La vita lavorativa di una persona si aggira mediamente intorno ai 40 anni, moltiplicati per una media di 48 settimane all’anno (52 settimane a cui ne vanno tolte almeno 2 di festività “comandate” e 2 di ferie), moltiplicati ulteriormente per 40 ore settimanali. Il totale, in questo caso, è di 76.800 ore lavorate prima di andare in pensione. Qui si partirebbe andando a rapportare il numero di ore necessarie per ottenere il pensionamento considerando un massimo di 4 ore al giorno, quindi 28 alla settimana invece che 40. Il pensionamento, ovviamente, non consisterà in una rendita in denaro, ma nella fruizione di tutti i servizi destinati ai lavoratori senza più dover lavorare. Non dovrebbe essere un obiettivo tanto ambito, dal momento che, come vedremo meglio più avanti, il lavoro sarà una cosa apprezzata da chi lo svolge, tuttavia è giusto che dopo un tot di anni passati a servire la collettività sia la collettività stessa a servire noi.

Riprendendo a mano i numeri indicati in precedenza, si rapportano le ore di lavoro del vecchio sistema a quelle del nuovo, e si ottiene il primo dato, e cioè che dopo 53.760 ore equivalenti di lavoro chi vorrà potrà smettere di lavorare. Parlo di ore equivalenti perché ovviamente non tutti i lavori sono alla portata di chiunque ed è giusto dare di più a chi merita di più.

Come già accennato, ogni attività che porti beneficio alla collettività è considerata lavoro, quindi anche le ore passate a studiare, a fare sport o a praticare le arti, che saranno valutate a “fini pensionistici” a seconda dei risultati ottenuti. Per essere considerati lavoratori a tutti gli effetti, la media dell’ultimo mese deve essere di 4 ore equivalenti al giorno, almeno in un primo momento. Questo minimo potrà calare qualora il numero di ore di lavoro totali necessarie al sostentamento della comunità dovesse calare.

Le ore equivalenti possono essere identificate in un punteggio, in una scala dove un punto è assegnato alle ore svolte come manovale in una fabbrica o in un campo o come impiegato dietro una scrivania, sempre che ci sia ancora bisogno di lavori di scrivania in un mondo altamente sburocratizzato come quello ideale. Il numero di ore lavorate sarà invece moltiplicato per un coefficiente superiore a 1 per le attività che comportino maggiori rischi o responsabilità o che richiedano più formazione per essere svolti.

Faccio qualche altro esempio, partendo dall’inizio delle proprie attività, quindi dalla scuola, per poi arrivare a stilare una tabella che illustri meglio la panoramica di questo sistema basato sulle ore equivalenti.

Ogni tot. ore di scuola viene fatta una prova per verificare quanto gli studenti hanno appreso. Magari non si tratterà di un compito in classe o di un interrogazione come quelle a cui siamo abituati, ma piuttosto di un quiz più dinamico, che stimoli negli studenti competitività e adrenalina, elementi questi ultimi che aiutano un apprendimento più rapido e duraturo e che alimentano anche la voglia di conoscenza. I voti saranno dati nella maniera tradizionale e il numero di ore passate in aula dagli studenti per prepararsi a quel momento di verifica sarà moltiplicato per un coefficiente corrispondente al voto: 0,1 in caso di insufficienza; 0,3 per i voti compresi tra 6 e 7; 0,4 per quelli compresi tra 7 e 8; 0,5 per quelli compresi tra 8 e 8½; 0,6 per quelli compresi tra 8½ e 9; 0,7 per quelli compresi tra 9 e 9½; 0,8 per quelli compresi tra 9½ e 10; 1 per il voto 10.

Una gara sportiva ufficiale assegnerà un’ora equivalente ogni ora giocata, arrotondata per eccesso, al vincitore o a ogni componente della squadra vincitrice e ai rispettivi allenatori, più altre ore equivalenti in premio offerte a seconda dell’importanza della manifestazione. Ad esempio, una gara sui 100 metri dura pochi secondi, quindi di base si assegna al vincitore e al suo allenatore un’ora equivalente, mentre una partita di calcio dura quasi 2 ore, quindi si assegnano ai componenti della squadra vincitrice e al loro allenatore 2 ore equivalenti. In un decathlon le ore si calcoleranno contando una o più ore per ogni disciplina, ma non la durata dell’intera manifestazione, che di solito è di 2 giorni. Ad esempio potrebbero durare quasi 2 ore il salto in alto e il salto con l’asta e meno di un’ora le altre discipline, quindi il vincitore e i suoi allenatori, che spesso sono più di uno, otterrebbero 12 ore equivalenti. In tutti questi casi non vengono attribuite agli atleti ore equivalenti per l’allenamento svolto, mentre vengono attribuite ai loro allenatori.

Anche le arti saranno incentivate e a tutti sarà dato diritto di esibire la propria vena artistica e di vivere di quello. Agli artisti saranno attribuite ore equivalenti in proporzione al loro gradimento nel pubblico. Qui non sarà facile attribuirle, ma in generale varrà il discorso della legge della domanda e dell’offerta, ovvero l’opera di un pittore o di uno scultore assegnerà tante più ore quanto più sarà richiesta, così come lo spettacolo di un attore o di un musicista. Un esempio potrebbe essere un concerto, che assegnerà all’artista, per ogni ora della sua durata, un’ora equivalente ogni 1000 persone presenti, arrotondate per eccesso all’unità (1000 sembrano tante, ma ricordiamo che in questa nuova società i concerti saranno tendenzialmente sempre gratuiti).

Per favorire la libertà religiosa, anche i ministri di culto e le persone consacrate saranno considerati lavoratori a tutti gli effetti. Per rispetto verso il sentimento religioso delle persone, saranno effettuate verifiche affinché non ci sia chi si inventi una propria religione personale solo per poter dire di essere un lavoratore e goderne i benefici. Trattandosi di un “lavoro” che necessita di una vera vocazione, quindi di quelle attività che normalmente uno farebbe anche gratis, il punteggio attribuito per il calcolo delle ore equivalenti rimane quello base per tutti, sia per i ministri che per i loro formatori, che dovrebbero essere ministri di culto a loro volta. La loro mansione non consiste soltanto nell’officiare rituali sacri, ma anche nel trasmettere i valori della propria religione parlando con le persone per strada, nelle case o in assemblee pubbliche e visitando i malati e ogni altra persona che abbia bisogno di conforto.

Come per il discorso degli artisti, qualunque lavoratore, in particolare artigiano, potrà avere ore equivalenti extra se il suo operato è particolarmente apprezzato. Analogamente anche i giornalisti avranno una quotazione del loro lavoro in base alla loro capacità di comunicazione e alla veridicità e affidabilità delle loro fonti e del loro operato, sia scritto che orale. Volta per volta si valuterà di quanto aumentare il valore delle ore di lavoro anche di queste ultime professioni.

 

Nella tabella sottostante, sono indicate le tipologie di lavoro che saranno svolte e le ore equivalenti che verranno attribuite a chi pratica questo lavoro e a chi lo insegna, ovvero coloro che formano il personale e/o che controllano il suo operato. Nell’ultima colonna è indicato con un segno matematico (> maggiore; < minore; = uguale) il cambiamento che ci sarà rispetto alla società attuale della richiesta di quella tipologia di lavoro. Il segno di maggiore sarà preponderante perché l’obiettivo sarà far lavorare tutti e meglio, quindi le ore a persona saranno meno di quello a cui siamo abituati e il numero totale dei lavoratori sarà maggiore, anche perché presumibilmente sarà anche maggiore la densità di popolazione.

Le ore equivalenti indicate sono ovviamente esemplificative. Secondo l’idea di società che sto trasmettendo, alcuni lavori saranno più richiesti rispetto ad altri, ma è anche vero che non a tutti piace fare lo stesso lavoro e che non è detto che l’offerta di forza lavoro si mantenga inalterata negli anni. Ci sarà un’apposita commissione che valuterà periodicamente se e come modificare i dati riportati nella tabella.

 

Tipologia di lavoro

Ore equivalenti

per chi lo pratica

Ore equivalenti

per chi lo insegna

Rich.

Addestratore di animali

1,3

1,6

=

Addetto alle pulizie

1

1,2

>

Agricoltore, allevatore o manovale in serra

1

1,3

>

Allenatore o maestro di sport

1

1,3

>

Amministratore pubblico

2

Non quantificabile

=

Animatore per feste, ludoteche o campi estivi/invernali

1

1,3

>

Architetto

1,7

2,7

>

Artista

Variabile

Variabile

>

Astronauta

2

2

>

Astronomo/astrofisico

1,5

2

>

Attore

Variabile

Variabile

>

Autista di taxi o mezzi pubblici

1

1,2

>

Avvocato

1,5

2,5

<

Baby sitter

1,5

1,5

=

Ballerino

Variabile

Variabile

>

Cacciatore

1

1,3

=

Cameriere o gestore di locali

1

1,2

>

Cantante

Variabile

Variabile

>

Chimico

1,5

2

>

Cuoco

1

1,3

>

Dog/pet sitter

1

1,2

=

Elettricista

1,2

1,6

>

Falegname

1,2

1,6

>

Filosofo

Variabile

Variabile

=

Fisico

1,5

2

>

Forze dell’ordine

1,5

2

<

Geologo

1,7

2,7

>

Geometra

1,7

2,7

>

Giornalista

Variabile

Variabile

>

Idraulico

1,2

1,6

>

Impiegato

1

1,2

<

Infermiere

1,5

2,5

=

Ingegnere

1,7

2,7

>

Insegnante

1,5

2

>

Macchinista per edilizia

1,2

1,6

>

Maitre o sommelier

1,5

2,5

>

Manovale in catena di montaggio

1

1,2

>

Meccanico

1,2

1,6

>

Medico

2

3

=

Ministro di culto o consacrato

1

1

>

Motivatore/life coach

1,5

2

>

Muratore

1

1,3

>

Musicista

Variabile

Variabile

>

Notaio

1,5

2,5

<

Nutrizionista

1,5

2,5

>

Persona di spettacolo

Variabile

Variabile

>

Pescatore

1

1,3

=

Pittore

Variabile

Variabile

>

Progettatore di robot e macchine per la produzione

1,5

2

>

Psicologo/psichiatra/psicoterapeuta

1,5

2,5

>

Ricercatore (in medicina o tecnologia)

1,5

2

>

Scienziato

1,5

2

>

Scrittore

Variabile

Variabile

>

Scultore

Variabile

Variabile

>

Sportivo

Variabile

Variabile

>

Stilista/designer (per persone o ambienti)

Variabile

Variabile

>

Studente

Variabile

Variabile

>

Veterinario

1,7

2,7

>

Volontariato sociale

1

1

>

 

Una volta raggiunto il punteggio di 53.760 ore equivalenti il lavoratore avrà diritto ad avere per sé e per eventuali figli minorenni a carico gli stessi servizi base che spettano a ogni lavoratore, senza più lavorare. Alcuni premi di particolare importanza che si ricevono (come esempi di immediata comprensione potrei citare un Oscar, un Nobel, un Pulitzer, un’Olimpiade, un brevetto importante ecc.) o azioni di particolare valore civile o militare daranno immediato diritto ad avere i servizi base senza lavorare, qualora non ancora raggiunti.

Continuando a svolgere attività socialmente utili, anche diverse dalla professione praticata in precedenza, se non più sostenibile per motivi di età, si potranno accumulare altre ore equivalenti, che comporranno un punteggio extra. Esso potrà essere raggiunto in qualsiasi momento della propria vita lavorativa: prima del “pensionamento” sarà calcolato accumulando ogni mese le ore equivalenti riferite al mese precedente che eccedono la media di 4 al giorno (ad esempio in un mese di 30 giorni tutte le ore equivalenti dalla 121a in poi comporranno questo punteggio extra). I punti extra potranno essere “spesi” per avere dei servizi aggiuntivi elencati in seguito, accumulati per anticipare il “pensionamento”, oppure regalati ad amici e parenti in età da lavoro che non raggiungono il minimo per i servizi base. La solidarietà è sempre ben accetta.

 

Tutto ciò che non è espressamente previsto nei servizi base per i lavoratori sarà in un certo senso “acquistabile” utilizzando i punti extra accumulati.

Per fare alcuni esempi, si potranno spendere per questi servizi:

-          cene “gourmet”, cucinate da chef stellati, preparate con ingredienti ricercati o servite in location uniche

-          particolari eventi di sport e spettacolo, soprattutto in luoghi o settori dove i posti sono limitati

-          pratica di sport estremi, guide su pista o altri svaghi di norma più costosi

-          abbigliamento ed accessori di alta moda, gioielli, personalizzazione dell’abbigliamento di base

-          trasporti privati, più rapidi, di prima classe o con supercar (rigorosamente elettriche), vettura di proprietà al posto del car sharing

-          alloggi più grandi e meglio arredati, mobili d’epoca o di design

 

ISTRUZIONE E FORMAZIONE

Riassumendo concetti già espressi in precedenza[13], istruzione e formazione non sono la stessa cosa. Sono entrambe importanti, anche se la formazione è quella più difficile da trasmettere, quindi più ignorata dall’attuale sistema scolastico, ma allo stesso tempo più utile nella vita quotidiana.

Quello che dovrebbe fare la scuola è formare i giovani e anche i meno giovani ad essere più determinati nel raggiungimento dei propri obiettivi, più collaborativi con il prossimo e capaci di motivare gli altri e di automotivarsi. Indipendentemente dalle nozioni imparate, saranno in grado di vivere autonomamente e di realizzarsi. Oggi, invece, la scuola sembra semplicemente più intenzionata a riempire gli studenti di nozioni, senza pretendere nulla di più che un apprendimento mnemonico.

 

Come già analizzato[16], le ore che gli studenti passano a scuola sono considerate ore di lavoro e conteggiate a fini “pensionistici” secondo un coefficiente direttamente proporzionale al rendimento. Le lezioni saranno molto pratiche e dinamiche. Gli esami per verificare l’apprendimento delle nozioni saranno svolti in forma di sfida, più come un quiz che come un’interrogazione, per sfruttare appieno l’effetto dell’adrenalina nel fissaggio dei ricordi. Saranno previste molte uscite e gite, per aiutare i ragazzi a socializzare, a conoscere il mondo e a rendersi autonomi. Grande importanza sarà data alle attività sportive, utili per formare il fisico e il carattere. Ad ogni età saranno affiancati psicologi e motivatori, con competenze specifiche per l’età degli studenti. Per i compiti a casa sarà data massima autonomia agli studenti stessi.

 

Per gli studi dei minorenni, il ruolo dei genitori sarà fondamentale: ognuno di loro sarà chiamato a valutare insieme agli altri a quali insegnanti affidare i propri figli.

Per una buona riuscita degli intenti della scuola, anche i genitori devono essere responsabilizzati, quindi ogni insegnante dovrà avere l’approvazione sia del padre che della madre dell’alunno, che ne valuteranno l’esperienza, le capacità di comunicazione e coinvolgimento e anche l’etica personale e professionale. Le classi non saranno molto numerose, perché in piccoli gruppi si ottengono risultati più velocemente, la soglia di attenzione rimane più alta e il lavoro è meno dispersivo. Saranno invece molto accentrati gli istituti scolastici, non solo per motivi di carattere ambientale legati ai trasporti, ma anche perché in luoghi molto frequentati è più facile trovare occasioni per allacciare rapporti sociali.

Gli insegnanti, a loro volta, avranno dei turni leggeri. Le loro lezioni non dovranno superare le due ore e tra una lezione e l’altra faranno una pausa indicativamente di un’ora per non sovraccaricare la loro pazienza, provocando così un calo di rendimento che si ripercuote sugli alunni. Saranno inoltre soggetti a continua valutazione da parte dei genitori e occasionali test di gradimento da parte degli studenti, avranno il diritto di suggerire spostamenti di alunni in altre classi o altri indirizzi qualora la loro presenza fosse motivo di continua distrazione o si verificassero episodi di bullismo o grave insubordinazione.

Avranno il diritto/dovere di tenersi costantemente aggiornati e commissioni di esperti terranno monitorato il loro operato, intervenendo in loro aiuto qualora emergesse che stanno facendo errori in qualche metodica o in qualche argomento, in particolare se il rendimento dei loro alunni è sotto la media. Una buona istruzione e una buona formazione sono fondamentali, quindi non vanno lasciate al caso.

Quasi sottinteso in questa società ideale (ma non in quella attuale, purtroppo) che gli insegnanti non avranno solo una buona preparazione, ma anche la passione per l’insegnamento e per la materia che andranno a insegnare.

 

CITTÀ SEMPRE PIÙ SMART

Il concetto di città cambierà: saranno mantenuti gli aspetti positivi, in particolare la comodità di avere tanti servizi a portata di mano, mentre inquinamento, caos e ogni altro aspetto negativo della vita di città saranno solo un lontano ricordo.

Il filo conduttore della rivoluzione green nella creazione dei nuovi agglomerati urbani sarà il massimo rendimento nel minimo spazio.

Lo sviluppo sarà principalmente verticale. Ogni struttura di dimensioni rilevanti sarà polifunzionale e anche le piccole abitazioni isolate avranno modo di rendersi completamente autonome mediante sistemi di autoproduzione e immagazzinamento di acqua ed energia elettrica e piccole serre o biosfere in grado di fornire adeguato nutrimento agli abitanti.

Il palazzo tipo sarà non il classico grattacielo in stile skyline nordamericana a cui siamo abituati, ma un edificio ancora più grande ma molto meno visibile perché meglio integrato nell’ambiente naturale circostante, sarà completamente immerso nel verde, potrà ospitare un numero di abitanti degno di una città e tutti i servizi e i mezzi di produzione di cui essi hanno bisogno. Col tempo si arriverà a progettare palazzi talmente efficienti che paradossalmente sarebbero in grado di ospitare tutti gli abitanti di una nazione nel solo spazio occupato dalla sua capitale senza farli sentire stretti.

Un concetto del genere è difficile da immaginare in un mondo come quello di oggi, dove ovunque sentiamo dire che la città è una gabbia, che c’è sovrappopolazione, che si sgomita per un po’ di spazio vitale, eppure lo spazio ci sarebbe per tutti.

Due esempi semplicissimi che tutti possono verificare ma che nel frattempo lasciano a bocca aperta per lo stupore quando li si sente per la prima volta.

Quante volte abbiamo sentito dire che sulla Terra siamo in troppi? Bene, provate ad immaginare di avere 100 metri quadri in cui fare tutto ciò che volete. L’idea che ognuno degli attuali abitanti della Terra abbia a disposizione 100 metri quadri tutti per sé esce un po’ dai luoghi comuni, perché si pensa che non ci sia abbastanza spazio da concedere ad ogni singolo abitante della terra il suolo sufficiente per la costruzione di una villetta (gli appartamenti mediamente sono più piccoli). Viene da pensare che il totale delle terre emerse (deserti compresi) sia a malapena sufficiente, o forse nemmeno. Invece, calcolatrice alla mano, si scopre che con questa distribuzione del suolo basterebbe il solo stato americano del Texas per dare ad ognuno 100 metri quadri.

Allora a questo punto è naturale chiedersi quanto spetterebbe ad ognuno se effettivamente tutte le terre emerse venissero divise in parti uguali (almeno in metratura) tra tutti gli abitanti della Terra. Anche qui il risultato lascia allibiti, perché si parla di circa 2 ettari e mezzo, ovvero circa 5 campi da calcio… certo che la famiglia tipo, composta da padre, madre e 2 figli, ne potrebbe fare di cose con 20 campi da calcio a disposizione…

Questi due esempi sono, ovviamente, semplici calcoli matematici che non tengono conto di tutti gli altri fattori, tuttavia rendono bene l’idea di quale sia l’enorme potenziale inespresso che il nostro pianeta ci mette a disposizione in termini di spazio, e stiamo parlando solo di un “piano terra”. Se poi il consumo di suolo non fosse sconsiderato come avviene oggi in molte aree del mondo ma seguisse determinati criteri, non avremmo bisogno di cercare altri pianeti da colonizzare perché il nostro sarebbe più che sufficiente.

Quest’ultima affermazione non vuole dire che non si svilupperà in futuro la ricerca spaziale, ma che i suoi scopi saranno altri, come vedremo più avanti[56].

 

Schema di un palazzo-tipo

La forma non sarà necessariamente quella di un parallelepipedo, potrebbe anche essere quella di una montagna o di una collina.

Si comincerà scavando le fondamenta e si andrà molto più in profondità. Il massimo a cui finora si sono spinte le competenze umane sono stati circa 11/12 km nel sottosuolo, ma a quel livello le temperature sarebbero talmente ostili che non avrebbe senso arrivare tanto in là. In ogni caso, scendere di qualche centinaio di metri nel sottosuolo e creare una riserva di acqua sul fondo porterebbe diversi vantaggi. Intanto tutta l’acqua piovuta sulla superficie del palazzo sarebbe convogliata nel suo serbatoio per semplice effetto della gravità, senza bisogno di pompe. Poi laggiù rimarrebbe stabilmente a una temperatura tale per cui basterebbe pomparla nelle tubature per garantire alle abitazioni riscaldamento e acqua calda sanitaria. L’unico accorgimento sarebbe quello di creare un comodo sistema di deflusso in caso di riempimento eccessivo del serbatoio, perché a quella profondità non sarebbe possibile far defluire l’acqua in un canale. Si può ovviare costruendo a fianco del serbatoio principale un punto di raccolta secondario munito di un automatismo che si accenda tramite un apposito galleggiante e che utilizzi tutta l’acqua presente per produrre fonti di energia (idrogeno se nel complesso abitativo c’è abbondanza di elettricità oppure vapore se c’è abbondanza di biomassa).

L’idea di accumulare l’acqua sul fondo della costruzione è anche la più logica in funzione della stabilità dell’edificio, perché di tutte le cose che si possono stivare l’acqua è di solito quella che riesce a concentrare il maggior peso a parità di spazio, quindi è quella da lasciare più in basso.

Infine, l’energia cinetica che si accumula facendo scorrere l’acqua verso il punto più basso dell’edificio si può sfruttare per produrre energia elettrica, anche se in quantità non rilevanti nell’economia dell’intero complesso.

Salendo verso l’alto, gli strati immediatamente superiori dovranno essere occupati da qualcosa che sia congeniale a temperature intorno ai 50°. Potendo umidificare bene i piani dell’edificio posti a quelle profondità, essi potranno essere adibiti alla coltivazione di batteri, alghe o piante idonee. Non sono molte le specie che sopravvivono a quel calore, tuttavia quelle poche hanno una vegetazione talmente veloce che si rendono un’ottima fonte di biomassa e di ossigeno.

Il difetto di questi piani più bassi è che vanno illuminati costantemente: a meno che non si scoprano nel frattempo metodi per indirizzare la luce solare a centinaia di metri nel sottosuolo, si renderà necessario un impianto di illuminazione che, sebbene costituito da led o tecnologie superiori, consumerà comunque più energia di quella potenzialmente prodotta.

Salendo verso l’alto, le temperature scendono gradualmente. Ad ogni piano, però, si mantengono stabili per tutto l’anno. Andando, quindi, in questa direzione, si possono costruire serre dell’altezza variabile dai 2 ai 4 metri a seconda delle piante che si vogliono coltivare. Per avere un’idea di quanto ciò incida nell’eliminazione del consumo di suolo, basta fare semplici calcoli e scoprire che, se questo spazio occupasse appena 100 metri di profondità, si risparmierebbero almeno 30 ettari di terreno coltivabile ogni ettaro di superficie occupata dall’edificio. Alla faccia dell’urbanizzazione selvaggia!

Tornando alle colture, nei piani più bassi si parlerebbe di frutti tropicali, poi man mano altri tipi di frutti, legumi e cereali. I piani dedicati alle piante rampicanti, come fagioli, piselli, capperi, alkekengi ecc., saranno di altezza limitata, intorno ai 2 metri o poco più, e costituiti da spalliere che permettano di coltivarli in verticale, a filari. Sempre secondo lo stesso principio, anche le piante che normalmente danno il loro frutto a terra, come le fragole o i crochi da zafferano, saranno disposte in appositi supporti posizionati a strati su pareti verticali. Un sistema simile sarà attuato anche per la coltivazione di orticole o di tuberi, con alloggiamenti specifici per ogni tipo di pianta. Tutto ciò rappresenterà una rivoluzione anche nel metodo di lavoro umano, perché la stessa persona sarebbe in grado di svolgere la stessa quantità di raccolta in meno tempo e con meno fatica, soprattutto sforzando meno la schiena; inoltre vedremo tra poco che si risparmiano anche gran parte delle attività precedenti la raccolta stessa, a motivo dell’elevata automazione dei sistemi.

I cereali saranno principalmente coltivati in piani scarsamente o per niente frequentati dall’uomo, poiché sarà possibile sfruttare bracci meccanici o robot semoventi sia per la loro semina che per la loro mietitura.

Con questo metodo possono essere coltivate in grande quantità e con pochissimo dispendio di energie piante per biomassa, da utilizzare per riscaldamento o produzione di energia, per materiale da coibentazione, per la produzione di biocarburanti (sempre che ce ne sia bisogno) oppure per produrre carta. Si dice che la carta sia destinata a scomparire, sostituita dalla dilagante digitalizzazione. Tuttavia sarebbe bello riuscire a mantenere qualcosa di tangibile, e una carta totalmente sostenibile sarebbe un buon viatico per poter mantenere il contatto fisico con la letteratura e con la scrittura. In un mondo dove, come stiamo vedendo, ci sarà molto più tempo libero rispetto ad oggi, mantenere la capacità di scrivere a mano e leggere libri cartacei saranno attività fortemente consigliate: l’essere social non deve in nessun modo sostituire la socialità e la socievolezza, ed estraniarsi dalla scrittura su carta per far posto solo ad uno schermo potrebbe portare questo rischio.

Tornando alla conformazione dell’edificio, nei piani più vicini a terra ci saranno ambienti per la produzione di articoli che non necessitino di aerazione massiccia, ancora un po’ più in alto i parcheggi per i mezzi pubblici e privati e finalmente si arriva al livello del suolo. Tutto ciò che viene costruito, sotto e sopra il livello del suolo, sarà realizzato con materiali di origine più vicina possibile, in particolare cemento, sabbia e inerti saranno ricavati, ove possibile, dalle rocce del sottosuolo dove è appena stato scavato.

I palazzi potranno essere di più tipi, da quelli esclusivamente residenziali a quelli principalmente adibiti ad attività varie.

Un piano ad uso residenziale avrà gli appartamenti sull’esterno, con finestre e terrazze, e nella parte più interna piani cottura, lavelli e frigoriferi comuni oppure ristoranti, a seconda della tipologia. Molta diffusione avranno anche i distributori automatici di alimenti.

Sul funzionamento della distribuzione degli alimenti ci sarà una sezione a parte più avanti[38], per ora mi limito a dire che buona parte degli appartamenti non sarà dotato di cucina, ma si utilizzeranno le attrezzature in comune.

Gli appartamenti saranno dunque molto compatti, con una sala, una o più camere e uno o più bagni. La metratura media sarà di circa 50 mq e lo spazio interno sarà sfruttato in maniera intelligente. Ad esempio, salvo casi di difficoltà motorie o altre esigenze particolari, i letti saranno sopraelevati, alcune pareti avranno diversi piani di scaffalature, alcuni elettrodomestici, come ad esempio lavasciuga, saranno accorpati in spazi comuni, mentre altri, come tv e computer, avranno concezioni diverse, e, mediante proiettori e casse da soffitto/parete, consentiranno l’utilizzo di “monitor” di maggiori dimensioni ma di minore ingombro.

Anche i bagni saranno intelligenti, infatti i sistemi di filtraggio e ripompaggio che hanno alcune docce già esistenti al giorno d’oggi saranno diffusi ovunque, consentendo a tutti di fare una doccia consumando appena 5 litri di acqua calda, mentre gli scarichi dei wc saranno tutti convogliati verso appositi impianti posizionati nei primi piani sotterranei che trasformeranno la materia organica in concime, eliminando eventuali sostanze nocive. Tutto il concime prodotto sarà utilizzato nelle serre ipogee di cui sopra.

Tutte le tubature nasceranno e moriranno nell’edificio stesso, non ci sarà bisogno di reti fognarie o di approvvigionamenti esterni. Per la parte coltivata, acqua e sostanze nutritive saranno fornite alle piante da sistemi automatici che, tramite appositi software collegati agli irrigatori, riconosceranno quelle che sono le loro esigenze e le soddisferanno senza rischiare di nutrirle troppo o troppo poco.

Tornando ai piani fuori terra, in alcuni di essi la parte esterna sarà dedicata ad aule scolastiche, e quella interna ai locali accessori, come bagni, mensa, laboratori, depositi di materiali ecc. Le palestre saranno diffuse non solo nei pressi delle aree scolastiche, ma un po’ ovunque, per garantire a tutti la possibilità di fare attività fisica. A questo proposito, nella maggior parte dei piani saranno posizionate alcune attrezzature come step, cyclette, tapis roulant o altre che si prestino ad essere collegate a dinamo e a produrre elettricità dall’attività delle persone. Lo stesso principio di produzione di elettricità sarà applicato a dondoli, altalene e giostre nei parchi giochi e ai pavimenti di discoteche o altri locali molto frequentati, mediante le piastrelle che producono elettricità dall’energia cinetica che già oggi si possono trovare in qualche locale smart.

I pacchi di bottiglie di acqua minerale a cui siamo abituati saranno solo un ricordo: ci saranno erogatori di acqua potabile, liscia o gassata, in ogni piano, disposti in modo che ogni famiglia sia comoda a riempire i propri contenitori. Anche l’acqua potabile sarà autoprodotta, con i sistemi già largamente diffusi oggi ma rapportati alle dimensioni delle comunità che abiteranno quei palazzi.

Tutte le finestre saranno in vetro fotovoltaico. Le pareti, invece, si adatteranno al tipo di palazzo. Ad esempio, un palazzo potrebbe essere progettato in stile ziggurat o collina artificiale, nel qual caso non esisteranno pareti vere e proprie ma scarpate di terra inerbite o addirittura coltivate al posto dei muri, alternate a grandi vetrate nelle parti abitate. Oppure il palazzo potrebbe essere progettato con criteri più simili a quelli odierni, e allora i muri saranno coperti di pannelli fotovoltaici mono e policristallini nelle pareti rivolte verso sud e pannelli fotovoltaici amorfi o termodinamici nelle altre direzioni, o ancora alcune pareti potrebbero essere ricoperte di orti verticali. Un ulteriore tipo di progettazione del palazzo prevedrebbe l’intera copertura esterna in vetro fotovoltaico, apribile e richiudibile a piacere, e all’interno appartamenti con giardino privato: il vetro fungerebbe da serra, proteggerebbe dagli agenti atmosferici e il giardino resisterebbe bene anche in inverno.

Queste sono piccole idee per grandi progetti, ma ovviamente esisteranno miriadi di possibilità da utilizzare nella progettazione di questi edifici.

  

ENERGIA E ACQUA: PRODUZIONE, ACCUMULO E FRUIZIONE

 

Acqua

Ogni singola unità, sia essa una casetta, un palazzone o qualunque altro tipo di costruzione, avrà un proprio sistema di accumulo e riciclo dell’acqua piovana. Le tecniche sono molteplici già al giorno d’oggi, ma ancora risultano costose per i più, e spesso conviene spendere qualcosa per farsi raggiungere da una conduttura e poi pagare la bolletta dell’acqua piuttosto che rendersi indipendenti. Il sistema delle condutture, però, presenta molte falle… e non solo in senso figurato! Riuscendo a concentrare l’acqua e tutto il suo ciclo in poco spazio, si evitano inconvenienti come rotture difficili da scovare e riparare. Alla fine è solo questione di cambiare la propria concezione della fruizione dell’acqua. Si parla tanto di acqua pubblica, ma l’acqua non potrà mai essere fruita come bene comune finché non sarà dato ad ogni singolo cittadino il diritto (leggasi: la possibilità) di poter attingere da una fonte facilmente raggiungibile e praticamente illimitata.

Facendo l’esempio di un palazzo di grandi dimensioni strutturato come descritto nel capitolo precesente, la richiesta di acqua potrebbe sembrare insostenibile, perché migliaia (se non addirittura milioni) di persone necessitano di acqua per bere e lavarsi, e migliaia di ettari coltivati nelle serre ipogee necessitano di irrigazione. Il problema si risolve in una maniera molto semplice: rimettendo in circolo le acque già utilizzate mediante filtri, depuratori e potabilizzatori. Nel ciclo di riutilizzo dell’acqua, solo una piccolissima percentuale di essa viene dispersa (vapore che esce da finestre o altri varchi o risciacquatura dei filtri, per fare due esempi), mentre la quasi totalità ritorna nell’enorme serbatoio costruito nel punto più basso dell’edificio. Ovviamente questo serbatoio dovrà essere costruito con criterio, e nelle dimensioni sarà sempre opportuno essere abbondanti. Sta di fatto che, captando le precipitazioni che cadono sull’edificio stesso, una volta che il serbatoio sarà pieno, il meccanismo sarà avviato e non ci saranno più rischi di mancanza d’acqua (salvo rotture, che devono essere prevenute con una buona costruzione e una buona manutenzione). Il suo riempimento non sarà uguale ovunque. La media italiana delle precipitazioni è di 600 mm all’anno ogni metro quadro: sarebbe a dire che un edificio di questo genere costruito in Italia può accumulare in media 600 litri d’acqua all’anno ogni metro quadro che occupa (considerando l’esempio classico dell’ettaro di suolo utilizzato, capterebbe mediamente 6 milioni di litri all’anno, e questa sarebbe la quantità d’acqua che potrebbe permettersi di “sprecare”, cosa che difficilmente potrebbe avvenire, con un buon sistema di ricircolo).

 

Elettricità

Decisamente più complessa, invece, la questione energetica.

Al giorno d’oggi il consumo medio di elettricità per il solo uso domestico si aggira intorno ai 1000 kwh annui pro capite. L’avvento di nuove tecnologie che permettano di fare le stesse cose consumando meno è sempre dietro l’angolo, infatti nel giro di pochi decenni si è passati dalle lampadine a incandescenza a quelle led, dai frigoriferi di classi energetiche infime alle classi A con una bella sfilza di +, e lo stesso si può dire di tanti altri elettrodomestici. Tutto ciò, però, non è sufficiente, almeno se si vuole riconvertire ad energie rinnovabili l’intera esistenza umana. La trazione dei mezzi di trasporto, ad esempio, inciderà tantissimo nei consumi di elettricità quando tutte le vetture viaggeranno in elettrico invece che a petrolio, stesso discorso per il riscaldamento quando sarà eliminato il gas. C’è da dire che sia la trazione dei veicoli che il riscaldamento potrebbero fare a meno di un utilizzo diretto dell’elettricità, se i mezzi di locomozione venissero alimentati ad alcol e il riscaldamento a biomasse, tuttavia anche in questi casi non si potrebbe prescindere da una fonte di energia, ovviamente pulita, per la coltivazione delle piante da cui ricavare alcol, legname o oli combustibili.

Un piccolo inciso prima di proseguire il discorso relativo all’elettricità: oggi purtroppo viviamo in un’epoca in cui non sarebbe eticamente ammissibile l’utilizzo di biocarburanti, dal momento che per la loro produzione si toglierebbero materie prime e spazi coltivabili utili per l’alimentazione umana. Lo sforzo che si richiede ai lettori in questo momento è immaginare un mondo in cui l’agricoltura sia totalmente diversa da come la conosciamo oggi. Più avanti ritorneremo sull’argomento e scopriremo insieme come sarà possibile conciliare la produzione di biocarburanti con l’eliminazione della fame nel mondo.

Tornando all’elettricità, si può riassumere quanto detto in precedenza constatando che il fabbisogno energetico del futuro che stiamo immaginando sarà più facilmente in aumento che in diminuzione.

Allora, che si può fare? Pur non avendo la sfera di cristallo, alcune soluzioni a questo problema si potrebbero già trovare con le attuali tecnologie.

Prendiamo in esame due diversi tipi di palazzo che si potrebbero costruire.

Nella loro descrizione utilizzerò molti numeri e cercherò di essere più preciso possibile, per dimostrarne la realizzabilità già ai giorni nostri. Per coloro che non fossero interessati a conoscere tutti i dettagli, farò un breve riassunto con un linguaggio molto terra terra subito dopo la loro presentazione[31/32].

 

Ipotesi numero 1: palazzo stile collina artificiale

Questo tipo di costruzione, sebbene molto meno impattante dal punto di vista ambientale, è anche meno versatile dal punto di vista energetico, perché andrebbe costruito in aree soggette a ventilazione abbondante e regolare, dovendo dipendere principalmente da fonte eolica per il vasto inerbimento che toglie spazio ai collettori fotovoltaici.

La forma di questo palazzo dovrebbe assecondare le geometrie della natura, ma per semplicità di calcolo figuriamocelo nella mente come una “piramide a gradoni” a base quadrata, con 1 km di lato. Ogni piano sarebbe quindi un quadrato concentrico al piano inferiore ma con il lato più corto: ciò permetterebbe di costruire su ogni piano appartamenti a schiera, ognuno con una propria porzione privata di giardino. I giardini delle attuali villette a schiera non sono mai di grandi dimensioni. Considerando una profondità dei nostri giardini futuri di circa 10 metri (quindi maggiori rispetto alla media attuale) è plausibile arrivare a pensare a una media di circa 50 mq di giardino per ogni unità abitativa. La facciata tipo del palazzo sarà costituita da una scarpata inerbita (la parete esterna degli appartamenti) e da alcune rientranze (le porte e le finestre). Ogni 5 metri circa ci sarà un appartamento, il cui tetto coinciderà con il giardino del piano di sopra. Questa è una geometria replicabile e anche molto stabile, che può consentire altezze notevoli ai palazzi senza i rischi indotti da possibili oscillazioni.

Sempre per semplificarci i calcoli, immaginiamo i piani strutturati tutti alla stessa maniera, ovvero con 4 appartamenti di misura 10 m x 10 m agli angoli e tutto il resto dei lati costituito da appartamenti dalla facciata di 5 m.

Partiamo col calcolare il numero di appartamenti, secondo i dati sopra riportati.

Piano terra: 4 grandi (100 mq + 300 mq di giardino) e 784 piccoli (50 mq + 50 mq di giardino). Per i prossimi piani indicherò solo il numero totale.


1)      772

2)      756

3)      740

4)      724

5)      708

6)      692

7)      676

8)      660

9)      644

10)   628

11)   612

12)   596

13)   580

14)   564

15)   548

16)   532

17)   516

18)   500

19)   484

20)   468

21)   452

22)   436

23)   420

24)   404

25)   388

26)   372

27)   356

28)   340

29)   324

30)   308

31)   292

32)   276

33)   260

34)   244

35)   228

36)   212

37)   196

38)   180

39)   164

40)   148

41)   132

42)   116

43)   100

44)   84

45)   68

46)   52

47)   36

48)   20

49)   4


 

Totale famiglie residenti: 19.012. Considerando l’attuale media di circa 3.000 kwh l’anno per famiglia, il consumo totale delle famiglie, compresi i servizi comuni come cucine e lavasciuga e le pompe per far girare l’acqua calda nei sanitari e nell’impianto di riscaldamento, sarà di circa 57.036 Mwh l’anno.

Considerando che un mini eolico da 1 kwp, installabile tranquillamente in un giardino, produce circa 2 Mwh l’anno, i 2/3 del fabbisogno delle famiglie si coprono così.

Ogni appartamento avrà almeno 2 finestre e una porta-finestra, per un totale di circa 3 mq di superficie vetrata, i quali, con le attuali tecnologie, permettono l’installazione di 900 wp di vetro fotovoltaico, la cui resa è circa il 70% di quella dei pannelli fotovoltaici installati sui tetti, quindi un totale approssimativo di 725 kwh l’anno. Il calcolo totale dà come risultato 13.783,7 Mwh l’anno, i quali portano il totale della produzione “passiva” di elettricità a 51.807,7 Mwh l’anno.

La parte residenziale risulterebbe a questo punto in deficit di 5.228,3 Mwh l’anno.

La parte interna dell’edificio, non adatta all’uso residenziale, potrebbe essere utilizzata per ampie sale, palestre, magazzini, rimesse di auto o altri luoghi dove il fabbisogno energetico sia poco più della semplice illuminazione, così da non pesare troppo sul bilancio.

Parte di questo spazio sarà comunque dedicata, come in ogni grande edificio di questo affascinante futuro, ad attrezzature ginniche, che contribuiranno a colmare il gap energetico. Ad oggi, una cyclette collegata ad un’apposita dinamo produce una media di 1 kwh di elettricità ogni 4 ore di pedalata (media che varia a seconda delle capacità dell’atleta che pedala). Considerando che ognuno dei circa 50.000 abitanti che può ospitare comodamente un edificio di questa fattura pedali per un’ora al giorno (vedremo più avanti quanto sarà incentivata l’attività fisica in questa società), si otterrebbero in un anno 4.562,5 Mwh extra, che andrebbero a compensare quasi totalmente il suddetto gap.

Ciò che ancora manca potrebbe essere prodotto mediante l’utilizzo nei luoghi più affollati, o addirittura nelle case stesse, di pavimentazione che produca elettricità dall’energia cinetica generata dal calpestio. Un piccolo extra si otterrebbe anche da giostre e altalene e un altro da dinamo poste nelle condutture che portano l’acqua piovana verso il serbatoio nel punto più basso dell’edificio.

Se per quanto riguarda la parte fuori terra abbiamo visto come tutta l’energia richiesta si possa compensare, più complicato sarà il discorso delle aree del sottosuolo, che non potranno permettersi di contenere fabbriche o serre per la produzione di cibo. Un palazzo di questo genere, quindi, non potrà essere paradigma di completa autosufficienza, ma dovrà integrarsi in aree dove sorgano complessi dalla maggiore efficienza energetica, benché più impattanti visivamente nell’ambiente che li ospita. Per poter creare da questo modello una sorta di “biosfera” competamente autosufficiente, bisognerebbe ridurre notevolmente lo spazio dedicato agli appartamenti e sostituirlo con serre, allevamenti e fabbriche. Tutto fattibile, ovviamente, anche alla luce del fatto che un palazzo come quello appena descritto potrebbe ridurre di ben 100 volte la propria capacità abitativa e mantenere una densità di popolazione superiore a quelle delle attuali città.

Dopo aver nuovamente smentito in maniera eclatante quei catastrofisti che gridano continuamente alla sovrappopolazione, passo a una breve descrizione del possibile utilizzo del sottosuolo mantenendo invariato il modello di costruzione di cui sopra.

Se si vuole produrre più energia di quanta se ne consuma, bisogna concentrarsi su piante come mais e colza, dai cui frutti si può estrarre rispettivamente bioetanolo e biodiesel e la cui biomassa può alimentare un generatore sufficiente a far funzionare l’illuminazione led e il sistema di pompaggio dell’acqua e del concime. Una produzione a ciclo continuo può dare 2-3 raccolti l’anno, quindi potrebbe essere un buon modo di utilizzare il sottosuolo. Le alternative sono non utilizzarlo affatto o utilizzarlo in maniera più intensiva “importando” energia da altre fonti di produzione, esterne all’edificio.

 

 

 

Ipotesi numero 2: quartiere residenziale stile metropoli

Questa seconda ipotesi farà certamente inorridire qualcuno, perché l’aspetto assomiglierà molto di più ai classici grattacieli, ma rispetto alla precedente consentirà una produzione energetica di gran lunga superiore e quindi una maggiore potenzialità di completa autosufficienza.

Partiamo dalla stessa superficie occupata dal palazzo ipotizzato in precedenza, ovvero 1 kmq, e consideriamolo per semplicità di calcolo di 48 piani (2 in meno del precedente). L’altezza complessiva sarà in teoria di 6 metri in meno, quindi molto simile, ma la capienza potenziale sarà molto maggiore. Paradossalmente, come dicevo, anche l’autosufficienza energetica sarà più semplice da ottenere, nonostante una maggiore densità di popolazione.

Partiamo dalla parte esterna al suolo. Questa volta non consideriamo piano per piano, ma un blocco di 3 piani alla volta, ed ecco il motivo dell’ipotesi formulata su un numero di piani multiplo di 3.

Ogni blocco sarà alto 9 metri, protetto all’esterno da una parete di vetro fotovoltaico trasparente, suddivisa in tanti finestroni apribili e richiudibili a piacimento. Gli appartamenti sorgeranno a 20 metri da questa parete, in modo da poter fruire di 20 metri lineari di giardino, che potrà essere gestito anche come orto o frutteto condominiale. Ogni blocco avrà inoltre un maggiore rinforzo nei pavimenti e nei solai, in modo da poter reggere il peso di terra e alberi, mentre la parte residenziale e le parti riservate ai servizi saranno costruite in materiali più leggeri, perché protette sopra e sotto dai solai rinforzati e non necessitando di grandi spessori coibentanti a motivo delle possibili chiusure dei finestroni.

Gli appartamenti saranno, come già accennato, costruiti in blocchi da 3 piani, ognuno dei quali si affaccerà al giardino sopra citato, fruendo quindi di uno sbocco praticamente diretto verso l’esterno, e quindi verso la luce solare, mantenendo, però, la possibilità di essere protetto dagli agenti atmosferici. Alle pareti esterne delle abitazioni saranno applicati orti verticali o, qualora ve ne fosse bisogno, film fotovoltaico amorfo, capace di produrre energia anche con luce diffusa, quindi senza la radiazione diretta del sole. Considerando le misure elencate nel precedente esempio, per ogni piano si avrà il numero di appartamenti corrispondenti al secondo piano del palazzo “a gradoni”, ovvero 756 di cui 4 da 100 mq e 752 della media di 50 mq l’uno. Diventa quindi molto più facile calcolare il totale, che sarà di 36.288 unità abitative. Considerando gli stessi 3.000 kwh l’anno a famiglia, si arriva a 108.864 Mwh l’anno di fabbisogno energetico. Più alto del precedente, è vero, ma è anche vero che in questo caso tutta la superficie esterna si può sfruttare per produrre elettricità da fonte fotovoltaica: i suoi 4.000 metri lineari di base (1 km per lato) vanno moltiplicati per i 48 piani di altezza di circa 3 metri l’uno, ed ecco che si ottiene una superficie vetrata capace di produrre in un anno ben 463.680 Mwh! Oltre 4 volte il fabbisogno, quindi. Se in più aggiungiamo anche l’energia che si può ottenere dal tetto piano con l’utilizzo degli odierni pannelli policristallini, arriviamo ad aggiungere altri 76.667 Mwh e capiamo benissimo come si può sostenere tutta l’attività delle circa 100.000 persone che possono tranquillamente risiedervi. Potrà ad esempio essere disponibile un servizio di car sharing elettrico o di ricarica per i mezzi privati e anche un servizio di trasporto pubblico basato su pullman elettrici (al giorno d’oggi quelli tarati per le lunghe percorrenze hanno un’autonomia di circa 400 km, ma sicuramente faranno progressi in un futuro non troppo lontano). E siamo rimasti solo a una piccolissima parte di quello che saranno questi edifici.

Riassumendo, ogni 3 piani ci sarà un giardino “condominiale” di 20 metri lineari, vale a dire una media di quasi 35 mq di giardino per ogni unità abitativa, nella parte più esterna dell’edificio, mentre all’interno rispetto agli appartamenti ci sarà ancora tantissimo spazio utilizzabile. Considerando circa 10 metri lineari, che corrispondono a una media di 50 mq ad appartamento, da dividere tra cucine e lavasciuga comunitari, ripostigli privati e corridoi, avanza ancora uno spazio corrispondente a un quadrato di 920 metri di lato, vale a dire 846.400 mq, da moltiplicare per 48 se servono ambienti di 3 metri di altezza (aule scolastiche, biblioteche, uffici, piccole botteghe…), per 16 se l’altezza richiesta è invece di 9 metri (cinema, teatri, discoteche, palestre, grandi luoghi di distribuzione…).

Addirittura si potrebbero costruire strutture al coperto quali campi da calcio, velodromi o piste d’atletica senza utilizzare nemmeno un intero piano, salvo però considerare il fatto che in quel caso lunghi rinvii o lanci di attrezzi a lunga gittata prevedrebbero anche una maggiore richiesta di altezza, quindi bisognerebbe costruirli nei piani più alti e in zone centrali, dove cioè il rinforzo del solaio non è più necessario.

Passando al sottosuolo, questi sono gli edifici in cui l’automazione può essere portata ad alti livelli, avendo essi a disposizione molta energia residua (negli esempi sopra riportati non ho minimamente calcolato l’apporto energetico che potrebbe dare l’attività fisica o ludica degli abitanti che, se ben sfruttata, aumenterebbe notevolmente il potenziale).

Coltivazioni di ogni tipo possono spingersi anche a diverse centinaia di metri nel sottosuolo, essendo possibile gestirle anche con le macchine. Basta pensare che ogni 100 metri di profondità corrisponde circa a 3.300 ettari coltivabili per capire che la fame sarà solo un lontano ricordo. Secondo questo semplice calcolo matematico, infatti, ogni 100 metri di profondità si ottengono circa 330 mq di terreno pro capite capace di rendere fino a 3 raccolti l’anno.

 

Per fare un piccolo riassunto, abbiamo preso in esame un chilometro quadrato di suolo, ovvero una porzione piccolissima rispetto alle dimensioni delle nostre città. I due palazzi tipo che abbiamo analizzato hanno un’altezza di circa 150 metri, che non è niente di eccezionale considerando i grattacieli che ci sono oggi in alcune metropoli.

 

Nel primo caso abbiamo visto un palazzo che praticamente non si vede: è quasi totalmente ricoperto di verde, il suo aspetto è quello di una collina con finestre e “girandole” che si alternano sui suoi pendii. Al suo interno vivono circa 50.000 persone (più o meno la popolazione attuale di Campobasso), che abitano in case luminose, ognuna con giardino privato e che, oltre alle comuni utenze, possono fruire di cibo parzialmente prodotto in loco, di car sharing o trasporti pubblici, di luoghi per giocare e svolgere attività fisica e di alcuni servizi. L’energia prodotta dal palazzo è sufficiente per i bisogni dei suoi abitanti, ma non per svolgere attività produttive extra.

 

Nel secondo caso abbiamo visto un grattacielo più simile nell’aspetto a quelli che conosciamo, anche se di base molto più larga. Visto da sotto appare simile ai palazzi di vetro delle nostre metropoli, ma visto da lontano appare quasi “piatto”, segno anche di una maggiore stabilità perché meno soggetto a oscillazioni. Al suo interno vivono circa 100.000 persone (più o meno la popolazione attuale di Ancona o Andria), che abitano in appartamenti con spazi verdi condivisi facilmente fruibili. Ogni abitante ha a disposizione utenze, car sharing o trasporti pubblici e cibo quasi totalmente prodotto in loco, inoltre tutti i servizi essenziali e molti servizi extra sono disponibili sempre all’interno dell’edificio, a pochi metri da casa. L’energia prodotta dal palazzo è sufficiente non solo per i bisogni dei suoi abitanti, ma anche per svolgere attività produttive extra.

 

E L’ALLEVAMENTO?

Alcune cose relative all’agricoltura intensiva ma non impattante sull’ambiente le abbiamo viste analizzando il sottosuolo di quest’ultimo complesso residenziale. Altro si può ancora dire, continuando a valutare questa nuova formula di agricoltura, e studiando anche una nuova formula di allevamento. Se tutti gli abitanti della terra fossero vegani, probabilmente li si potrebbe sfamare puntando solo su quanto viene prodotto dalle serre ipogee raccontate poc’anzi, tuttavia il mondo dei nutrizionisti non è concorde nel privilegiare un tipo di dieta piuttosto che un’altra, quindi bisogna cercare soluzioni anche per chi si nutre di prodotti di origine animale, soprattutto alla luce del fatto che sono proprio gli allevamenti che fagocitano la maggior parte delle risorse in tema di acqua ed energia spese per l’alimentazione umana, per non parlare delle condizioni di vita degli animali in alcuni allevamenti intensivi.

Il fatto che un animale “nasca per essere macellato” non deve in nessun modo implicare che durante la sua vita possa essere maltrattato, e il fatto che esistano associazioni animaliste che tendono ad estremizzare il loro operato fino a considerare la vita degli animali più importante di quella umana non deve farci perdere di vista che ci sono anche tante associazioni che invece affrontano seriamente le tematiche del benessere animale, e che quindi vanno aiutate a diffondere i loro studi e il loro operato. Non dimentichiamo poi che lo stress è una delle principali fonti di tossine nell’organismo e di predisposizione alle malattie, e questo vale anche per gli animali: è logico dunque dedurre che se maltratto un animale di cui mi ciberò andrò a produrre una carne più carica di tossine e sarò costretto ad utilizzare più antibiotici sull’animale, antibiotici che inevitabilmente finiranno nel mio piatto. Consentire quindi un’esistenza più serena, meno dolorosa e meno stressante anche agli animali da carne, da latte o da uova non è solo una questione etica, ma è una buona pratica che si ripercuote anche sulla qualità dei prodotti di origine animale di cui ci cibiamo.

 

Alcuni esempi di allevamenti verticali e circolari

Suona strano presentato in questo modo, ma anche un allevamento può essere fatto in verticale. Ad esempio, una struttura costituita di vari piani coperti esternamente da vetro fotovoltaico può rivelarsi molto utile anche in questo caso. Pensiamo ai vantaggi che potrebbe portare l’innalzamento di una stalla, prendendo in esame uno degli allevamenti più energivori e inquinanti, quello bovino.

Gli allevamenti in pascolo necessitano di molta terra, quindi sono poco praticati. Se invece consideriamo una stalla, possiamo prenderne in esame un tipo in cui agli animali sia lasciato un po’ di spazio vitale. Oggi ci sono stalle in cui i bovini vengono stipati in cellette di 1 metro x 2 e difficilmente si muovono da lì se non per andare al mattatoio, ma ci sono anche stalle in cui, se pur intensive, tra box, recinto e spazi comuni la superficie totale è di circa 25 mq ogni capo. Utilizzeremo questo dato come partenza per analizzare un progetto alternativo, più efficiente e anche più… “umano”, se così si può dire. Come numero di capi prendiamo un numero facile da ricordare: 1.000.

Basandoci su questi numeri, la stalla in questione dovrebbe essere un ambiente composto di spazi aperti e coperti per un totale di 25.000 mq che, per semplicità di calcolo, possiamo identificare con una quantità di suolo delimitata da un rettangolo di 100 m x 250 m di lati. Stando alla concezione attuale di stalla, dovremmo alloggiare 1.000 bovini su questo rettangolo e utilizzare ettari ed ettari di terreno circostante per produrre foraggio per alimentarli. Nel nostro caso, invece, il pascolo sarà incluso nella costruzione.

Normalmente, per nutrire un bovino adulto in pieno campo serve circa mezzo ettaro di terreno, ma in un edificio di questo genere la germinazione delle piante è molto accelerata, a motivo delle chiusure laterali e della possibilità di irrigazione continua, che rendono il clima interno uguale o addirittura migliore a quello della miglior stagione possibile all’aperto.

Andiamo con ordine. L’edificio può essere strutturato come il progetto precedentemente presentato[30] simile agli attuali “palazzi di vetro”. I piani saranno però suddivisi in 10 settori di 50 m x 50 m l’uno, separati l’uno dall’altro da grandi cancelli scorrevoli totalmente automatizzati. L’altezza di ogni piano potrà essere di 5 metri, per garantire agli animali un po’ di spazio verticale utile a non farli sentire soffocati e a far arrivare la luce esterna anche nei punti più remoti. Essendo le pareti trasparenti, non ci sarà bisogno di illuminazione artificiale, se non di alcune lampade fluorescenti da utilizzare per una crescita più veloce del pascolo. Il pavimento di ogni piano sarà adibito a pascolo, coperto di terra e seminato a cereali e legumi adatti all’alimentazione degli animali che vivranno lì. Ogni piano ospiterà 20 capi, che migreranno da un ambiente all’altro indicativamente ogni 3 giorni, al fine di lasciare circa un mese di tempo al terreno per rigenerare la vegetazione. In quei 3 giorni brucheranno l’erba e le varie piante che crescono in quel settore, per poi “migrare” nel settore successivo e ricominciare da capo. Nei settori in cui si trova il bestiame le lampade fluorescenti resteranno spente, mentre potranno essere accese nelle ore notturne negli altri settori, qualora la crescita della vegetazione procedesse a rilento, magari per motivi legati alla stagionalità dell’irraggiamento solare o all’esposizione della parete trasparente.

Ogni capo di bestiame avrà così a disposizione una media di 125 metri quadri alla volta di spazio vitale, per un totale di 1.250 nell’arco dell’intera rotazione, e si ciberà principalmente di piante fresche. In ogni settore sarà inoltre presente un erogatore d’acqua che funzionerà a spinta: l’animale premerà con il muso su un apposito rubinetto ed esso erogherà una piccola quantità d’acqua. Ogni volta che avrà sete, gli basterà premere. Questo sistema era utilizzato già diversi decenni fa, per risparmiare sia acqua che lavoro umano, ed è sperimentato che gli animali imparano in fretta ad autogestirsi in questo modo. Potrà essere integrato con piccole dinamo per produrre elettricità ogni volta che un animale beve.

Il “piano tipo” fin qui analizzato è replicabile in verticale, ed è per questo che, sommando 50 piani, possiamo arrivare ad alloggiare i 1.000 capi di bestiame ipotizzati all’inizio. Il palazzo raggiungerebbe i 250 metri di altezza, perfettamente in linea con le odierne tecnologie, e per un ulteriore scrupolo il carico dovrebbe essere distribuito equamente in tutti i settori (ad esempio al primo piano al settore 1, al secondo al settore 2… all’undicesimo di nuovo al settore 1 e così via, poi dopo 3 giorni tutte le piccole mandrie migrano nella stessa direzione, così da avere sempre la stessa distribuzione all’interno dell’edificio). Si tratterebbe comunque di carichi irrisori, poiché per quanto un bovino possa crescere, il suo peso non salirebbe al di sopra degli 800 kg, e questo significa un carico medio di 6,4 kg/mq nel settore interessato e di 640 g/mq nell’intero piano.

A questo punto viene da chiedersi se il settore di pascolo avrà vigore sufficiente per rigenerare in un mese abbastanza vegetazione da nutrire per 3 giorni 20 bovini adulti. Probabilmente no, ed è per questo che anche la parte sotterranea dell’edificio dovrà essere sfruttata. Mediante l’energia prodotta dai vetri fotovoltaici e non utilizzata nella parte esterna, sarà possibile far funzionare meccanismi di totale automazione di piani sotterranei adibiti alla coltivazione di piante foraggere, principalmente erba medica, che verrà seminata e sfalciata da appositi bracci meccanici applicati al soffitto dei piani utilizzati come serre ipogee. Altri piani saranno coltivati con lo scopo di ottenere sementi che appositi robot spargeranno nei settori appena abbandonati dalle piccole mandrie durante le loro migrazioni al settore successivo. Infine altri piani sotterranei, i più profondi, serviranno a produrre concime, da utilizzare solo nella parte ipogea (essendo più che sufficienti i liquami lasciati dagli animali per concimare i pascoli fuori terra): puntando prevalentemente su colture di batteri o alghe, si cercherà di rendere il terreno più fertile possibile addizionando la minor quantità possibile di materiale. Alcuni scarti della macellazione, che dovrà avvenire poco distante per ridurre al minimo non solo la filiera ma anche lo stress degli animali, saranno anch’essi reimpiegati come concime.

Un piccolo calcolo relativo all’energia: seguendo i parametri utilizzati per gli edifici ad uso residenziale, il vetro fotovoltaico esterno dovrebbe produrre circa 140.875 Mwh l’anno, più che sufficiente a far funzionare macchinari pur energivori quali gli elevatori tarati per il bestiame, i grandi cancelli scorrevoli e i bracci meccanici per la mietitura e, all’occorrenza, anche le lampade fluorescenti per le coltivazioni. L’energia residua, addizionata di quella prodotta dalle dinamo collegate agli abbeveratoi e da eventuali pannelli fotovoltaici sul tetto, potrebbe far funzionare il vicino mattatoio e i mezzi di trasporto degli animali e della carne, oppure gli apparecchi da mungitura in caso di vacche da latte.

 

Il consumo di prodotti di origine animale

Il discorso fatto in precedenza può essere adattato a tutti gli altri animali da carne, latte o uova. Se funziona con i bovini, che sono meno gestibili per le loro dimensioni e hanno un rapporto tra le risorse utilizzate per il loro allevamento e gli alimenti che forniscono che è probabilmente il peggiore tra il bestiame più comunemente allevato, funziona certamente anche con ovini, caprini, equini, suini, avicoli e ogni altra razza da allevamento che esista. Ovviamente le proporzioni devono essere riviste caso per caso, ma la dinamica può rimanere analoga.

Resta poi inteso che, in un mondo in cui gli spazi per la produzione di cibo si riducono notevolmente rispetto alla situazione attuale, di conseguenza si allargano gli spazi aperti, lasciando grandi distese alla fauna selvatica. Sebbene questi nuovi metodi di allevamento riducano lo stress nel bestiame, riducano l’insorgenza di malattie rendendo così necessaria una quantità sempre minore di farmaci, aumentino la qualità del cibo ingerito dagli animali e il loro tono muscolare, riducendo quindi i grassi nelle loro carni, insomma, in poche parole migliorino notevolmente la qualità delle carni da allevamento, difficilmente sarà possibile ottenere una carne dalle proprietà nutritive migliori rispetto a quelle della selvaggina. Probabilmente il numero attuale di cacciatori, principalmente amatoriali, non dovrebbe subire grosse modifiche, perché se in proporzione aumenterà il consumo di carne di animali selvatici rispetto a quelli di allevamento, parallelamente calerà il consumo di carne in termini assoluti. Servirà comunque una buona regolamentazione della caccia, che permetta di procurare carni nutrienti per le persone, ma senza correre il rischio di depauperare un territorio di specie autoctone o addirittura di causarne l’estinzione. Il discorso è sempre quello: la natura è in grado di offrire abbondanza per tutti, ma l’avidità di pochi potrebbe privare molti del necessario.

Per quanto riguarda il consumo di prodotti di origine animale per l’alimentazione umana, buona parte dei nutrizionisti è d’accordo, ma tutti sono concordi anche nel dire che esso non deve essere preponderante, quindi occorre una buona educazione che parta proprio dai più piccoli per far sì che non si ecceda nel consumo di questi alimenti. Il fatto di avere carne pressoché illimitata a disposizione potrebbe portare qualcuno ad abusarne, e ciò sarebbe deleterio per la sua salute.

Altro argomento che trova d’accordo la maggior parte dei nutrizionisti è il pesce: la carne di animali d’acqua è generalmente più consigliata rispetto a quella di animali di terra. Anche l’acquacultura si può sviluppare come l’allevamento di terra, puntando soprattutto sulla simbiosi che le vasche per l’allevamento di pesci possono avere con le verdure. Un accorgimento semplicissimo che si può replicare su larga scala è creare un orto verticale costruito su diversi strati al di sopra di un acquario e pompare l’acqua dove vivono i pesci in cima al primo strato. Per caduta, l’acqua torna lentamente all’acquario e nel frattempo le radici delle piante catturano tutte le sostanze organiche lasciate dai pesci. Risultato: le piante crescono senza l’uso di fertilizzanti e altri tipi di irrigazione e i pesci hanno indietro acqua pulita. Per rendere totalmente circolare il sistema le piante dovrebbero essere principalmente costituite da vegetali di cui i pesci si possano nutrire e l’acquario dovrebbe essere dotato di sistemi per la produzione di elettricità (o dinamo azionate dal movimento dei pesci o le solite soluzioni fotovoltaiche se costruito all’aperto) per far funzionare le pompe. In questo modo si avrebbe pesce a impatto zero, riparato dall’inquinamento che ad oggi si può incontrare nell’oceano e con proprietà nutrizionali riconosciute simili, in alcuni casi anche migliori, di quelle del pesce pescato in fiume o in mare aperto. Ciò è possibile soprattutto nelle vasche di grandi dimensioni, dove i pesci possono nuotare per lunghi tratti senza incontrare pareti, avendo ricreato un habitat simile a quello naturale.

Infine tra gli allevamenti non va dimenticato quello delle api: Einstein diceva che se si estinguessero le api all’umanità resterebbero 3-4 anni di vita, e questa loro vitale importanza è dovuta all’impollinazione che permette alle piante di produrre i frutti (e quindi il nutrimento per l’uomo) e i semi (e quindi la possibilità per la propria specie di progredire).

La cosa migliore è disporre le arnie in modo che ogni singola pianta, anche coltivata in serra, ne possa usufruire. Nelle serre a più piani esaminate poc’anzi è opportuno avere almeno un’arnia per piano, ma magari anche di più. Per la raccolta del miele, poi, si potrebbero ideare delle “arnie intelligenti”, capaci di estrarre dai favi una quantità di miele che non mini le esigenze delle api. Si sa che il miele è prima di tutto il nutrimento delle api, e solo in secondo luogo di chi lo va ad estrarre, sia esso l’apicultore o Winnie the Pooh. Spesso si supplisce allo svuotamento del favo nutrendo le api con uno sciroppo di acqua e zucchero, ma la cosa migliore sarebbe sempre permettere loro di cibarsi di ciò che istintivamente producono per loro stesse. Per questo scopo l’ideale sarebbe un’arnia dotata di sistemi che convoglino il miele in un serbatoio, e che lo raccolgano solamente al raggiungimento di una determinata soglia, così che i favi non siano mai vuoti (se no le api soffrono la fame) e nemmeno pieni (se no c’è il rischio che smettano di lavorare). Un dispositivo, poi, avviserà un addetto che il serbatoio è quasi pieno, così che il miele possa essere utilizzato anche dalle persone. Stesso discorso si potrebbe fare per la cera, validissimo sostituto di paraffina, vaselina o di altre cere di origine petrolifera per la produzione di candele e cosmetici (a dire il vero loro precursore, sostituito dal petrolio per questioni di convenienza economica). Il sistema di raccolta sopra presentato consentirebbe di ridurre al minimo il lavoro umano, rendendo sempre più rare le occasioni potenzialmente pericolose di interazione tra uomo e ape, rendendo di più facile apprendimento la pratica dell’apicoltura, che ad oggi rischia l’abbandono a motivo dell’esperienza e degli accorgimenti non sempre facili e immediati che richiede, e non ultimo lasciando più tranquille anche le api, che probabilmente non vedono di buon occhio chi va a prendersi il miele a casa loro facendosi largo con il fumo.

 

MA COME CI SI REGOLERÀ IN TEMA DI NUTRIZIONE?

Per prima cosa occorrerà che i nutrizionisti siano persone serie e professionali, che studino l’argomento per passione, che lo sperimentino su se stessi e soprattutto che non abbiano nessun legame con aziende produttrici di cibo. In un mondo che, come abbiamo più volte visto, avrà perso la dipendenza dal denaro, sarà molto più facile avere persone indipendenti ed obiettive. Da ciò deriverà una maggiore affidabilità delle loro indicazioni.

Per i nutrizionisti ci sarà molto più lavoro rispetto ad oggi, perché l’obiettivo sarà consentire a chiunque di accedere a cibo sano e nella giusta quantità. Dire “abbondante” non sarebbe corretto, perché anche mangiare troppo non fa bene alla salute.

Come abbiamo visto nei capitoli precedenti, sarà molto facile produrre la maggior parte delle materie prime per cucinare direttamente nel luogo in cui si vive, quindi sarà anche molto più facile mangiare frutta e verdura mature, raccolte da poche ore e prive di pesticidi. Anche la stagionalità, pur rimanendo un aspetto importante, non sarà più fondamentale per indicare la salubrità di un prodotto. Legumi e cereali, così come prodotti di origine animale, saranno anch’essi fruibili con la stessa facilità. Il tutto permetterà una dieta varia ed equilibrata.

La distribuzione di cibo sarà capillare e ben organizzata, ponderata da persone esperte ma portata avanti principalmente da distributori automatici, così da poter garantire l’esperienza che solo la mente umana può maturare e contemporaneamente lasciare la manovalanza alle macchine e il tempo libero alle persone. Si farà largo uso di distributori automatici sia di materie prime alimentari che di cibi pronti, in modo che ognuno possa scegliere se prepararsi da mangiare in autonomia o “trovare la pappa pronta”, come si dice in gergo.

In ogni caso, la distribuzione di cibo sarà organizzata mediante appositi software che rileveranno i dati della persona che ne fa richiesta: ogni abitante si registrerà e potrà sottoporsi a periodici controlli medici e, sulla base dei propri parametri biometrici, i software saranno in grado di consigliare che cibo assumere e in quali quantità. Il consiglio sarà di mangiare piccole porzioni di cibo in tanti momenti della giornata, così da tenere il metabolismo sempre attivo. Generalmente si consigliano 5-6 piccoli pasti nell’arco della giornata per un totale che oscilla mediamente dalle 1.500 alle 2.500 calorie a seconda della struttura fisica e dell’attività svolta. I distributori saranno ovunque e, mediante lettura dell’impronta digitale o altro metodo di identificazione, sapranno quali cibi indicare alle persone e quando suggerire loro di smettere di mangiare.

Troppo fantascientifico? O forse troppo lesivo della privacy o delle libertà personali? Secondo me l’unico difetto di questo metodo è che nessuno di noi sarebbe abituato a nutrirsi in questo modo, ma, una volta provato, ritornare alle vecchie abitudini sarebbe difficile e perfino sgradito.

Come regolarsi? Ovviamente massima libertà per ognuno. Chi sceglierà di avere la cucina in casa (e avrà sufficienti ore equivalenti per possedere una casa con cucina, più grande e più energivora della media) andrà al centro di distribuzione più vicino (non al negozio o supermercato perché il cibo, come più volte sottolineato, non si comprerà ma si otterrà gratuitamente) a prendere gli alimenti che preferisce, possibilmente seguendo i consigli dei dietologi, e li cucinerà a casa propria. Chi vorrà, compatibilmente sempre con i servizi extra che gli spettano, potrà chiamare anche chef a domicilio. Chi non avrà la cucina in casa propria, fruirà delle cucine comuni, dislocate a pochi metri dagli appartamenti corrispondenti. Esse saranno distribuite più o meno in proporzione 1:3, cioè mediamente una cucina ogni 3 appartamenti adiacenti, e in ogni palazzo in cui risiedano persone con intolleranze ci sarà almeno una cucina a loro dedicata, in cui non si potranno preparare cibi che contengano allergeni. Ogni famiglia avrà libero accesso alla cucina corrispondente al proprio appartamento oppure a quella di altri appartamenti del suo palazzo, se la più vicina al suo è occupata: questo sistema consentirà nell’immediato un risparmio di spazio, nel lungo periodo un risparmio di energia (i frigoriferi, elettrodomestici perennemente accesi, saranno un terzo rispetto ad oggi, e potrà capitare anche di trovare i forni o fornelli elettrici già caldi). Oltre a questi aspetti, se ne potrebbe anche scoprire uno di grande valenza sociale, soprattutto se gli abitanti del palazzo non si limitano ad autogestirsi in maniera civile i turni di utilizzo delle cucine comuni, ma si spingono anche a pranzi e cene comunitari, magari cucinando a turno anche per i vicini di casa. A tavola l’armonia è sempre maggiore, e questo sistema potrebbe aiutare ad andare d’accordo con le persone che, secondo lo stereotipo, sono quelle con cui si litiga più spesso. Inutile aggiungere che, se ci si accorda anche per i turni di cucina per tutti, si ottengono ulteriori risparmi di tempo e risorse… insomma, non si finisce mai di risparmiare!

Come accennato nel capitolo riguardante il lavoro[19/20], sarà poi possibile mangiare nei ristoranti, anche di lusso, ma, mentre il diritto a cibo sano e nella giusta quantità deve essere garantito a chiunque, i piccoli piaceri extra non possono essere svalutati, quindi vanno assegnati in maniera meritocratica. Se è vero che tutto questo può essere reso possibile anche senza l’uso del denaro, è anche vero che concedere ogni tanto un piccolo lusso a chi dimostra di essersi impegnato maggiormente per servire la collettività è utile per spronare ognuno a dare il meglio di sé.

 

ABBIGLIAMENTO

Tra i bisogni essenziali, oltre a nutrirsi, c’è anche quello di vestirsi. Non si parla solo di difendersi dal freddo o di coprire le pudenda, ma anche di esprimere la propria personalità tramite forme e colori da indossare. A tutti, quindi, deve essere concesso il diritto di possedere capi di abbigliamento.

Come ci si regolerà per garantire a tutti questo diritto in un mondo in cui non sarà necessario il denaro? Prima di tutto bisogna fare una distinzione tra l’abbigliamento essenziale, quello espressivo e quello d’elite: dal primo non si può prescindere (intimo, calzature, abiti freschi per l’estate e caldi per l’inverno), il secondo è da concedere a tutti, magari con qualche distinguo meritocratico (si tratta, ad esempio, di felpe o t-shirt personalizzate oppure di abbigliamento sportivo con nomi e simboli di squadre), il terzo è per pochi e sostanzialmente non è necessario (abiti sartoriali d’alta moda ed accessori con pietre preziose, per fare alcuni esempi).

In posizioni strategiche, leggasi in luoghi facilmente raggiungibili da tutti, ci saranno centri di distribuzione di vestiti di prima necessità: a chiunque ne farà richiesta, saranno dati 5-6 capi per tipo di intimo, 2-3 di abiti leggeri e altrettanti di abiti più pesanti, 2-3 camicie o affini, un “kit da freddo” (giaccone impermeabile, cuffia, sciarpa, guanti, calzettoni ecc.), un “kit da sport” (tuta, pantaloncini, maglietta, scarpe da ginnastica ecc.), un paio di scarpe da passeggio, uno di scarponcini impermeabili, uno di pantaloni e altri abiti di cui si abbia bisogno. Tutti questi capi saranno realizzati con materie prime di origine naturale, come lana, cotone, lino, canapa, ortica, cuoio, seta e derivati di mais o altre piante con cui realizzare plastiche vegetali (nel caso degli abiti impermeabili). Cuoio e seta non saranno prodotti da prime lavorazioni, ma la loro produzione sarà subordinata a quella di cibo. Mi spiego meglio: essendo esse materie prime tessili di origine animale destinate a capi meno indispensabili, si ricaveranno dagli animali già macellati, evitando di uccidere animali col solo scopo di ricavare materie tessili. Facile il riferimento al cuoio, già oggi prodotto a seguito della macellazione dei bovini, mentre anche per la seta dovrà valere lo stesso discorso: nonostante noi occidentali non ci siamo abituati, la carne dei bachi è commestibile e ricchissima di proteine, in proporzione molto più di quella del bestiame di cui siamo avvezzi nutrirci. In aggiunta, moltiplicando gli allevamenti di bachi da seta, aumenterebbe anche la coltivazione di gelso e di conseguenza il consumo delle sue more, alimenti molto gustosi e nutrienti ma ancora poco conosciuti.

Tornando alla distribuzione dei capi di abbigliamento, ci saranno altre due tipologie di distribuzione gratuita:

-          ogni volta che un capo tra quelli essenziali precedentemente elencati si usura, verrà riportato al luogo di distribuzione per essere riparato e, ove non possibile, sostituito con uno nuovo;

-          a intervalli regolari, almeno una volta all’anno o anche più spesso se possibile, ognuno potrà farsi personalizzare uno dei propri capi con scritte, disegni o altri simboli che senta propri.

Anche per le squadre sportive sarà possibile richiedere gratuitamente tutto il kit personalizzato, dal borsone ad eventuali gadget, passando ovviamente per divisa e abbigliamento tecnico. Tutte queste cose saranno concesse gratuitamente a tutti i componenti della squadra.

Passando invece all’abbigliamento d’elite, qui le restrizioni saranno maggiori e saranno assoggettate al sistema delle ore equivalenti di cui già abbiamo parlato[15]. Ovviamente, più un abito sarà ricercato e più sarà necessario lavorare per averlo. Per tutti, o quasi, sarà invece il ricorso alla personalizzazione dei capi di base che supererà il “minimo sindacale” precedentemente citato: per ogni personalizzazione basteranno poche ore equivalenti e, ove possibile, saranno messe a disposizione della popolazione macchine per la decorazione dei capi con cui ognuno potrà liberamente creare il proprio stile in autonomia.

 

Ma come nasceranno i nuovi capi di abbigliamento?

Come già anticipato, le materie prime saranno solo di origine naturale, con predilezione per quelle vegetali. Materiali quali viscosa, pile, nylon, poliestere e altri di origine petrolifera saranno sostituiti da derivati di quelle piante coltivate già oggi per cercare alternative naturali alla plastica, come ad esempio mais e ortica, e di altre piante di cui in futuro si scopriranno proprietà ad oggi sconosciute. La ricerca è continua e riserva costantemente belle sorprese.

Per quanto riguarda la lavorazione, saranno le macchine a produrre la maggior parte dell’abbigliamento di base, mentre le mani esperte dei sarti in carne ed ossa saranno destinate agli abiti di maggior pregio. La distribuzione sarà gestita da persone e dalla loro sensibilità, ma essi potranno avvalersi di database per sapere se chi chiede a loro un vestito ne ha già chiesti altri e in che quantità. Ciò potrà evitare che ci siano “furbetti” che accumulano vestiti in quantità eccessive e soprattutto permetterà di monitorare la frequenza con cui vengono cambiati: se accade molto spesso potrebbe essere sintomo di scarsa qualità dell’abito o di superficialità nel suo utilizzo, comunque in entrambi i casi si può agire per rimediare, nel primo con innovazioni nel processo produttivo, nel secondo richiamando i fruitori ed educandoli ad un utilizzo più responsabile delle cose, anche se non le hanno pagate.

 

TUTTI PIÙ SPORTIVI

Nei capitoli precedenti abbiamo visto come si vivrà gratis, mangiando meglio e lavorando meno ore.

Il tempo libero e l’indipendenza dal denaro non consentono solo di scegliersi i cibi migliori e dedicare attenzioni alle proprie abitudini alimentari, ma anche di tenersi in forma. Lo sport aiuta molto in questa missione.

Esistono tanti tipi di sportivi, ma le categorie principali sono 3.

-          Professionisti: oggigiorno sono la minor parte, perché devono avere molta costanza (si allenano diverse ore al giorno), qualcuno che li sostenti (perché se devono lavorare per vivere non possono allenarsi abbastanza) e spesso anche doti fisiche e abilità innate.

-          Amatori: una volta ogni tanto, generalmente una volta alla settimana, si trovano con gli amici per un giro in bicicletta o un calcetto, oppure vanno a correre o a nuotare 2-3 volte alla settimana, o più semplicemente camminano mezz’ora al giorno. Sono persone che si tengono in forma ma difficilmente riuscirebbero a dedicare più tempo allo sport per motivi spesso legati al lavoro o a impegni di varia natura.

-          Pantofolai: la maggior parte di loro ama lo sport, a patto che sia praticato da altri. Sempre in prima fila sul divano quando c’è la partita, sempre protagonisti al bar nelle discussioni a proposito delle gesta dei campioni, sempre informati, ma guai a pensare anche solo di poter fare una corsetta.

L’obiettivo di una società sana deve essere quello di permettere a chiunque di poter scegliere di rientrare nella prima categoria. Ciò avrebbe diverse ripercussioni positive, in particolare un livello di salute molto più alto e tanta consapevolezza in più rispetto al nostro corpo. Inoltre la pratica sportiva assidua garantisce più disciplina, più organizzazione e, a chi pensa che in un mondo dove il numero dei professionisti aumenta a discapito dei pantofolai l’interesse nel seguire eventi sportivi dal vivo o in tv possa calare, rispondo che un panorama di questo tipo porta inevitabilmente ad innalzare a dismisura sia il numero di partecipanti alle competizioni che le prestazioni dei migliori atleti, e quindi a rendere interessanti anche quegli sport che al giorno d’oggi sono praticati solo da una ristretta nicchia di persone.

 

Come si può garantire tutto ciò?

Non credo sia difficile trovare allenatori che possano avviare i bambini e i ragazzi al proprio sport: nella mia esperienza di allenatore mi trovo frequentemente in presenza di persone adulte di ogni fascia d’età che hanno la passione di allenare, e talvolta anche la capacità, la quale potrebbe essere comunque ampliata in tutti, se ci fosse la possibilità di partecipare costantemente a corsi di aggiornamento tenuti da tecnici esperti. Il problema di queste persone è che devono sempre sottrarre tempo alle proprie attività, che spesso sono quelle che consentono loro di portare a casa un vero stipendio, per potersi dedicare a queste altre attività, che non sempre sono pagate e quasi mai sono pagate bene. Pensate a quanto tempo in più queste persone potrebbero dedicare ad insegnare uno sport se solo fosse eliminata la necessità di svolgere un’altra attività lavorativa per poter vivere. Come più volte sottolineato nel capitolo riguardante il lavoro[10], si tratterebbe di persone che hanno tanta passione in questa attività che la farebbero anche gratis, e ciò è anche sinonimo di impegno e quindi di migliore qualità del lavoro. Va da sé che i più preparati tecnicamente o tatticamente passerebbero ad allenare gli atleti più grandi d’età e più promettenti.

Inoltre, per garantire lo sport per tutti, devono anche esistere strutture adeguate, sia in termini di capienza del bacino d’utenza che in termini di qualità. Con questo si intendono terreni di gioco diffusi capillarmente, magari anche strutture polivalenti, si intende che chiunque voglia svolgere un determinato sport, qualunque sport, abbia la possibilità di raggiungere in tempi ragionevoli (direi non più di un’ora) una struttura adeguata con i rispettivi istruttori. Per alcuni sport potrebbe essere più difficile, ma se sono riusciti a costruire una pista di sci alpino al coperto a Dubai tutto è possibile. Già da ora.

 

UN NUOVO MODO DI CONCEPIRE LA MEDICINA

Visti i due precedenti capitoli è già facile intuire che la medicina non avrà solo nuove frontiere da superare, ma anche nuovi parametri su cui basarsi. Una società in cui tutti mangiano sano ogni giorno e praticano attività fisica costantemente è indubbiamente una società in cui la stragrande maggioranza delle malattie sono facilmente prevenibili e curabili. Aggiungiamo poi che l’indipendenza dal denaro su cui torno sempre rende inutili tutti gli stratagemmi per mantenere i pazienti in una sorta di limbo, come ricordavano Ficarra e Picone in uno sketch di qualche anno fa: se il paziente muore, il medico perde un cliente, se il paziente guarisce, il medico perde un cliente lo stesso.

Esempi classici facilmente riscontrabili al giorno d’oggi:

-          carni pompate con ormoni e antibiotici e vegetali trattati con antiparassitari costano meno al produttore, quindi rendono di più, ma possono avere effetti cancerogeni, e allora rendono ancora di più al sistema perché le terapie antitumorali sono costosissime

-          non è chiaro se esista già un efficace vaccino contro l’AIDS, ma pare che i farmaci per guarire da questa malattia esistano già, tuttavia il mercato composto da un lato dalla cura per arginarla e dall’altro dalla vendita dei preservativi ha un giro d’affari troppo grande per poter diffondere questi farmaci e per cominciare ad insegnare ai ragazzi un comportamento più serio e responsabile nelle relazioni con l’altro sesso

-          la fertilità umana ormai ha pochi segreti e si può regolare naturalmente, senza dover ricorrere a farmaci e terapie, ma metodi quali il Billings (efficace nel 67% dei casi per ricercare una gravidanza e nel 99,5% per evitarla) sono osteggiati perché gratuiti e alla portata di tutti, contrariamente all’enorme giro d’affari della PMA per ricercare una gravidanza (efficacia attuale: circa l’11%) o nei contraccettivi o abortivi artificiali per evitarla (profilattico: 97%, pillola e spirale: 98%), senza contare l’indotto di psicologi e psicoterapeuti pagati per assistere le donne affette da sindromi post-abortive talvolta dovute anche ai fallimenti della PMA o ai bombardamenti ormonali subiti dall’utilizzo dei vari tipi di pillole

-          alimenti impoveriti rendono più propensi a contrarre allergie o intolleranze, ad esempio il glutine colloso della farina super raffinata può far insorgere intolleranze che con le farine di grani antichi non esistevano, e grazie a questi ed altri fattori tanti allergologi trovano più facilmente lavoro e si impennano le vendite di antistaminici

 

La medicina, come tutte le altre professioni ma con ancor più rilievo, sarà praticata unicamente per passione. Il solo obiettivo di medici e ricercatori sarà aiutare gli altri.

Nuove tecniche mediche saranno introdotte col passare del tempo e alcune già esistenti saranno perfezionate. Una in particolare su cui mi voglio soffermare è attualmente in studio per permettere agli astronauti di automedicarsi in toto e nelle situazioni più estreme: si tratta dell’autoproduzione di organi e tessuti da trapiantarsi mediante la coltura delle proprie cellule staminali, le uniche adattabili al proprio organismo senza rischio di rigetto e adeguate alla propria crescita (il fallimento di ogni esperimento con le staminali embrionali è dovuto principalmente a questo fattore, perché esse si sviluppano ad una velocità non supportata da un corpo adulto… e forse è dovuto in parte anche al fatto che la natura umana si auto-impone di non cannibalizzare i propri simili…).

In sostanza, gli astronauti che partiranno per le missioni più lunghe si sottoporranno a un prelievo di cellule staminali di ogni organo o tessuto (ematiche, cardiache, epatiche ecc.) e, grazie ad apposite stampanti 3D, saranno in grado di ricostruirsi un organo identico a quello che dovessero danneggiarsi per malattie o incidenti durante la loro missione, semplicemente utilizzando come materia prima il materiale biologico riprodotto in laboratorio partendo proprio dalle loro cellule.

In questo modo i corpi umani potrebbero essere rigenerati in qualsiasi momento, superando perfino i trapianti di organi e tessuti come li conosciamo al giorno d’oggi, così da evitare sul nascere qualsiasi possibile dubbio dovuto al momento in cui sia possibile e/o lecito espiantare un organo da una persona deceduta.

L’esempio appena citato è un modo studiato per migliorare la vita e rendere più facile la sopravvivenza durante missioni molto complesse quali l’esplorazione dello spazio, argomento che sarà approfondito più avanti[56], ma anche sulla nostra Terra di certo sarà un valido apporto alla salute delle persone.

 

Nuova forza anche per la psicoterapia

Nel mondo che stiamo analizzando anche psicologia, psichiatria e psicoterapia saranno rivoluzionate. Psicologi, psichiatri e psicoterapeuti avranno sempre meno il ruolo di “strizzacervelli”, come si suol dire, e sempre più quello di life coach. Uno stile di vita più sano (per alimentazione e attività fisica, come abbiamo visto[37]) e meno stressante (per la nuova concezione di lavoro[10] e di trasporti[58]), unito a una maggiore consapevolezza della propria biologia, renderà molto più serena l’esistenza di tutta la popolazione. L’induzione al suicidio sarà completamente scomparsa, così come le situazioni dalle quali potrebbero scaturire negatività che portano a gesti sconsiderati. Anche molte forme di esaurimento nervoso potranno essere scongiurate proprio a motivo dei nuovi stili di vita adottati dalla popolazione.

Non potranno purtroppo essere totalmente eliminati i traumi dovuti ad incidenti e cataclismi, anche se è ragionevole pensare che essi saranno comunque ridotti. La funzione di professionisti che hanno a che fare con la psiche umana sarà quindi in parte ancora quella di curare i traumi psicologici che le persone potranno subire, ma l’attenzione sarà spostata principalmente verso la ricerca di un miglioramento delle condizioni di vita. Il loro compito sarà in primo luogo quello di risvegliare in ognuno la voglia di fare. Saranno in un certo senso garanti della collaborazione che le persone dovranno avere gli uni con gli altri, garanti di quell’armonia che caratterizzerà questa nuova concezione di società.

Fino a che ogni malattia non sarà sconfitta, l’operato degli psicoterapeuti verso i malati gravi o terminali sarà coadiuvato da un uso coscienzioso degli antidolorifici, così da accompagnare i malati per tutto il loro momento di prova e scongiurare definitivamente ogni ipotesi suicidaria che potesse essere loro indotta dalla sofferenza (quelle dettate da noia, abbandono, frustrazione e solitudine, così come la “ragione di stato” che impone in maniera occulta di ridurre il numero delle persone “inoperose”, dovrebbero essere già state debellate per tutti gli altri fattori fin qui analizzati).

Grazie all’apporto degli esploratori della mente, anche l’abuso di farmaci e il ricorso a sostanze stupefacenti spariranno; il vizio del fumo, attualmente una delle principali cause di malattie e malesseri vari nella popolazione, non avrà più motivo di esistere: ne sono convinto per una serie di fattori che vado ad elencare.

-          In primo luogo perché spesso si fuma di più quando ci si trova in situazioni di stress, le quali saranno ridotte ai minimi termini in una società in cui “si vive facile”.

-          Tra i principali promotori del vizio del fumo ci sono gli stati, che fingono di combatterlo con spot e slogan, ma nella realtà lucrano miliardi dalle tasse sul tabacco, e questa realtà, come più volte detto, sarà scomparsa.

-          Ci sarà nella popolazione una maggiore coscienza di carattere medico, per cui le persone saranno più dissuase dall’iniziare a fumare

-          La maggiore pratica di attività sportive dissuaderà ulteriormente per almeno due motivi: lo sport dà più endorfine della nicotina e il fumo rende più faticoso praticarlo, quindi chi fa sport sarà spinto “naturalmente” a rifiutare le sigarette.

-          Chi avesse già iniziato a fumare, troverebbe comunque più facilmente l’aiuto di persone competenti per intraprendere un percorso di uscita dal vizio, e la già citata scomparsa dello stress cronico aiuterà a trovare la forza di volontà necessaria per smettere.

-          Infine sarà sempre più difficile trovare materialmente le sigarette, perché esse saranno escluse dall’organizzazione della produzione dei beni da distribuire alla popolazione: chi vorrà fumare dovrà coltivarsi il tabacco nel proprio orto, e francamente non credo valga la pena di sbattersi tanto per poter continuare a rimanere schiavi di un vizio insalubre. L’autoproduzione sarà comunque meno nociva rispetto all’attuale concezione delle sigarette, i cui additivi sono pesantemente inquinanti per l’ambiente e ovviamente per i polmoni dei fumatori e di chi sta loro vicino.

Altri vizi, come alcolismo e ludopatia, saranno eliminati allo stesso modo, perché indotti principalmente da frustrazione o sentimenti simili, destinati a scomparire o quantomeno ad essere fortemente limitati.

 

La natura prima di tutto

I farmaci dovranno essere tutti di origine naturale. I principi attivi utili a curare ogni malattia saranno estratti dalle piante e non sintetizzati chimicamente. Ciò non sempre è possibile, anche perché alcune molecole vengono create in laboratorio, ma l’obiettivo della ricerca deve essere quello di poter arrivare a non dover più sintetizzare nessun principio attivo, perché i farmaci di origine naturale hanno meno effetti collaterali.

Ove possibile, non si farà affatto ricorso ai farmaci. Piuttosto saranno privilegiati integratori, anch’essi realizzati con estratti di frutta e verdura, e questi ultimi saranno a disposizione di chiunque ne faccia una motivata richiesta.

I vaccini sono stati una grande scoperta per abituare le nostre difese immunitarie a combattere pericolosi agenti patogeni anche sconosciuti ad esse. Significa che chi ne fa uso potrebbe fare a meno di alcuni farmaci, riducendo anche il rischio di contrarre malattie potenzialmente mortali. Ci sono però anche alcune criticità relative ai vaccini, che dovranno essere eliminate. Un grande lavoro sarà fatto non tanto per convincere tutti a vaccinarsi, come si fa oggi, quanto piuttosto per creare vaccini sempre più compatibili con la fisiologia umana. Ad esempio si studieranno eccipienti sicuri al 100% per superare il sospetto che lo squalene, l’attuale eccipiente più diffuso, possa nel tempo rendere sterili. Un altro aspetto su cui concentrarsi è la presenza di metalli pesanti riscontrata in molti campioni degli odierni vaccini analizzati: essi possono avere effetti nocivi anche gravi sulla salute, quindi è importantissimo eliminarli.

Ho già citato i metodi naturali per la regolazione della fertilità, ed essi saranno fondamentali per migliorare la salute del nostro pianeta. Parlo del pianeta perché, anche se attualmente la popolazione mondiale è in crescita (nonostante il grande “inverno demografico” della nostra Italia), purtroppo non sarà sempre così. Nel 2050, secondo gli esperti, la crescita demografica si arresterà. Oggi si dice che si fermerà a 9/9,5 miliardi di persone, mentre quando andavo alle elementari si parlava di 12/12,5 miliardi, il che significa che negli ultimi 20 anni il trend è notevolmente calato. L’obiettivo dell’umanità dev’essere quello di dare spazio e nutrimento a quante più persone possibili, non di autodistruggersi, come sembra emergere dai dati attuali. E mentre oggi sempre più famiglie fanno fatica ad avere figli, sono in grande crescita anche i casi di famiglie in difficoltà davanti a una gravidanza.

Tralasciando il fatto che in una società futura come quella che stiamo analizzando i problemi economici, lavorativi o sociali in senso lato che potrebbero indurre ad abortire o abbandonare i bambini saranno scomparsi, tralasciando anche le innovazioni auspicate parlando di edilizia[21], che permetteranno di aumentare vertiginosamente le quantità di spazio vitale e di cibo, così da poter permettere un buon tenore di vita a molti miliardi di persone in più di quanto si pensi oggi, sarà comunque una priorità insegnare a tutti, uomini e donne, i ritmi biologici della fertilità umana, in modo che ogni famiglia possa scegliere quando e quanto procreare senza dover sottoporre le donne ai bombardamenti ormonali previsti sia dalla pratica della fecondazione artificiale che dalle pillole anticoncezionali e abortive.

Già oggi ginecologhe esperte insegnano gratuitamente alle loro pazienti a riconoscere i propri ritmi biologici (parlo al femminile perché la fecondità della donna ha ritmi ben precisi e non sempre facilmente identificabili, mentre quella di un uomo in salute è pressoché stabile, anche se con fisiologici cali, dalla pubertà fino all’andropausa). Il loro operato, però, è frutto di volontariato, perché non ci sono interessi nemmeno nei sistemi sanitari a fornire gratuitamente alle famiglie “strumenti” che le renderebbero indipendenti da costosi farmaci, ausili e terapie. Nella nuova società la salute riproduttiva sarà tutelata nei fatti, non a parole come fanno oggi tante associazioni che in realtà si arricchiscono speculando principalmente sulla vita e la salute di donne e bambini.

Medici ma anche formatori

Un altro importante compito che avranno i medici è collegato a quanto sopra esposto. Oltre a seguire le persone one-to-one, terranno anche seminari, corsi e soprattutto interventi frequenti nelle scuole. Spiegheranno i comportamenti per vivere bene a 360°, motivandoli con casistiche e nozioni scientifiche. Parleranno in particolare di:

-          importanza di un’alimentazione sana, dell’attività sportiva e di un equilibrato rapporto sonno/veglia e i rischi che si corrono mangiando male o conducendo una vita sedentaria o troppo caotica;

-          effetti nocivi sull’organismo di smog, polveri sottili e qualunque altro tipo di inquinamento, come ad esempio acustico o elettromagnetico;

-          capacità innata in ognuno di noi di rispondere positivamente alle difficoltà e conseguente possibilità di evitare la depressione o uscirne senza bisogno di psicofarmaci;

-          illustreranno i danni provocati all’organismo dall’alcol, dalle droghe, dal fumo e dall’abuso di farmaci;

-          faranno una reale educazione ai sentimenti, illustrando da un lato i rischi di una sessualità sregolata e come prevenirli, dall’altro le differenze biologiche più o meno sottili (soprattutto psicologiche) tra maschi e femmine, così da creare maggiore comprensione e quindi armonia tra i due sessi;

-          infine diffonderanno la loro passione per la pratica della medicina, così che altri, soprattutto i più giovani, si appassionino e portino avanti questa importante missione.

 

SALUTE PER LA SOCIETÀ

 

Sommando tutti i fattori precedentemente elencati, si può facilmente intuire che anche la criminalità sarà ridotta ai minimi termini. In particolare tutti i crimini legati al denaro non avranno motivo di essere commessi all’interno di una società capace di farne a meno. Anche i furti di oggetti non saranno più legati alla loro ricettazione e, se continueranno ad esistere, saranno frutto di cleptomania, che si può curare, di concupiscenza dell’oggetto in sé, che si può superare con corsi motivazionali per imparare non tanto il mero distacco dalla materia, ma piuttosto il fatto che le cose si possono anche conquistare con l’impegno, oppure i furti saranno frutto di esplicita volontà di danneggiare l’altro, sentimento che si combatterà fin dalla tenera età mediante l’insegnamento nelle scuole e che comunque sarà soggetto a maggiori deterrenti rispetto all’odierna società. Sono convinto che sarà possibile spostare l’attenzione sui “piccoli reati”, quelli che ad oggi nemmeno vengono puniti, perché la macrocriminalità sarà scomparsa. Ma andiamo con ordine, su questi “piccoli reati” tornerò tra poco.

 

Addio ai grandi criminali

Alcuni esempi di come la macrocriminalità si ridurrà fino a scomparire.

-          L’indipendenza dal petrolio eliminerà la principale causa di guerre e sfruttamento. Ciò non si ripercuoterà solo sui reati ambientali, ma anche sui crimini contro l’umanità. Anche l’accesso all’acqua è spesso motivo dell’esplosione di conflitti, e le nuove tecniche di raccolta e accumulo lo renderanno alla portata di tutti. Altro casus belli frequente sono gli interessi economici, e anche il denaro, come abbiamo visto, sarà superfluo.

-          L’indipendenza dal denaro toglierà linfa vitale anche alle grandi famiglie mafiose, che proprio su di esso fondano i loro imperi. La produzione di beni di prima necessità sarà centralizzata, così come anche quella di servizi e svaghi, ed ecco che gli esercizi a cui chiedere il pizzo non avranno più soldi da estorcere, perché “conterranno” solo il lavoro di chi vi si dedica e i prodotti da distribuire, peraltro gratuitamente. Alcolismo, tabagismo, ludopatia ed altre dipendenze saranno sconfitte, e nessuno avrà più motivazioni per barattare il proprio denaro (sempre che ci sia ancora) o la propria libertà con queste insane abitudini.

-          Il fatto di poter accedere a tutti i beni e servizi senza dover spendere denaro toglierà motivazione a tutti gli aspiranti rapinatori.

-          Gli stessi fattori renderanno anche la corruzione un concetto privo di senso. A ciò contribuirà anche il nuovo ideale, che sarà diffuso ovunque, del concetto di potere inteso esclusivamente come un servizio alla comunità e mai come un modo per imporre agli altri la propria volontà.

-          La tratta di schiave sessuali sarà sconfitta non solo perché sarà sempre più difficile trovare vittime disposte a fare qualunque cosa pur di migliorare la propria condizione economica, ma anche perché agli uomini sarà insegnato fin da piccoli a rispettare le donne e la loro dignità (e anche se stessi e la propria dignità), e quindi anche i cosiddetti “clienti” delle prostitute saranno solo un ricordo, e senza di loro il traffico si ferma. Sulla stessa base anche le altre violenze sulle donne spariranno.

-          Le forze armate caleranno in numero, ma rimarranno operative. La produzione delle loro armi sarà regolamentata, così anche come le armi da sport di tiro e quelle da caccia. Il clima generale di pacifica convivenza non genererà richiesta di armi per la difesa personale, che comunque saranno soggette alle stesse rigide regolamentazioni. Le attività criminali sopra elencate, sempre che continuino ad esistere, saranno comunque talmente rare che anche i trafficanti di armi non avranno più motivo di perpetrare i loro commerci.

 

 

 

Limitazioni anche alla microcriminalità

Dove non esiste una reale necessità di beni essenziali non ha nemmeno senso il proverbiale furto del pollo, quindi anche i piccoli reati caleranno.

L’unico accorgimento sarà quello di offrire tantissime possibilità di svago alla popolazione, dal momento che un aumentato tempo libero, se non coadiuvato da divertimento e svaghi costruttivi, rischia di sfociare in noia, ed essa potrebbe portare a bullismo, vandalismo o piccoli furti.

Una volta creato un substrato che tenda a far scomparire naturalmente queste cose, la contemporanea scomparsa (o quasi) dei reati più gravi può permettere di dedicare più forze a combattere anche i piccoli reati che, sebbene non compromettano l’ordine pubblico, sono comunque una fastidiosa spina nel fianco che è bene eliminare. In proporzione saranno puniti più severamente, ma occorre considerare che si tratterà di reati privi di alcuna giustificazione, in particolare se commessi per noia, come si suol dire, che si traduce in pratica con il gusto di danneggiare il prossimo, cosa che non può in alcun modo essere tollerata.

 

Detenzione e correzione

Anche gli istituti di pena saranno costruiti con criteri ecologici, semplicemente saranno rinforzate le misure di sicurezza per evitare evasioni. Quelli riservati ai criminali più efferati e recidivi avranno una particolare sezione di massima sicurezza comprensiva di una forte valenza simbolica: questa sezione sarà costruita nella parte sotterranea dell’edificio, quella da cui le evasioni sono più difficili da commettere. Una volta che un team esperto di psicologi avrà valutato che un detenuto non sarà più pericoloso, il resto della sua pena potrà essere scontato in superficie, insieme ai condannati per crimini meno gravi. È evidente che ciò simbolizzerà un ritorno alla luce del sole, ma la speranza di potervi ritornare quanto prima è anche un valido sprone per comportarsi meglio, quindi il significato di questa scelta non è solo di carattere simbolico, ma anche pratico.

Qualunque sia la sezione del carcere in cui si trovano i detenuti, la loro giornata sarà comunque impegnata in opere di pubblica utilità, in particolare la produzione di beni. Tutti i crimini saranno valutati in ore di lavoro, scontate le quali si ritornerà in libertà, ed a quelli più violenti sarà aggiunto un conteggio in anni di carcere, passati i quali il detenuto tornerà in libertà solo se avrà completato il monte ore, che altrimenti dovrà portare a termine prima di poter uscire. I detenuti meno pericolosi, in particolare se vicini al loro fine pena, potranno scontare le ore di lavoro anche fuori dal carcere, monitorati con braccialetti elettronici o chip sottocutanei. L’obiettivo è far sì che nessun detenuto perda mai il contatto con la società e il mondo del lavoro. Per agevolare la distensione dei rapporti tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria, sarà reso possibile, previo consenso degli psicologi e in luoghi con adeguati sistemi di sicurezza, anche consumare pasti in refettori comuni.

Esempi pratici del lavoro svolto nelle carceri

I lavori svolti dai detenuti, per praticità, saranno tutti manuali e molto simili tra loro in impegno e competenze richiesti. Alcuni si occuperanno della manutenzione e pulizia degli istituti carcerari, altri della cucina. Ci saranno poi laboratori per creare oggettistica di vario genere e serre e allevamenti da curare.

Qui non esisteranno ore equivalenti, ma solo ore di lavoro. La condanna prevedrà per tutti, come già accennato, un monte ore da scontare, proporzionato alla gravità del proprio crimine. A queste dovranno essere aggiunte 4 ore di lavoro per ogni giorno passato in carcere: ciò da un lato eviterà la tentazione di commettere un reato per potersi far mantenere a spese della società e dall’altro sarà un valido incentivo a scontare quanto più velocemente possibile le proprie ore di lavoro. Logicamente questo metodo consentirà anche di avere carceri sostenibili da un punto di vista organizzativo, evitando di dedicare ad esse manodopera “generica”, lasciando il posto solo alle guardie e agli educatori (medici, psicologi, maestri d’arte, animatori, religiosi e altri ruoli utili al reinserimento sociale).

In base a questo criterio, considerando un reato di piccola entità, un detenuto che dimostra buona volontà potrebbe tornare in libertà in poche settimane, mentre uno che non ha minimamente voglia di fare potrebbe rimanere in carcere anche alcuni mesi, e questo è un vero metodo correttivo, contrariamente all’attuale detenzione fine a se stessa, magari pure in cattive condizioni umane e igieniche, che si rivela uno spreco di risorse per la società e non certo un modo per recuperare una persona.

Un altro esempio, totalmente diverso nei numeri ma non nella sostanza, è quello di una condanna per omicidio. Se il giudice commina una pena di 30 anni e 10.000 ore di lavoro (dati puramente esemplificativi), il detenuto dovrà passare in carcere 10.957 giorni, quindi “mantenersi” lavorando 4 ore al giorno, ovvero un totale di 43.828 ore in 30 anni, a cui andranno aggiunte le 10.000 ore di pena comminata. In questo caso, il totale di 53.828 ore si tradurrebbe in poco meno di 5 ore al giorno di lavoro. Se quindi il detenuto dimostrerà impegno lavorando circa 5 ore al giorno, scontati i 30 anni potrà uscire dal carcere, mentre se non avrà dimostrato questo impegno, continuerà a rimanere recluso finché non avrà completato quanto deliberato. I giorni di malattia certificati da un medico saranno scontati nella misura delle sole 4 ore previste per il mantenimento.

Da quest’ultimo esempio si capisce anche che non ci sarà bisogno di istituire l’ergastolo, perché esso sarà una pena che ogni detenuto potrà liberamente decidere di autoinfliggersi, e francamente non credo che esista sulla Terra una persona incline a rinunciare per sempre di proposito alla propria libertà.

 

DIRITTI E VOGLIA DI FARE

Sì, la parola “doveri” mi sembra esagerata per una società in cui la consapevolezza sarà portata a livelli inimmaginabili nel mondo di oggi. Parlo di voglia di fare perché l’imposizione di doveri non verrà da un’entità esterna ma da se stessi. L’obiettivo di tutti, in particolare del mondo della scuola, sarà quello di far capire alle persone che una vita facile, una sorta di paradiso in terra, è resa possibile solo se ognuno fa la sua piccola parte. Il costrutto è da prendere nella sua interezza: la parte è piccola, quindi non è di peso per nessuno, ma ognuno deve fare la propria, perché se no manca qualcosa a tutti.

Parlando di diritti, c’è una preoccupante questione lessicale che sta dilagando al giorno d’oggi e che bisogna assolutamente correggere, già da subito. Mi riferisco ai diritti umani. Oggi tutti parlano di diritti civili, e i diritti umani ce li stiamo dimenticando. Non so se ci avete mai fatto caso, ma politicanti e oratori delle più disparate estrazioni parlano continuamente di diritti civili, e in mezzo a questo calderone ci mettono qualsiasi cosa, spesso anche concetti in contraddizione gli uni con gli altri. I diritti umani toccano ogni singolo aspetto della nostra vita e non si contraddicono mai.

A ognuno deve essere concesso di veder rispettati i propri diritti umani in ogni momento, dai primissimi istanti di vita fino all’ultimo respiro, e possibilmente anche oltre. Anche se è difficile, provo a schematizzare i diritti fondamentali che ogni essere umano deve poter vedere rispettati:

-          diritto di essere concepito secondo natura, ovvero dall’atto d’amore tra un uomo e una donna

-          diritto di avere il giusto nutrimento durante ogni fase di crescita

-          diritto di nascere, indipendentemente dalla salute, dal sesso e dalle condizioni socio-economiche dei genitori

-          diritto di crescere nella propria famiglia e, ove non possibile, di avere comunque una figura materna e una paterna di riferimento

-          diritto di accedere alla conoscenza, di formarsi, di ricercare la verità

-          diritto di esprimere la propria opinione e di non essere ingannati

-          diritto a vivere una vita sana, dall’attività fisica alle cure mediche

-          diritto alla propria libertà e a non sentirla calpestata nemmeno quando essa viene tolta per motivi comportamentali

-          diritto di vivere dove si vuole, con chi si vuole e in pace

-          diritto ad una vita sociale, non solo “social”

-          diritto a sentirsi realizzati nella propria attività svolta e a non perdere i servizi essenziali quando non si può più lavorare

-          diritto a vedere riconosciuta la propria dignità di essere umano in qualunque momento, anche nella malattia o nelle fasce d’età in cui si è più deboli e indifesi

-          diritto di vivere fino all’ultimo istante sentendosi sempre accettati, apprezzati e valorizzati

-          diritto al rispetto della propria dignità anche dopo la morte, mediante un’adeguata sepoltura e il ricordo della persona defunta

 

Come agire in concreto

La persona presa nella propria singolarità deve avere la mente aperta ed essere educata fin da piccola a rispettare tutti, valorizzando le differenze e spendendosi per il bene comune. La collettività deve adottare alcuni accorgimenti.

In primo luogo va creato un ambiente adeguato, e abbiamo già visto come sarà possibile creare tanto spazio vitale[21] e tanto cibo sano[37] per tutti, così come una scienza medica al servizio dell’uomo.

Abbiamo anche visto come la sicurezza sarà garantita[47] e come il tempo libero sarà aumentato a dismisura[15] e vedremo meglio come sarà associato ad un enorme ventaglio di attività possibili per impiegarlo[66].

Tutto ciò porta pace e tranquillità, che si traducono in una vita più lunga, più sana e più apprezzata. Le relazioni sociali saranno aumentate e ciò creerà un circolo virtuoso che porterà a maggiore conoscenza reciproca e sempre maggiore valorizzazione dell’altro, con i suoi pregi e i suoi difetti. L’aumento della popolazione sarà finalmente visto come segno di salute della società. Essendo poi scomparsi tutti gli interessi economici legati alla disgregazione delle famiglie (mercato immobiliare, studi legali, “corruzione” dei figli con acquisti sempre maggiori ecc.) e ai disturbi di personalità (operatori della psiche, shopping e fame compulsivi, abuso di sostanze ecc.), un’aumentata armonia alla società sarà apportata dalla sua cellula fondamentale, ovvero la famiglia, come approfondiremo più avanti[63]. La cultura della precarietà sarà sostituita dalla riscoperta del concetto di “per sempre”, i matrimoni saranno sempre di più e sempre più duraturi, perché sarà cresciuta la consapevolezza con cui saranno contratti. Questo ambiente garantirà armonia e renderà più gioioso, e anche più semplice, l’arrivo di figli, e per loro sarà funzionale a crescere in maniera sana ed equilibrata.

Parlando di matrimonio, in un mondo come quello di oggi è bene fare due piccole precisazioni di carattere lessicale, perché l’odierna classe dirigente ha il vizio di mistificare la realtà anche mediante errori lessicali studiati ad arte. Oggi si parla spesso di “famiglia tradizionale”, espressione che in sostanza non vuole dire nulla, perché ogni paese, ogni cultura ha le proprie tradizioni anche in termini di definizione della parola “famiglia”. Dobbiamo abituarci a parlare di famiglia naturale, ovvero quella prevista dalla natura per preservare la nostra specie e l’unica di cui si occupa la biologia, cioè un uomo e una donna ed i figli nati da un loro atto d’amore, sentimento da alcuni considerato come irrazionale, da altri spiegato come combinazione di ossitocina, serotonina e altri ormoni, ma comunque indispensabile per vivere bene con gli altri. Un uomo e una donna, 5 parole con la medesima importanza: un (non 2, 3 o altri numeri) uomo (sesso maschile) e (da soli non si fa famiglia) una (vedi sopra) donna (sesso femminile). Come dicevo, non bisogna confondere la famiglia naturale con la famiglia tradizionale, perché secondo alcune tradizioni la famiglia può essere costituita ad esempio da un uomo e più donne o da una donna e più uomini, mentre la famiglia naturale è solo quella prevista dalle caratteristiche biologiche e psicologiche dell’essere umano.

Il secondo errore lessicale perpetrato dalle lobby che tirano i fili della società attuale è il concetto di “genere” applicato alla sessualità umana. In grammatica i sostantivi, gli aggettivi, gli articoli e i pronomi sono di genere maschile o femminile (in alcune lingue anche neutro), mentre in biologia le persone sono di sesso maschile o femminile (in rarissimi casi androgine). Al massimo per le persone si parla di genere umano, ma mai di genere maschile o femminile. L’utilizzo della parola genere al posto della parola sesso è spesso spiegato come una scelta legata al pudore, perché in una società che il sesso ce lo serve a sproposito in tutte le salse, in film, pubblicità e perfino cartoni animati, utilizzare la parola “sesso” legata alla biologia umana è sconveniente, vero? Battute a parte, abituiamoci già da ora ad utilizzare il lessico corretto.

Parallelamente alla famiglia, ci sono altre situazioni diverse da essa ma parimenti degne di nota. Spicca in particolare la questione delle persone omosessuali, molto dibattuta negli ultimi tempi anche nella nostra Italia. Verso di loro ci sono oggigiorno attitudini contrastanti da un paese all’altro: si va da paesi in cui se sei omosessuale rischi concretamente l’impiccagione a paesi in cui se non sei gay friendly la tua carriera lavorativa o politica è finita. La cosa tragica e paradossale è che nei paesi in cui le lobby LGBT dettano i loro diktat la classe dirigente minaccia conseguenze, a volte anche penali, per chi inneggia alla famiglia naturale, ma al contempo non muove un dito per condannare i paesi in cui gli omosessuali vengono ancora barbaramente assassinati con la connivenza delle istituzioni. Bisogna quindi superare la demagogia e usare il buon senso: una società sana e intelligente non si permette di vietare a persone adulte di scegliere un luogo comune in cui vivere allo stesso modo in cui non si permette di omologare ogni tipo di libera associazione facendo di tutta l’erba un fascio. Nel concreto, una persona può vivere da sola, in coppia, in gruppo, e ognuno deve essere libero di scegliere con chi vivere e di dirlo pubblicamente senza rischiare discriminazioni, derisione, percosse o addirittura la vita, ma affermare che una famiglia naturale, una poligamica, una poliandrica, una coppia omosessuale, un single e una comune sono la stessa cosa è una forzatura ideologica di cui ci dobbiamo liberare. Se poi consideriamo che ci sono alcune persone senza scrupoli che questa forzatura ideologica la vogliono utilizzare anche per far accettare e legalizzare la zooerastia e addirittura la pedofilia capiamo benissimo verso quale baratro rischiamo di dirigerci se subiamo passivamente tutto quello che succede. Troppo drastico? Beh, frasi del tipo “se un bambino vuole fare sesso con un adulto perché dovrei impedirglielo?” si stanno diffondendo in varie parti del mondo, facendo leva su un’esaltazione fuori controllo del concetto di libertà, e, se le ignoriamo, non passerà molto prima che ci sembrino una cosa normale.

A proposito di queste criticità è bene fare un altro distinguo su un argomento che, sebbene sacrosanto, viene spesso citato in maniera pretestuosa: mi riferisco alla libertà di pensiero e di parola. Parto con un esempio molto banale ma a mio avviso esaustivo. Se qualcuno vi dice che il Sole gira intorno alla Terra o che 2+2 fa 5, come reagite? Magari c’è qualcuno che esalta la libertà di opinione a tal punto da ritenerla più importante di qualsiasi cosa, e quindi risponde “Sei libero di pensare come vuoi”. Tuttavia sono convinto che la maggior parte delle persone ritenga la verità dei fatti più importante delle opinioni, come è giusto che sia. Ogni persona deve avere diritto di esprimere la propria opinione, ma conoscere la verità è un diritto decisamente più importante, perché se ci si fa un’opinione non conoscendo la verità o peggio ancora dando credito a chi la verità vuole nasconderla, si finisce quasi sempre per fare del male a se stessi e agli altri. Chi diffonde di proposito notizie false spacciandole per vere compie un crimine contro l’umanità, e se si nasconde dietro la libertà di opinione, di parola o di stampa ciò non lo rende certo meno criminale. Certo, non è facile per un semplice essere umano conoscere tutti i misteri del cosmo… a dire il vero, attualmente è impossibile. Ma fino al giorno in cui tutti i misteri saranno svelati, non dobbiamo mai stancarci di ricercare la verità su ogni cosa. E diffidiamo di chi ci dice che la verità è relativa e che dobbiamo accontentarci di una verità “mia”, “nostra” o “di qualcun altro”.

Alcune delle cose che la scienza non può ancora spiegare possono essere studiate a partire dall’esame di fenomeni soprannaturali. Di questo e di tanto altro si occupano le religioni, che svolgono un ruolo fondamentale nella società. Una cosa che salta subito agli occhi a proposito delle religioni è quanto il messaggio di pace e amore che da esse trapela sia importante per vivere bene con gli altri. Un’altra cosa che salta subito agli occhi è purtroppo anche il fatto che alcuni fondamentalisti diffondano odio, bestemmiando il nome del proprio dio utilizzandolo come pretesto per uccidere e fare del male. La libertà religiosa deve essere garantita a tutti, in particolare devono essere eliminati tutti i focolai di odio che il fondamentalismo religioso può portare. La società che dobbiamo creare è una società laica. Che c’è di strano? Oggi va di moda invocare una società laica… il problema è che poi nei fatti si agisce in modo diametralmente opposto. Il più delle volte, infatti, sono proprio i fautori dello stato laico che si comportano in maniera laicista, termine che deriva dalla stessa radice ma che ha un significato totalmente diverso. Uno stato laico è quello in cui a ogni persona è garantito il diritto di avere un credo religioso e in cui chi mira a distruggere una religione viene punito, mentre uno stato laicista è quello in cui il credo religioso, qualora sia ammesso, è da tenere rigorosamente privato, con divieto più o meno esplicito ad esprimerlo pubblicamente, e chi mira a distruggere il sentimento religioso agisce impunemente ed in alcuni casi estremi è pure incentivato dalle istituzioni. Ultima osservazione su questo argomento: bisogna saper distinguere tra le religioni e le sette. Queste ultime sono create per motivi di interesse, generalmente denaro o potere, e raggiungono le persone facendo leva sul loro sentimento religioso o alcune volte sulla loro avversione verso una religione, solitamente fomentata ad arte per poter essere più credibili. Quando ci si rende conto che aderire ad una setta non è stata una buona idea, ormai è troppo tardi, ci si è già compromessi, ed uscirne è veramente difficile. Anch’esse rappresentano un reale pericolo per la società, e vanno quindi sedate sul nascere, con l’intervento delle istituzioni e la collaborazione di tutti i cittadini.

 

Appunto sulla bioetica

La bioetica è di fondamentale importanza per la società. Forse è proprio per questo che ci sono tante spinte provenienti da varie direzioni che mirano a renderla una barzelletta: capita spesso che compaiano sedicenti bioeticisti che fanno presa sulle masse con affermazioni tanto demagogiche quanto antiscientifiche e sedicenti commissioni di bioetica che non esitano addirittura a promuovere pratiche di palese disprezzo della vita umana come ad esempio pena di morte, aborto, eutanasia ed eugenetica.

Siamo purtroppo abituati a sentir dire “bioetica secondo Tizio, bioetica secondo Caio, bioetica secondo Sempronio”. Il problema è proprio questo: la bioetica è al servizio dell’umanità e non può essere declassata a qualcosa di relativo o di personale o, peggio ancora, diventare un’arma nelle mani di chi possiede i mezzi di informazione. È per questo motivo che nella nuova società ci saranno commissioni formate da persone volontarie, quindi non pagate, prive di qualunque tipo di vincolo con aziende o altre realtà con fini di lucro. Queste commissioni si riuniranno periodicamente, confrontandosi di continuo tra loro e con scienziati e ricercatori per discutere delle implicazioni etiche che ogni innovazione tecnica e tecnologica può avere a 360° sulle persone, sulla loro vita e sulle loro relazioni. Affiancheranno poi governanti e legislatori nel loro operato, così come assisteranno chi si occupa di studiare e costruire tutti i nuovi macchinari e procedimenti che faranno evolvere l’umanità. Saranno la voce di una coscienza laica in grado di dire quando è ora di rallentare, smettere o cambiare traiettoria, saranno i garanti che il progresso non degenererà nel suo “nemico”, il progressismo (anch’essi sono termini simili ma in contrasto, come laicità e laicismo).

In sostanza, in questa nuova società sarà finalmente riscoperta la bioetica, con l’articolo determinativo, non una bioetica relativa, a immagine e somiglianza del demagogo di turno.

  

SEMPRE PIÙ IN ALTO

Dopo l’alto tenore degli argomenti precedenti, spostiamoci fisicamente più in alto, al di sopra del cielo che vediamo quotidianamente.

La ricerca portata avanti dalle odierne industrie aerospaziali ha consentito di rivelare alcuni tra gli innumerevoli segreti del cosmo, spiegando le dinamiche di eventi che si verificano fuori e dentro la Terra. Ma non solo: gran parte dei brevetti di oggetti e materiali di uso comune vengono proprio dalle agenzie spaziali. Inoltre, tanti esperimenti condotti a gravità zero hanno avuto applicazioni pratiche nella scienza medica.

Per questi motivi è importantissimo portare avanti le ricerche in campo aerospaziale e incrementare il numero delle persone che se ne occupano. Parallelamente, esplorare fisicamente lo spazio è un buon modo per “mettere le mani avanti”. La nostra Terra può ospitare molti più abitanti di quelli che già vi risiedono (ad oggi le tecniche agricole e le superfici destinate alla produzione di cibo consentirebbero di sfamare 10-11 miliardi di persone per i più pessimisti, 33 miliardi per i più ottimisti, ed in futuro non possono altro che migliorare), quindi al momento non c’è bisogno di colonizzare altri pianeti. Se, facendo seguito a tutte le innovazioni sociali precedentemente elencate, capiterà una radicale modifica in tema di natalità tale per cui si preveda che nel giro di alcuni decenni si cominci a stare stretti nonostante il progresso dell’edilizia terrestre, allora i tempi saranno maturi per cominciare a colonizzare la Luna e Marte. Ciò sarà reso possibile dall’evoluzione di alcune tecniche già in fase di sperimentazione, come ad esempio le stampanti 3D per edifici, già oggi adattabili ad utilizzare come materiale da costruzione la regolite del suolo lunare. A questo si possono aggiungere le biosfere sempre più grandi sperimentate dalle agenzie spaziali, all’interno delle quali è possibile autoprodursi ossigeno, acqua, cibo ed energia. Sfruttandole in maniera adeguata, sarebbe possibile addirittura vivere nello spazio aperto, senza bisogno di un pianeta su cui poggiare i piedi. Questa peculiarità non è tanto invitante da utilizzare in sé, ma si rivelerà molto utile quando sarà ora di cercare altri sistemi astrali diversi dal nostro. La necessità di emigrare dal Sistema Solare si verificherà quando il Sole esaurirà le sue riserve di idrogeno, cioè tra circa 5 miliardi di anni, quindi nessuna fretta a riguardo. Come si suol dire, il successo è una cosa che si raggiunge senza fretta ma senza sosta, e la sopravvivenza del genere umano alla fine del Sistema Solare come lo conosciamo sarà un grande successo. Se il Sole esaurisse ora le proprie riserve, non avremmo scampo, ma i tempi prospettati sono più che sufficienti a trovare soluzioni. Tra 5 miliardi di anni l’umanità, se non sarà riuscita nel compito che sembra essersi assegnata di autodistruggersi, avrà i mezzi per muoversi nello spazio a velocità che oggi non potremmo nemmeno immaginare e conoscerà molti più pianeti potenzialmente abitabili rispetto a quanti ne conosca oggi. È utile iniziare oggi? Pensate a uno studente che sa che tra due mesi verrà interrogato in una materia: se comincia a studiare oggi e continua con assiduità ha la certezza che l’interrogazione andrà bene, se comincia a studiare una settimana prima dell’interrogazione ha comunque buone probabilità di riuscita, ma se comincia la sera prima ha alte probabilità di prendere un brutto voto. Considerando che in questo caso non c’è in gioco un voto, ma il destino dell’umanità, ritengo che sia una buona idea continuare a spendere energie nella ricerca, rimanendo comunque nella consapevolezza che c’è tutto il tempo per lavorare bene e ad oggi non c’è bisogno di fare le cose frettolosamente, rischiando di farle male.

L’argomento della conquista dello spazio è talmente vasto che non è il caso di dedicare ad esso una parte di un libro su come salvare il mondo: servirebbero troppe pagine e ci si allontanerebbe dal filo del discorso. Mi sento comunque di lanciare alcuni interessanti spunti di riflessione su cui ognuno può eseguire ricerche per conto proprio.

Intanto una precisazione sui brevetti: le agenzie spaziali finanziano inventori che propongono soluzioni innovative ad alcune problematiche che potrebbero avere gli astronauti nello spazio; una volta che la problematica è stata risolta, il brevetto rimane di proprietà dell’inventore (le agenzie spaziali rinunciano a qualsiasi rivalsa), e questo spinge molti ad impegnarsi per riuscire nell’impresa; solitamente le applicazioni pratiche di questi brevetti risolvono anche molti problemi sulla terra. Alcuni esempi:

-          sistemi per ricircolo e depurazione dell’acqua

-          polimeri per l’industria automobilistica molto più solidi e sicuri delle saldature

-          stampanti 3D in grado di fare praticamente ogni cosa

-          materiali resistenti all’acqua e ad alte temperature e pressioni

-          materiali più resistenti, resilienti, versatili e leggeri

-          automatismi per serre e sistemi per coltivare più vegetali impiegando meno spazio e utilizzando meno acqua

-          sistemi di produzione e immagazzinamento energia, soprattutto da fonte solare

-          sistemi di comunicazione sempre più efficaci

Per quanto riguarda la ricerca di pianeti simili al nostro, ad oggi è stata visionata grazie a potenti telescopi spaziali una piccola porzione di cielo e già sono stati individuati pianeti di dimensioni simili alla Terra, orbitanti attorno a una stella simile al Sole e ad una distanza da essa di circa una unità astronomica (150 milioni di km, la distanza Terra-Sole, per intenderci). La presenza di acqua allo stato liquido e di gas come quelli che compongono la nostra atmosfera consentirebbe la vita umana su questi pianeti. Uno di essi si trova a 4 anni luce dalla Terra, distanza che le nostre astronavi al momento non sono in grado di coprire, ma che una sonda che è stata recentemente progettata e che sarà lanciata tra non molto tempo potrebbe percorrere in circa 20 anni. Ciò significa che tra poco più di 20 anni potremo vedere le foto di quel pianeta, ne analizzeremo la composizione e sapremo se su di esso c’è vita. Ricordate il tempo limite di 5 miliardi di anni? Beh, mi pare che per ora stiamo “studiando” diligentemente.

Su altri pianeti si possono trovare materiali non presenti sulla Terra ma utili alle nostre attività. Ad esempio l’isotopo elio-3, rarissimo sulla Terra, è una fonte di energia enorme, perché può rendere possibile la fusione nucleare (la quale, manco a farlo apposta, ad oggi è più sicura in condizioni di assenza di gravità), e quindi alimentare le centrali elettriche pulite a più alta efficienza che siano mai state studiate dall’uomo. Il Sole libera quantità abnormi di elio-3 tramite il vento solare, ma l’atmosfera terrestre protegge il nostro pianeta dal vento solare, che di per sé sarebbe molto nocivo per la salute umana ed animale. La Luna, invece, non avendo la nostra atmosfera, ha accumulato nelle sue rocce grossi quantitativi di elio-3: poterlo raccogliere, trasportare e utilizzare risolverebbe il problema energetico del nostro pianeta per tantissimi anni.

 

COME MUOVERSI QUAGGIÙ

 

Trasporti quotidiani

Il bisogno di piccoli trasporti calerà grazie al maggiore accentramento dei complessi abitativi, alla migliorata ottimizzazione degli spazi e all’accrescimento di percorsi al coperto. Molta più gente si sposterà a piedi, al massimo con ascensori, nastri o scale mobili, in caso di problemi di deambulazione. Il calo della fretta cronica che affligge la nostra società, poi, farà sì che in molti casi di spostamenti un po’ più lunghi la bicicletta sia preferita all’auto.

Buona parte delle biciclette avrà la pedalata assistita, per consentire a tutti, anche i meno allenati, di utilizzarla in qualunque percorso. Auto e moto non saranno più alimentate a benzina o gasolio, e nemmeno a GPL o metano. Se abbonderà l’energia elettrica e saranno messi a punto sistemi di ricarica rapida, unitamente ad una maggiore autonomia delle batterie, ci si muoverà solo in elettrico o ad aria compressa, mentre se ciò non sarà possibile ovunque, si produrranno combustibili per far muovere i veicoli: possibilmente l’idrogeno, che come unica emissione ha il vapore acqueo, altrimenti bioetanolo e biodiesel prodotti da mais, colza o altre colture la cui produzione intensiva sarà resa possibile dalle tecniche illustrate qualche capitolo fa[27].

Il punto della situazione: nonostante l’evoluzione tecnologica vada molto più veloce, la mobilità elettrica stenta a decollare, le immatricolazioni rimangono poche, i prezzi rimangono alti, l’autonomia rimane scarsa. Come sempre più persone stanno notando, la colpa non è dei veicoli elettrici, ma delle grandi industrie petrolifere, che hanno tutti gli interessi a rimandare il business della mobilità sostenibile a quando i giacimenti di petrolio saranno esauriti, ed hanno anche il denaro sufficiente a condizionare multinazionali e governi ad assecondarli. Già oggi, comunque, si possono trovare stazioni di servizio munite di macchinari per il sistema “quick drop”, che in 3 minuti sostituiscono la batteria scarica con una carica, trattenendo quella usata in modo da poterla ricaricare con le dovute tempistiche e utilizzarla successivamente per un’altra vettura. Questo sistema è abbastanza diffuso in Israele. Un altro sistema molto valido è quello che la Tesla, azienda produttrice di supercar elettriche, sta sperimentando per alcuni modelli, ovvero una piastra ad induzione magnetica capace di riversare nella batteria tutta l’energia che essa può contenere in appena un minuto e mezzo: se ciò fosse messo a punto in sicurezza e su larga scala il problema dell’autonomia potrebbe essere risolto, perché se fossero piazzate piastre simili lungo le strade, le autovetture si ricaricherebbero da sole durante la marcia, e non dovrebbero nemmeno più fermarsi per fare il pieno.

A tutto questo c’è da aggiungere che le auto alimentate a carburanti sono molto più complesse nella costruzione, perché il motore e tutte le parti ad esso connesse sono costituite da miriadi di componenti che, una dopo l’altra, si usurano e si rompono. La manutenzione delle auto alimentate a petrolio deve essere molto più frequente rispetto a quella delle auto nate elettriche, e anche questo genere un business tale per cui è facile intuire il motivo per il quale non si investe abbastanza nella ricerca sulla mobilità sostenibile. Per “spetroliare” il mercato dell’auto non basterebbe sostituire i combustibili, ma bisognerebbe ad esempio eliminare tutti i lubrificanti sintetici (anche se buona parte dei meccanici afferma che quelli di origine vegetale non hanno la stessa efficienza ed affidabilità) ed anche gli pneumatici dovrebbero essere costruiti solo in caucciù o altre gomme naturali, e non è facile trovare qualcuno in grado di realizzarli, dopo decenni di assuefazione all’idea che solo la gomma di origine minerale sia adatta per questo scopo. Tornare alle ruote in legno foderate di cuoio risolverebbe il problema delle forature, ma il comfort e la sicurezza andrebbero a farsi benedire.

 

Trasporti su strada e rotaia

In una società organizzata come quella che stiamo esaminando, probabilmente il concetto di pendolare come lo intendiamo oggi non ci sarà più, tuttavia le persone continueranno ad avere attività e vita sociale che richiederanno spostamenti frequenti, anche verso destinazioni abituali. Sarà quindi opportuno mantenere una rete capillare di trasporti pubblici e soprattutto farla uscire da quello stereotipo da barzelletta in cui si trova oggi. Stesso discorso vale per il trasporto di merci, che seppur autoprodotte in quantità superiore ad oggi avranno comunque bisogno in alcuni casi di essere spostate dal luogo di produzione a quello di fruizione, ed anche per il servizio postale, che sarà gratuito come gli altri servizi ed elargito su base meritocratica, sempre utilizzando il sistema delle ore equivalenti.

Ad esempio, se si volesse creare una rete di trasporti su gomma si potrebbe partire dai pullman elettrici esistenti al giorno d’oggi: una cinquantina di posti e 4-500 km di autonomia. Un pianale simile può essere utilizzato per le corriere di linea, mentre un analogo sistema si può adattare anche ai camion per il trasporto merci, considerando però che il peso superiore da essi mediamente trasportato ne fa calare l’autonomia. Resta comunque inteso che, spostando le risorse della ricerca dai veicoli a combustibili fossili a quelli ad energie rinnovabili, essi si evolveranno molto più in fretta di quanto possiamo immaginare.

Anche i treni saranno più efficienti, almeno di quanto siamo abituati a pensare nella nostra Italia. Se consideriamo che siamo abituati a pensare che 5-10 minuti di ritardo di un treno siano una cosa normalissima, dovremmo guardare quello che fanno i giapponesi, che chiedono scusa ai passeggeri se capita che un treno sia in ritardo di 45 secondi. In Giappone, inoltre, si può quasi dire che l’ordinario sia la levitazione magnetica, tecnica che da noi più che altro è considerata fantascienza. I treni del futuro saranno tutti almeno così, senza ovviamente porci limiti su quanto altro si potrà raggiungere. Ad esempio la società russa Sky Way sta cominciando a costruire convogli su cavi aerei che dovrebbero raggiungere velocità simili ai treni a levitazione magnetica, ma consumare un quinto di energia elettrica rispetto ad essi.

Un approfondimento a parte relativo ai trasporti su gomma e su rotaia lo farò tra poco: molti percorsi potranno essere sotterranei.

 

Trasporti aerei

Anch’essi si baseranno sull’elettricità. Il primo giro del mondo in elettrico è già stato fatto, ma si trattava di un viaggio a tappe di un aereo con ali fotovoltaiche sovradimensionate rispetto alla fusoliera e con una struttura troppo leggera per potersi adattare al trasporto di molte merci o passeggeri. Le premesse sembrano poco rassicuranti, ma considerando l’ostruzionismo a 360° a cui è soggetta la ricerca sull’elettrico è già un bel risultato. Quando tutti capiranno di poter fare a meno del petrolio, sarà relativamente facile e veloce riconvertire in elettrico tutte le flotte aeree, magari arrivandoci a tappe intermedie, passando per gli oli vegetali o meglio ancora l’idrogeno.

Per quanto riguarda le tratte, non cambierà molto rispetto ad oggi: le persone, avendo più tempo libero e più servizi a disposizione, saranno sì propense a viaggiare di più, anche per una ritrovata voglia di aumentare la loro conoscenza, ma molte destinazioni saranno raggiungibili più velocemente con i nuovi treni.

Piuttosto sarà molto più frequente vedere spostamenti privati per via aerea: gli odierni droni radiocomandati a decollo verticale, quelli con 4 o 6 eliche per intenderci, al momento vanno dall’uso di giocattolo a quello di strumento professionale per fotografi e operatori multimediali, ma la grande velocità con cui si stanno sviluppando unita alla grande comodità che rappresenterebbero se diventassero un mezzo di trasporto privato, farà sì che nel giro di pochi anni nel cielo ne voleranno tanti, di varie forme e dimensioni. All’ultimo salone di Ginevra è stato presentato il prototipo di un’auto che all’occorrenza si può dotare di queste eliche per bypassare i tratti più trafficati.

 

 

Trasporti marittimi

Tra tutti i mezzi di trasporto, quelli con maggiore superficie e volume sono le navi. Queste caratteristiche permettono una maggiore produzione di energia da fonte fotovoltaica, anche perché in mezzo al mare la luce non ha ostacoli, anzi, in particolari condizioni atmosferiche viene pure amplificata, e permettono pure uno stoccaggio più grande di batterie, condizione che già oggi permetterebbe un’autonomia superiore rispetto agli altri mezzi. Per contro ci sono l’enorme massa e l’attrito dell’acqua, che richiedono motori più potenti per gli spostamenti. Per convertire in elettrico anche le flotte navali, quindi, non bisognerebbe concentrarsi soltanto sulla possibilità di stoccare più energia in batterie più leggere, ma anche sull’efficienza dei motori, che dovrebbero arrivare a sviluppare più potenza con meno consumi. Una soluzione temporanea potrebbe essere anche in questo caso quella dell’idrogeno: per produrlo le materie prime sono acqua ed elettricità, e di certo l’acqua in mare non manca (anche se prima di utilizzarla va depurata e dissalata, consumando ulteriore energia). L’idea da cui partire dovrebbe essere questa: un serbatoio di idrogeno nella nave che le consenta una buona percorrenza, e sistemi che ne producano altro, così da poter rabboccare il serbatoio durante la marcia grazie all’irraggiamento solare che raggiunge la nave da ogni parte.

Anche in tema di natanti, il nuovo sistema di gestione del lavoro e distribuzione della ricchezza permetterà una loro maggiore diffusione e fruizione e un utilizzo privato molto superiore a quanto siamo abituati. Inoltre, nuove tecnologie per renderli sempre più efficienti e sicuri consentiranno a un numero sempre più alto di persone anche di risiedervi. Non è escluso che possano esistere anche biosfere galleggianti in stile Waterworld, ovviamente dettate da scelte della comunità che vi risiede e non da catastrofi naturali come lo scioglimento dei ghiacciai.

 

Trasporti sotto terra

Nel capitolo sull’edilizia si è molto parlato di costruzioni ipogee[21]. Anche relativamente ai trasporti, una volta migliorate le tecniche di perforazione, far viaggiare i mezzi veloci sotto terra ridurrebbe notevolmente sia l’impatto ambientale che i tempi di percorrenza. Utilizzare canali a senso unico ridurrebbe anche il rischio di incidenti, perché si andrebbero a eliminare i possibili ostacoli (totalmente nel caso di ferrovie e parzialmente nel caso di strade). Infine la totale assenza di agenti atmosferici renderebbe la percorrenza più scorrevole, riducendo anche l’attrito dell’aria.

In che modo si può trasferire sotto terra il traffico superficiale? Innanzitutto sotto terra non saranno ammessi veicoli inquinanti. Considerando che anche i biocarburanti emettono CO2, essi saranno vietati nei percorsi ipogei, sempre nell’eventualità che l’intera flotta umana non possa essere convertita in elettrico, aria compressa o idrogeno (o altre tecnologie pulite che nel frattempo dovessero essere introdotte). Poi bisognerà operare un distinguo tra due diverse tipologie di trasporti ipogei. La prima è quella per le lunghe distanze: ampli tunnel scavati nella roccia, a diverse centinaia di metri sotto terra, studiati sia in termini di posizione che di fattura per resistere ai movimenti tellurici. Essi collegheranno solo i grandi centri urbani, potranno essere lunghi anche centinaia di chilometri e la loro posizione così in profondità permetterà di costruirli completamente diritti, indipendentemente dalle montagne che si possono trovare tra le città collegate e in alcuni casi anche dai mari. Esisterà un tunnel unico e ininterrotto da una città ad un’altra e, per evitare uscite e incroci, se ne scaveranno su più livelli, lasciando diversi metri di roccia tra uno e l’altro per mantenerne inalterata la stabilità. Inutile ribadire quanto un collegamento diretto, senza curve, uscite o incroci, faccia risparmiare in termini di tempo ed energia. La seconda tipologia è di realizzazione molto più facile (costosa allo stato attuale della tecnologia, ma probabilmente non in futuro) e consiste in vari accorgimenti per sfruttare lo spazio occupato dalle strade o per renderle meno impattanti dal punto di vista ambientale. Nei tratti a scorrimento veloce la strada può essere coperta per renderla meno vulnerabile agli agenti atmosferici e all’attrito dell’aria. E con cosa si può coprire? Nei tratti pianeggianti con copertura fotovoltaica, magari trasparente, e nei tratti che costeggiano i pendii con pergolati produttivi o almeno coperti di vegetazione. Quanto possono giovare questi accorgimenti? Consideriamo un chilometro di autostrada a 3 corsie per senso di marcia più corsia di emergenza. In piano, con volta fotovoltaica di copertura, in quel chilometro di strada si produrrebbero indicativamente 9858 Mwh l’anno, mentre in un pendio inerbito costruito sulla costa di una montagna le cosiddette “erbacce” nello stesso chilometro assorbirebbero l’anidride carbonica prodotta dalla respirazione di circa 700 persone. Questi sono tutti calcoli approssimativi, e non è detto che la tecnologia si sviluppi abbastanza in fretta da poter realizzare velocemente, in sicurezza e in economia tutto ciò, ma queste due idee sarebbero un buon modo per contribuire a pulire l’aria.

 

RELAZIONI SOCIALI

Come ricordato poc’anzi, condizioni ottimali per trasporti rapidi ed efficienti miglioreranno anche le relazioni sociali. Essi sono la ciliegina sulla torta di un ambiente in cui, come abbiamo visto, saranno presenti tutte le altre condizioni per vivere ottime relazioni con il prossimo.

Vediamo un riepilogo di come ciò sarà possibile.

-          Nelle scuole di ogni ordine e grado sarà insegnato il rispetto per tutti, indipendentemente da età, sesso, etnia o background culturale, idee politiche o religiose e qualsiasi altra differenza possa esistere. Sarà fatto notare come tutti gli esseri umani siano uguali nella dignità e contemporaneamente come tutti siano diversi l’uno dall’altro nel modo di essere: tra le altre cose spariranno quindi le spinte di carattere fortemente demagogico della serie “siamo tutti uguali, quindi se non omologhi il tuo pensiero al mio sei una brutta persona”.

-          La diffusione capillare dell’attività sportiva confinerà in essa tutto l’agonismo e tutte le scariche di adrenalina che naturalmente insorgono nelle persone: queste cose hanno effetti positivi sulla salute psicofisica se incanalate nello sport, mentre rischiano di trasformarsi in violenza e prevaricazione se vengono estraniate da esso.

-          Un’alimentazione più sana ed equilibrata renderà le persone altrettanto sane ed equilibrate, e dove non arriverà la scienza della nutrizione, arriverà la scienza medica e psicologica.

-          Il lavoro come lo intendiamo oggi sarà sostituito da attività utili alla collettività svolte per passione e con molti meno vincoli di orario. Poter svolgere l’attività lavorativa preferita (o quantomeno poter scegliere quella meno frustrante tra un ampio ventaglio di proposte) e non avere turni massacranti riduce notevolmente lo stress.

-          Conseguentemente al calo delle ore di lavoro, l’aumento del tempo libero permetterà a ciascuno di scegliere dove, come e con chi passare la maggior parte della giornata.

-          L’eliminazione di varie forme di inquinamento contribuirà anch’essa a ridurre i vari stress che possano essere sofferti.

 

Ripartire dalla famiglia

Si suol dire che la famiglia sia la cellula fondamentale della società, e non di rado sentiamo politicanti e demagoghi che si riempiono la bocca con questo e simili detti popolari. Capita invece molto di rado che i governi del mondo moderno facciano qualcosa di concreto per aiutare le famiglie, e non mi riferisco solo a provvedimenti di carattere economico. È ormai tristemente noto il fatto che una società divisa è più facile da comandare. “Divide et impera” era un detto già in voga due millenni fa. Consci di questo, i potenti del mondo sanno benissimo che incrinare i rapporti familiari è il modo migliore per minare le fondamenta della società, e quindi per rendere tutte le persone più facilmente comandabili. Ed è così che in molti paesi cosiddetti “civilizzati” sembra quasi più facile divorziare che mettere al mondo e crescere un figlio, per non parlare dell’istituzionalizzazione della precarietà che sta dilagando in molti di questi paesi, sia da un punto di vista lavorativo (escamotage di varia natura per rimandare o bypassare i contratti) che affettivo (equiparazione al matrimonio di altre forme di unione; matrimoni sempre più cari, soprattutto per motivi di immagine).

Una coppia che sceglie di condividere il resto della propria vita, di mettere al mondo dei figli e di crescerli con amore e responsabilità è una realtà troppo importante per la società per essere trascurata o addirittura discriminata. È quindi dovere di tutti aiutarli. In concreto, nella nuova società la festa di nozze sarà un diritto di tutti, anche di chi non ha i soldi (o le ore equivalenti, se il denaro sarà superato) per potersela permettere, ma al contempo coppie di volontari e psicologi motivati e competenti seguiranno chi vuole compiere questo passo sia prima del matrimonio, per garantire che esso rappresenti una scelta consapevole, sia nei casi in cui il rapporto rischi di incrinarsi: stabilità e longevità dei matrimoni sono sintomi di buona salute dell’intera società. All’arrivo dei figli, poi, qualora si riscontrassero difficoltà a passare del tempo con loro nonostante i turni di lavoro molto più agevoli di cui abbiamo parlato[10], sarà facile e, come sempre, gratuito trovare asili nido, baby sitter, educatori o animatori per avere un aiuto.

 

Per chi una famiglia non ce l’ha

Saranno notevolmente accelerate anche le pratiche per adozioni o affidi dei bambini orfani o di quelli che per un motivo o per l’altro non possono essere cresciuti dai genitori naturali. Al giorno d’oggi, nel mondo, per ogni bambino in attesa di adozione ci sono diverse coppie come si suol dire “con le carte in regola” (un uomo e una donna regolarmente sposati da almeno 3 anni che hanno superato tutti i test previsti dagli psicologi) che aspettano di accoglierne uno (in Italia sono circa 4 coppie ogni bambino), ma nonostante questa abbondanza alcuni orfanotrofi stentano a svuotarsi e, per non farsi mancare niente, a volte capita pure che siano solo i più ricchi a poter adottare in fretta, oltre tutto a prescindere dalla situazione familiare e dal parere degli psicologi. Questo deve far riflettere sul fatto che i bambini devono avere dei diritti, ma spesso sono considerati essi stessi un diritto: da soggetto titolare di diritti diventano oggetto del diritto di qualcun altro, e quando un diritto viene esasperato a tal punto da calpestare quelli degli altri, il suo nome non è più diritto, ma privilegio.

 

Vita sociale

Le buone relazioni sociali sono una panacea per tutti i mali. Avere tanti amici fin da piccoli dà maggiore sicurezza in se stessi e consente uno sviluppo più veloce e massiccio delle sinapsi neuronali, proprio come in età più avanzata frequentare tante persone ritarda gli effetti del morbo di Alzheimer. In ogni situazione della vita avere persone fidate su cui contare aiuta, soprattutto quando ci si trova in difficoltà. Si è appena parlato di matrimonio, e una recente ricerca ha dimostrato che i matrimoni più solidi e duraturi sono quelli al cui ricevimento gli sposi avevano invitato un grande numero di amici, e la spiegazione è proprio il supporto che i consigli degli amici possono portare in caso di difficoltà.

Inoltre è facile capire come parlare con altre persone, anche solo fare due chiacchiere, sia utile per ampliare le nostre conoscenze e aprire la nostra mente, conoscendo tutti i punti di vista. Infine la socialità è spesso associata a svago e divertimento, attività che stimolano la produzione di endorfine e serotonina, quindi ancora una volta migliorare la nostra salute e allungare la nostra vita.

I social network esisteranno ancora, probabilmente ne esisteranno anche dei nuovi, ma la dipendenza da essi sarà molto limitata rispetto ad oggi. Essi saranno riscoperti soprattutto per quello che sono realmente, cioè uno strumento, e proprio come strumento saranno utilizzati, visto l’enorme aiuto che essi danno già oggi per rimanere in contatto con persone lontane o non immediatamente raggiungibili. Non saranno più, invece, un luogo di isolamento, così come la possibilità di eseguire controlli sempre più approfonditi dovuta alla maggiore manodopera, anche volontaria, garantirà che da essi spariscano anche la diffusione di bullismo, messaggi di odio e disinformazione mirata.

Oggi si dice anche che i social network servano a farsi gli affari degli altri. Da questo luogo comune voglio far partire una riflessione. Siamo tutti convinti che farsi gli affari degli altri in questo modo sia sbagliato: anche se è un atteggiamento molto diffuso, concordo che sia una cosa sbagliata. Ma attenzione, ho specificato “in questo modo”, cioè spiando le vite degli altri in maniera morbosa attraverso i loro post. Occorre considerare che ci sono anche altri modi di farsi gli affari degli altri. Se vedo una persona che sta sbagliando e “mi faccio i fatti miei”, mi rendo suo complice. D’accordo che sia spesso difficile correggere chi sbaglia, tuttavia ognuno di noi si deve sforzare di farlo. Ci sono tante frasi che possiamo usare come giustificazioni. Ecco come possiamo risponderci ad alcune di esse.

Chi sono io per giudicare? Nessuno ti sta chiedendo di giudicare, qui parliamo di indicare la via giusta (e possibilmente di dare il buon esempio).

Non sono certo io l’esempio migliore da seguire. Allora sforzati di esserlo e se proprio non ti è possibile lascia spazio a chi può esserlo.

Cosa posso dire per contrastare i luoghi comuni che spingono a sbagliare? Lo saprai quando ti formerai e informerai a sufficienza.

E come faccio a sapere di non essere io a sbagliare? Anche in questo caso non stancarti di formarti e informarti: nessuno può conoscere la verità su tutto, ma su alcuni argomenti certamente la conosci, se dimostri reale interesse. Sugli argomenti in cui conosci la verità, non temere di confrontarti con gli altri: chi parla solo a suon di luoghi comuni, prima o poi si accorge che sta sbagliando, ma se nessuno glielo fa notare, continuerà a sbagliare credendosi dalla parte della ragione, e ciò non gli farà certo bene.

Ed infine una frase che in certi ambiti può avere una valenza quasi eroica, ma che al giorno d’oggi è particolarmente abusata, soprattutto nel mondo a forte orientamento relativistico in cui viviamo.

Non condivido la tua opinione ma combatterò fino alla morte affinché tu la possa esprimere. A costo di dire una frase impopolare, ci tengo a ricordare che la verità non è un’opinione, e che se sentiamo una persona che dice una cavolata (magari ispirata da un luogo comune diffuso ad arte dai media) e ci “laviamo la coscienza” con questa frase, in realtà facciamo del male alla persona in errore e, per la proprietà transitiva, a tutta la società.

 

SPETTACOLO, DIVERTIMENTI E LUOGHI DI AGGREGAZIONE

 

Artisti

Ogni artista potrà dare libero sfogo alla propria fantasia. Le aree pubbliche avranno tantissimi spazi, sia all’aperto che al coperto, in cui ognuno potrà esporre la propria arte. Gli artisti più graditi dal pubblico godranno di spazi e tempi sempre maggiori. Vediamo alcuni casi.

Pittori e scultori potranno esporre al pubblico le proprie opere, e quelle che piaceranno di più saranno esposte nelle gallerie più frequentate e raccontate dai mezzi di informazione. Alcuni di loro saranno scelti per decorare opere pubbliche.

Come oggi capita nelle piazze delle grandi città, ci saranno ovunque spazi in cui i musicisti possono esibirsi. Ciò sarà possibile sia in angoli di luoghi pubblici che in locali di aggregazione. Le musiche e canzoni che piaceranno di più saranno più spesso trasmesse da radio e tv, e i loro autori e interpreti avranno diritto di esibirsi ai concerti nelle piazze, negli auditorium e addirittura negli stadi. Anche chi posterà i propri video su internet potrà essere scelto dagli utenti per esibirsi davanti a un grande pubblico.

Anche gli attori potranno diventare famosi tramite il web o spettacoli dal vivo in luoghi appositi. Ci saranno molti più teatri, anche piccoli, gli spettacoli saranno gratuiti e gli attori più apprezzati troveranno spazio nelle grandi manifestazioni e nei film per cinema e tv, o magari saranno chiamati a doppiare cartoni e film stranieri o a condurre eventi e trasmissioni televisive e radiofoniche.

Gli artisti di strada potranno dare libero sfogo alla propria fantasia in molti luoghi a loro dedicati per le vie delle città oppure nei tendoni dei circhi. Una sorta di “mecenatismo di stato” permetterà loro di vivere dei loro spettacoli, a patto che piacciano al pubblico: se andranno perennemente deserti, l’invito a “cambiare mestiere” potrebbe essere utile anche a loro stessi (oltre ad essere un deterrente ad eventuali furbetti che si dichiarano artisti di strada, approfittando della vastità semantica del termine, per farsi mantenere dalla collettività).

Gli scrittori avranno molto più spazio sia per letture che per pubblicazioni via web. Le biblioteche saranno molte di più e alcune copie cartacee dei libri di scrittori esordienti saranno distribuite ad esse per farle leggere al pubblico. Quelli più apprezzati saranno diffusi in tutte le biblioteche e si eseguiranno ristampe per concedere ai fan di possedere una copia dei libri preferiti.

  

Mass media

Il peso sempre maggiore ricoperto da internet, come già vediamo al giorno d’oggi, sposterà l’attenzione da personaggi e tipologie di spettacolo scelti da autori e dirigenti a preferenze espresse liberamente dal pubblico. La scelta di programmazione sarà ancora più vasta. Rispetto ad oggi il bilanciamento degli argomenti sarà favorevole a divulgazione scientifica e culturale a discapito di gossip morboso, cronaca nera e talk show litigiosi. Aumenterà anche la visibilità dello sport. Nei film che verranno prodotti saranno ridotte le scene gratuite di sesso e violenza.

Oggi capita talvolta, in alcune emittenti controllate da privati ma purtroppo anche nel servizio pubblico, che persone dall’atteggiamento quantomeno discutubile vengano esaltate e che vengano invece zittite o denigrate persone altruiste e amanti della verità, oppure che scelte politiche sconsiderate e potenzialmente deleterie vengano osannate dai media perché di grande impatto emotivo, mentre scelte coraggiose vengano criticate perché impopolari o addirittura rese impopolari ad arte. Non di rado capita di vedere dibattiti anche su argomenti importanti in cui si dà la parola a personaggi carismatici sebbene profondamente ignoranti in quella determinata materia, mentre gli esperti vengono interpellati a margine quando va bene, e comunque vengono sempre bollati come “opinionisti”. Non dico che queste cose non devono mai accadere, perché a volte è giusto fare un po’ di spettacolo, anche per suscitare interesse verso certi argomenti, ma quantomeno devono essere ben identificabili e distinguibili le opinioni dalle verità dei fatti, cosa che oggi non avviene praticamente mai, nel calderone mediatico che sono diventati i talk show. Ripristino un esempio paradossale che ho fatto qualche capitolo fa per far capire come funziona un meccanismo perverso ma molto diffuso: un programma serio farebbe sapere che la Terra gira intorno al Sole e che 2+2 fa 4, mentre gli odierni talk show sono strutturati in modo tale che siano contrapposte due fazioni, una che afferma questo e l’altra che afferma che il Sole gira intorno alla Terra e che 2+2 fa 5, ed entrambe sono trattate allo stesso modo, con gli stessi tempi per argomentare la propria tesi (non importa che le argomentazioni siano reali o inventate, basta che facciano presa sul pubblico), presentando le asserzioni come due opinioni parimenti degne di credibilità, su cui il pubblico dovrà farsi a sua volta una propria opinione, e possibilmente quest’ultima deve essere confusa, così da poter fare un altro dibattito più avanti. Questo subdolo sistema di disinformazione programmata deve finire.

Qualora l’uso del denaro fosse scomparso, gli spot pubblicitari relativi a prodotti e servizi non avrebbero più motivo di esistere, ma anche nel caso in cui il denaro si utilizzasse ancora si porrebbero comunque dei paletti nell’utilizzo smodato della PNL e nella pubblicità ingannevole, cosa che molti già adesso dicono di voler fare, ma che alla fine non fa mai nessuno.

Ho parlato di tv, ma anche per la radio valgono gli stessi discorsi, mentre riguardo ai mass media cartacei la questione potrebbe essere differente, perché riviste e giornali stanno pian piano passando dal cartaceo al digitale. A differenza dei libri, che rappresentano un contatto fisico con la cultura e il cui contenuto è destinato a rimanere, l’informazione è passeggera, e in poco tempo è superata. Quotidiani e riviste, quindi, possono permettersi di essere sostituiti dai tablet. Indipendentemente da questo, comunque, la plastificazione scomparirà, o quantomeno sarà sostituita da materie non di origine petrolifera. Le riviste che possono avere validi motivi per rimanere cartacee sono quelle di enigmistica: penna o matita alla mano, i lettori tengono allenata non solo la mente ma anche la capacità di scrivere, e questo su un tablet non si può fare.

 

Luoghi di aggregazione

Come più volte detto, saranno molti di più rispetto ad oggi. Chi lavora meglio, come abbiamo visto, potrà andare sempre a pranzo e cena fuori, e le persone che potranno permetterselo saranno in numero sempre maggiore. Ristoranti, bar, pub e locali simili saranno diffusi ovunque. Dai bar scompariranno le macchinette mangiasoldi, e ci si renderà conto che un caffè con un amico è molto meglio di ore passate a giocarsi lo stipendio.

Visto il plausibile aumento di artisti di professione e di persone amanti della musica con più tempo libero a disposizione, è alquanto probabile che in molti più locali si potrà ascoltare musica dal vivo, magari proprio dalla voce e dagli strumenti degli autori stessi.

Tutti i locali in cui si consumano cibi saranno seguiti, tra gli altri, da nutrizionisti, per poter garantire la salubrità dei cibi e dei loro abbinamenti. Chi frequenta abitualmente questi luoghi potrà dotarsi di programmi che permettano di calcolare le calorie e i nutrienti ingeriti: si sa che quando si è in compagnia si tende a prestare meno attenzione a cosa e quanto si mangia e ad avere maggiore appetito oppure minori inibizioni all’uso della forchetta.

Un’altra tipologia che aumenterà a dismisura sarà quella collegata al divertimento, dalle piccole sale giochi fino ai grandi parchi divertimenti d’acqua e ti terra, passando per luna park fissi o itineranti e piste per ogni sorta di mezzo a motore… ovviamente elettrico. Gli ingressi saranno anche qui gratuiti e concessi in proporzione al lavoro svolto. Essendo in buona parte rivolti ai ragazzi, un altro modo per potervi accedere sarà garantito dal rendimento scolastico: più uno studente si impegna, più possibilità avrà anche di passare il proprio tempo libero divertendosi.

Anche i parchi pubblici, con giochi per bambini e aree verdi in cui far correre i propri animali, lanciare un frisbee o dare due calci ad un pallone, saranno numerosi e tendenzialmente anche vasti e, nelle città costituite dai palazzoni descritti nel capitolo sull’edilizia[30], tra un palazzo e l’altro sorgerà almeno un parco, per aggiungere verde pubblico a quello privato già presente.

Abbiamo già trattato l’aumento dei luoghi dove praticare sport e già accennato a cinema, teatri, circhi, ludoteche, biblioteche, musei e altri luoghi per spendere il proprio tempo libero in compagnia, in modo divertente e costruttivo. Ovunque l’ingresso sarà gratuito ma la precedenza sarà per i migliori studenti o lavoratori, come per tanti altri servizi. Ci saranno ingressi appositi anche per chi festeggia ricorrenze particolari o per chi ha problemi di salute.

Presenti anche tante discoteche: le piste da ballo avranno la tecnologia lanciata qualche anno fa dalla discoteca Watt di Rotterdam, ovvero le piastrelle che producono energia dal calpestio. Oggi se si parla di discoteche viene quasi spontaneo fare collegamenti con le stragi del sabato sera o con una ricerca dello sballo ad ogni costo, ma esse saranno un luogo sicuro, a partire dalla sicurezza per la salute, grazie a volumi mediamente più bassi (che oltre a preservare i timpani permettono anche maggiore dialogo tra i presenti), più offerta di analcolici (unita anche al fatto che non sentendo la necessità di “dimenticare” l’abuso di alcol non sarà più di moda) e più controlli per evitare che entrino delle droghe (che forse non avrà più senso produrre, se il denaro non avrà più il potere che ha oggi). Saranno inoltre in funzione a orario continuato, grazie alla gestione personale del tempo che si otterrà con il nuovo sistema di lavoro: evitando un accentramento e possibile sovraffollamento al sabato sera, si scongiureranno incidenti e, in aggiunta, il trasporto pubblico eviterà il rischio di guida in carenza di lucidità. Infine, la diminuzione delle distanze dovuta alle maggiori dimensioni degli agglomerati urbani farà sì che buona parte delle discoteche sarà raggiungibile anche a piedi.

Oltre ai “luoghi di culto” laici, ci saranno anche quelli senza virgolette, ovvero quelli religiosi: chiese, moschee, sinagoghe, templi e ogni altro luogo in cui coltivare la propria fede saranno facili da raggiungere e utilizzati anche come sedi per il dialogo interreligioso, magari ospiteranno pure funzioni officiate contemporaneamente da ministri di fedi differenti, a dimostrazione del fatto che la religione è amore, comprensione e dialogo e che tutte le religioni devono essere concordi nel condannare chi predica odio nel nome del proprio dio.

Infine, nei pressi dei centri abitati, praticamente in ogni luogo si potranno trovare piccole aree con tavolo e sedie, un piccolo simbolo ma di grande importanza in chiave aggregativa: con la possibilità, e perfino l’invito, a bere qualcosa insieme ai vicini di casa o ad una partita a carte con loro si cementano i rapporti di buon vicinato, cosa che non necessariamente stiamo perdendo al giorno d’oggi, ma che comunque attualmente fomentano l’ironia di barzellette e luoghi comuni.

 

VERSO LA CIVILTÀ DELL’AMORE

Trascendendo i semplici buoni rapporti, a conclusione di quest’ampia parte del libro dedicata alla società del futuro, vorrei parlare della tanto agognata civiltà dell’amore, quell’ambiente di vita in cui l’amore è al di sopra di tutto e dirige tutte le nostre azioni.

Nelle canzoni, nei film, nelle riviste, perfino nella politica si sente sempre parlare di amore, talvolta quasi in modo morboso, ma ci siamo mai fermati a pensare cosa sia il vero amore? Se ci riflettiamo per bene, ci rendiamo conto che il più delle volte la parola “amore” è usata a sproposito, anche nella lingua comunemente parlata. Gli esempi sono innumerevoli e non è il caso di perdere tempo ad esaminarli. Ne nomino solo uno particolarmente eloquente: si sente dire “fare l’amore a pagamento”. Penso che chiunque possa arrivare a capire da sé che l’amore è qualcosa di totalmente gratuito, e che se è a pagamento non si può certo parlare di amore. Eppure continuiamo a fare scelte lessicali simili.

Parallelamente a quest’ultimo esempio, esiste un altro paradosso, che tengo ad accennare anche se questo non è lo spazio più adatto per approfondirlo, per cui suggerisco che ognuno si regali un po’ del proprio tempo per fare in autonomia una seria riflessione sull’argomento. Mi riferisco all’uso erroneo della parola “amore” accostata all’espressione “libertà sessuale”. Di per sé, non c’è niente di strano, perché se c’è vero amore anche la sessualità può definirsi libera. Il problema è che oggi si tende ad essere schiavi delle proprie pulsioni sessuali (l’esatto contrario del concetto di libertà) e di definire “amore” il loro sfogo. Per consentire un migliore approfondimento, riporto una frase di Lenin che fa ben capire il motivo per cui i mass media sono così intrisi di allusioni sessuali: “Se vogliamo distruggere una nazione, dobbiamo prima distruggere la sua morale; poi ci cadrà in grembo come un frutto maturo. Svegliate l’interesse della gioventù per il sesso e sarà vostra”. Leggendo questa frase, è facile comprendere perché le grandi lobby politiche ed economiche insistono tanto sulla pansessualizzazione e perché sempre più disegni di legge in ogni parte del mondo strizzano l’occhio alla pedofilia. Si capisce anche il motivo per cui sempre più scuole pubbliche aderiscono a progetti volti a stimolare nei bambini la curiosità verso il sesso, il più delle volte evitando di renderne i genitori pienamente consapevoli (in alcuni casi limite addirittura a loro insaputa). La morale della favola, questa volta anche in senso letterale, è che se si vive la sessualità estraniandola dall’amore essa sarà soltanto un padrone e chi la vive sarà soltanto un suo schiavo, proprio come chi, avendo a disposizione tanto denaro, si riduce ad essere da esso posseduto invece che a possederlo, concetto che più volte è emerso in questo libro. Chiamatela come volete, ma per favore non chiamatela libertà!

Passando invece ad un concetto più ampio della parola “amore”, bisogna anche citare l’amore verso il prossimo. Anche di esso si è già parlato, per cui non mi dilungo. Deve guidare le scelte di tutti, in particolare delle persone chiamate ad amministrare la nuova società: se l’obiettivo del potente di turno è sottomettere il prossimo, egli non è una persona che ama ed è inesorabilmente destinato a fallire. Qualcuno penserà che non tutti i dittatori muoiono di morte violenta, nella storia ne sono esistiti anche di quelli che sono morti di vecchiaia (la minoranza, in ogni caso). Tuttavia, una vita fatta di sottomissione degli altri è particolarmente ricca di preoccupazioni e paranoie, di certo non una bella vita, e poi che lascia? Una scia di odio e di biasimo. Ognuno pensi in cuor suo: potrò mai essere felice sapendo che quando non ci sarò più l’obiettivo di tutti sarà cancellare il mio ricordo o al massimo additarmi come un pessimo esempio da seguire? Questo già dovrebbe bastare a evitare di desiderare di rendersi schiavi del proprio potere. Il potere logora… chi non ce l’ha? È vero, ma in due soli casi: il primo si verifica quando a una persona buona sono affidati tanti poteri e chi li desidera per fare i propri comodi si rode il fegato pensando a come può conquistarli, il secondo è quando un dittatore opprime il suo popolo. Il minimo comune denominatore di entrambi i casi è la mancanza di amore verso il prossimo: nel primo caso ne è carente chi desidera il potere, nel secondo chi lo detiene.

Una società amministrata da persone che non amano i loro simili è destinata, presto o tardi, a collassare. Facciamo partire una rivoluzione pacifica volta a portare l’amore ad essere la principale unità di misura della validità della classe dirigente, compito che oggi sembra senza mezzi termini spettare al denaro…

 

 

IN CONCRETO IO COSA POSSO FARE?

Invito ciascuno a leggere la prossima frase ad alta voce, ed è per questo che l’ho scritta in prima persona; chi volesse declamarla davanti ad uno specchio, ha il permesso di leggerla in seconda persona.

Mi diranno che sono solo un essere umano e che sono del tutto impotente davanti alla disastrosa deriva che sta prendendo il nostro pianeta, ma proprio in qualità di essere umano ho la capacità di sognare e di impegnarmi per trasformare i miei sogni in realtà; non devo aspettare che il mondo lo salvi qualcun altro, ma devo essere io in prima persona ad agire concretamente, perché se è vero che non posso fare tutto da solo, è anche vero che gli altri non possono salvare il mondo senza di me.

Troppo forte la conclusione? Forse, ma opportuna. Dobbiamo convincerci che i cambiamenti devono partire dal basso. Non dobbiamo aspettare che sia qualche persona famosa, potente e facoltosa a cambiare le cose, perché chi si può permettere grandi opere e tanta visibilità non è facile che trovi la motivazione giusta per agire nell’interesse comune invece che nel proprio.

 

Partire dalle piccole cose

La nostra quotidianità deve orientarsi sempre più al bene comune, anche nelle piccole cose.

Tutti possono cominciare nel loro piccolo ad evitare gli sprechi: quando siamo a tavola, mettiamo nel nostro piatto solo la quantità di cibo che siamo sicuri di poter mangiare, poi al massimo facciamo il bis. Il galateo prevede di lasciare qualcosa nel piatto? Chi se ne frega! La sostanza è più importante dell’apparenza. Quello che rimane nella pentola, nel vassoio o nel piatto di portata può essere consumato in un altro momento: hanno inventato i frigoriferi e sono già fruibili al giorno d’oggi. Resta inteso, comunque, che è opportuno anche cucinare cibi che sappiamo di poter mangiare in fretta: l’idea delle cucine comuni presentata nella stesura del libro[38] può essere utile anche ad “accorpare le bocche” in modo che con la stessa quantità di energia si possa cucinare per più persone, ma a volte capita di mangiare da soli o di cucinare per poche persone, e qui l’esperienza deve indirizzarci verso un uso oculato del cibo. Un importante dato relativo allo spreco di cibo che è stato divulgato anche in occasione di Expo Milano 2015 è il seguente: nel mondo ci sono circa 800 milioni di persone che rischiano seriamente di morire di fame, ma con il cibo che ogni anno viene sprecato si potrebbero nutrire più di 3 miliardi di persone. Da ciò si evince che basterebbe che appena un quarto degli attuali sprechi di cibo fosse eliminato per scongiurare le morti per fame.

Sempre pensando alle cose che facciamo tutti quotidianamente, vanno considerati i piccoli rifiuti di varia natura con cui abbiamo a che fare. Abituiamoci a riciclare qualsiasi cosa, principalmente mettendo ogni rifiuto insieme agli altri dello stesso materiale. Qualunque cosa possa tornare utile anche sotto un’altra veste va tenuta (i vestiti laceri che diventano stracci per la polvere sono un esempio classico, come anche i fondi di caffè utilizzati da concime per le piante), mentre i materiali che non siamo in grado di riciclare noi stessi vanno conferiti a chi è in grado di farlo. Col tempo arriveranno sempre più forme di riciclaggio, e mentre le aspettiamo cerchiamo di ingegnarci per riciclare ciò che, secondo i regolamenti, dovrebbe essere destinato al bidone dell’indifferenziato: un grande traguardo per l’umanità sarebbe rendere quest’ultimo obsoleto e inutile. Un suggerimento per molti, anche se non per tutti, potrebbe essere l’utilizzo di materiale indifferenziato, nei limiti della sicurezza, come inerte per piccoli lavori di edilizia… ovviamente qui lo dico e qui lo nego, per non rischiare conseguenze legali: alcuni regolamenti delle amministrazioni locali arrivano addirittura a vietare l’utilizzo di macerie e calcinacci come inerti e riempitivi durante le ricostruzioni di edifici (capisco se contengono amianto, ma vietarlo di default imponendo il loro trasporto e smaltimento in strutture apposite è uno schiaffo all’ecologia!).

Rispondo a una possibile obiezione: qualcuno potrebbe chiedersi se riciclando qualsiasi cosa, recuperando qualsiasi materiale e aggiustando ciò che si rompe non si rischia di far calare la domanda e quindi di creare difficoltà nel mondo del lavoro. Effettivamente, la domanda di lavoro calerebbe, ma non è forse il sogno di tutti poter avere le stesse cose che abbiamo adesso lavorando meno per ottenerle? Non è forse indice di salute per la Terra dover smaltire meno rifiuti e contemporaneamente estrarre meno materie prime? Se il lavoro cala, e cala per tutti, non è necessario che ciò sia da identificare con una diminuzione del benessere collettivo, anzi, potrebbe essere proprio uno di quegli elementi in grado di portare alla maggiore quantità di tempo libero auspicata lungo tutta la stesura di questo libro.

 

Qualcosa di più

Per i trasporti, compatibilmente con quello che ci si può permettere, è opportuno ridurre consumi ed emissioni. Girare a piedi o in bicicletta fa bene alla salute, al portafoglio e all’ambiente, ma non sempre è possibile, soprattutto in un mondo che ha fretta come quello odierno. I mezzi pubblici sono una buona soluzione nei luoghi a più alta densità di popolazione, dove girare con la propria auto contribuisce ad aumentare il traffico e quindi i tempi di percorrenza, ma purtroppo non sono sempre efficienti e a buon mercato. Sperando che le istituzioni facciano la propria parte, gli utenti faranno la loro. Apro una piccola parentesi per citare un fatto autobiografico che, pur essendo poco significativo di per sé, dissuade fortemente dall’uso dei mezzi pubblici. Una volta mi è capitato di trovarmi senza auto perché in riparazione e di dovermi spostare per un tragitto che percorro abitualmente. Per quel tragitto, malgrado una normalissima auto a benzina, spendevo meno di un euro e impiegavo circa 10 minuti e mi ha lasciato esterrefatto vedermi chiedere 1,30 € per percorrere in treno lo stesso tragitto al netto dello spostamento a piedi da casa alla stazione e dall’altra stazione all’arrivo, quindi impiegando più tempo (oltre tutto quel giorno pioveva). Questo per dire che le istituzioni dovrebbero venire incontro ai cittadini, perché purtroppo sono tantissimi, forse la maggior parte, i tragitti che, se percorsi con mezzi pubblici invece che con mezzi propri, sono più scomodi e più costosi, quando la logica imporrebbe l’esatto contrario.

Chiusa questa parentesi, invito comunque all’uso condiviso dei mezzi privati: quando ci si sposta è sempre bene accordarsi con amici e colleghi in modo da prendere una sola auto invece che due, o, per esempio, due auto invece che cinque se ci si sposta in tanti, e sempre scegliendo quelle che consumano meno. Se le ordinarie relazioni non bastano, ci sono anche tante app che permettono questo utilizzo di pool car. Una piccola aggiunta al normale concetto di pool car: si parla già di “car sharing”, ma di “space sharing” ancora no, e questo dovrebbe diventare un concetto di uso comune. Mi spiego meglio. Se una persona percorre abitualmente un determinato tratto di strada con la propria auto, talvolta anche lungo, è possibile che abbia 4 sedili e un bagagliaio vuoti nella maggioranza dei casi: accordandosi non solo con chi si deve muovere, ma anche con chi deve spostare merci lungo il suo tragitto, il proprietario della vettura può contribuire a ridurre il volume di merce da spedire, e quindi a diminuire il ricorso a trasporto su gomma, una delle sfaccettature più inquinanti della modernità.

Per gli spostamenti “in solitario”, meteo permettendo, è meglio preferire le due ruote alle quattro, quando non ci sono troppe cose da trasportare (situazione che spesso si scongiura potendo fruire liberamente di utensili e attrezzature di qualsiasi genere ed in qualsiasi posto, ma su questo torneremo tra un attimo).

Chi se lo può permettere, invece, può optare direttamente per auto ibride o, meglio ancora, totalmente elettriche, anche qui sperando che il mercato dell’auto non continui ad ostacolare la tecnologia dell’elettrico come sta facendo oggi. Ricordo che i pezzi di ricambio per le auto a combustibili fossili sono un business ancora più redditizio del petrolio in sé: contrariamente alle auto elettriche, che hanno molte meno parti usurabili, i motori a scoppio sono di fattura più complessa, e ripararli crea un enorme giro d’affari, peraltro esente dalle accise su benzina e gasolio, le quali limitano maggiormente l’utile legato ai carburanti. Il problema di oggi è che, finché non sarà prassi consolidata guidare auto elettriche, esse non potranno essere prodotte in serie e rimarranno un lusso… e finché non sarà efficiente e capillare il sistema di ricarica, non si potrà certo consolidare questa prassi.

 

Cultura della condivisione

Oltre al ricorso alle pool car, tanto altro può essere condiviso. Pensiamo ad esempio a tanti utensili per il bricolage: siano essi manuali o elettrici, grandi o piccoli, non ha rilevanza, resta comunque il fatto che la maggior parte di noi ne possiede qualcuno e lo usa di rado. Chi ne possiede molti, non è escluso che ne abbia comprato qualcuno per fare un lavoro e poi non l’abbia più utilizzato. Altra costante è la necessità di uno strumento che arriva proprio quando non ci ricordiamo più dove l’abbiamo riposto, e magari cediamo alla tentazione di comprarne un altro, soprattutto se costa poco. Sarebbe bello se ogni comunità avesse un “parco strumenti” facilmente fruibile. Con la parola “comunità” si può alludere a una città se si parla di grandi macchinari o a realtà via via più piccole, fino a un condominio se si parla di piccoli strumenti come trapani, avvitatori, set di chiavi inglesi e così via. Stesso discorso per gli orti comunali, dove dovrebbe essere allestito un piccolo capanno con vanghe, zappe, rastrelli e ogni altro strumento manuale per orticoltura sempre fruibile da tutti.

Un’idea molto carina che si sta fortunatamente diffondendo (la prima volta l’ho vista in un condominio di Bologna) è quella della biblioteca condominiale: uno scaffale posto in una “parete morta” vicino al vano scale che sfrutta uno spazio altrimenti inutilizzato per contenere tanti libri che ogni condomino può leggere liberamente, senza tessere né abbonamenti.

Tutte queste idee dovrebbero essere realizzate ovunque e subito. Perché nella stragrande maggioranza dei casi ciò non accade? La risposta è semplice: potrebbe essere semplice pigrizia, perché se non c’è almeno uno che si muove non si va da nessuna parte, ma il più delle volte l’ostacolo più grande è la consapevolezza che oggigiorno non c’è rispetto nemmeno per le cose proprie, figuriamoci per il patrimonio comune. Ognuno dovrebbe prendere coscienza del fatto che quello che si usa va trattato con cura e, quando non serve più, va rimesso al suo posto: quando ognuno di noi avrà acquistato questa consapevolezza, ci sembrerà normale aver accesso a molti più strumenti spendendo molto meno.

Cultura del “per sempre”

Anche dalle piccole cose come gli esempi appena citati si può partire per riflettere su un’altra piaga del giorno d’oggi, ossia la “cultura del provvisorio”. Come già citato durante la stesura del libro, abbiamo perso l’abitudine di aggiustare quello che si rompe e abbiamo assunto quella di buttare via tutto e comprarci qualcosa di nuovo. E tutto questo non è riferito soltanto alle cose materiali, ma anche nel lavoro e nelle relazioni umane siamo sempre più abituati ad una certa “fluidità”. D’accordo che tutto scorre, come ci ricordano gli antichi filosofi, e che dobbiamo essere capaci di adattarci ai cambiamenti, ma farne volontariamente uno stile di vita mi sembra autolesionismo allo stato puro. Un po’ di stabilità è necessaria e, se è vero che l’innovazione ha i suoi pregi e le sue utilità, è anche vero che l’esagerazione di cambiare arnese ogni volta che ne esce sul mercato uno nuovo è un inutile spreco di tempo e denaro. Quest’ultima frase fa subito pensare ai telefoni cellulari, o più in generale agli articoli di elettronica come tablet, computer, tv ed accessori. Se ci pensiamo bene, però, si può applicare anche ad altro: vestiti che si cambiano non perché siano rovinati ma perché sono passati di moda; auto prese con particolari leasing che permettono di cambiarle anche dopo appena due anni, se nel frattempo è uscito qualcosa che ci soddisfa maggiormente; elettrodomestici, talvolta costosi e garantiti a vita, che si possono “rottamare” per avere uno sconticino sul nuovo modello. A volte perfino sui giocattoli ci sono state vere e proprie campagne per la rottamazione… sì, perché i bambini sono i primi che devono essere avviati su questa strada, se no quando saranno grandi non compreranno più niente!

 

Imparare la propria lingua

“Almeno l’itagliano sallo”, si può dire ironicamente a chi è solito fare strafalcioni nella nostra madrelingua. Si sprecano battute sulla “congiuntivite” dei politici e di altri personaggi famosi, ovviamente intesa come sindrome di natura grammaticale, e non oftalmica. Ma parlando più seriamente di conoscenza della lingua, non si può non citare una celebre massima di don Lorenzo Milani: “L’operaio conosce cento parole, il padrone mille: per questo è lui il padrone”. Durante la stesura del libro ho fatto diverse allusioni a questioni lessicali apparentemente di poco conto ma in realtà con grande valenza, non solo simbolica: le grandi potenze che manovrano i fili del mondo, e che in sostanza decidono cosa, come e quando succederà, ci giocano molto sulla superficialità dell’uomo comune, il quale spesso e volentieri tende a confondere tra loro parole con la stessa radice o appartenenti allo stesso campo semantico.

Una cosa molto importante che tutti devono fare è quindi lo studio approfondito della propria lingua, per non cadere nelle innumerevoli trappole linguistiche che ogni giorno ci sono poste innanzi da pubblicitari, politicanti e chiunque abbia interesse a manipolare la nostra volontà.

 

Sorridere a noi stessi

Nell’attesa che arrivi una società capace di garantire a tutti una vita priva di stress e preoccupazioni, dobbiamo essere noi i primi medici e psicologi di noi stessi. “Sorridi alla vita e la vita ti sorride” dice la sapienza popolare. E questo è vero: se prendiamo le cose con l’umore giusto, se sappiamo trovare il positivo in quello che ci accade, se sappiamo vivere con ottimismo e speranza ci accorgeremo che, alla fine, tutto va per il verso giusto, e magari non sappiamo nemmeno spiegarci come ciò sia stato possibile. C’è chi spiega la cosa citando la “legge di attrazione universale”, teoria non ancora dimostrata dalla fisica quantistica e non dimostrabile dalla scienza della materia come la conosciamo oggi, ma ci sono anche spiegazioni più vicine alle attuali conoscenze dell’umanità. È risaputo che, se si è propositivi invece che disfattisti, l’insorgere di un problema, anche grosso, non è altro che un segnale del fatto che bisogna trovare una soluzione. Sottolineo che il bisogno di trovare una soluzione non è un’ipotesi ma un fatto, ciò significa che la soluzione esiste. È stata proprio questa consapevolezza a far raggiungere all’umanità traguardi straordinari, e sarà sempre la stessa consapevolezza che gliene farà raggiungere altri. Per rimanere dell’umore giusto per essere sempre propositivi può essere utile conoscere il funzionamento del nostro corpo e della nostra mente: attualmente impossibile in toto, ma possibile in buona parte; come per altri argomenti, non è opportuno approfondire il tutto in questo libro, meglio che ognuno si documenti da sé (anche perché io non avrei adeguate competenze per trattare un argomento così vasto e importante). Tuttavia un piccolo segreto lo posso svelare: aumentando il livello di serotonina nel proprio corpo, le capacità di reagire bene ai piccoli e grandi problemi che la vita ci riserva risultano notevolmente maggiori. Più facile per noi uomini, che per natura produciamo in media 8 volte più serotonina rispetto alle donne, ma ci sono 3 metodi accessibili a tutti che trascendono le differenze legate al sesso: il primo è di tipo relazionale, il secondo alimentare, il terzo psicologico. Le amicizie e gli affetti alzano il livello di serotonina in tutti (soprattutto per le donne risultano utilissimi gli abbracci e la possibilità di “sfogarsi” parlando dei propri problemi con qualcuno, anche sfiorando la logorrea). Ci sono poi anche sostanze che, se ingerite, catalizzano la serotonina: tra le più efficaci troviamo il cacao e l’estratto di fiori di iperico, oltre a sostanze eccitanti come ad esempio la caffeina, di cui però è bene non abusare. Infine, se siamo tristi possiamo ingannare il nostro cervello facendogli credere di essere felici: la posizione dei nostri muscoli viene spesso interpretata a livello cerebrale secondo schemi abbastanza rigidi, ed è per questo che, se forziamo un sorriso, eventualmente aiutandoci pure sospingendo con le mani le estremità della bocca verso l’alto, la nostra mente ne rimane condizionata e ci porta a credere che quel sorriso sia una reale espressione della nostra felicità, ed ecco che ci riavviciniamo al buon umore. Provare per credere!

 

 

Sorridere al mondo

I pensieri positivi che sono in noi e il buon umore che ci caratterizza sono un tesoro che dobbiamo condividere con gli altri. Ciò può fare bene anche a noi stessi, perché condividendo emozioni positive è empiricamente provato che riceveremo in cambio emozioni altrettanto positive. Ricordiamoci sempre che un popolo che si lamenta è più facile da assoggettare, quindi riteniamo nostro compito superare le lamentele (anche quelle altrui) con un’indole propositiva. Quando qualcuno si sente giù, è nostro dovere morale aiutarlo a superare questo momento, così come è dovere morale degli altri aiutare noi a superare i momenti di negatività. Attenzione soltanto a non approcciare una persona depressa se siamo depressi a nostra volta: in questi casi è utile pensare alla raccomandazione che ci danno sempre sugli aerei a proposito delle mascherine dell’ossigeno, cioè che dobbiamo metterci la nostra, e quindi assicurare la nostra respirazione, prima di aiutare gli altri a mettersi la propria, altrimenti rischiamo di non avere la giusta lucidità e di provocare danni maggiori.

 

Diffondere speranza e conoscenza

Rendiamo partecipi tutti di quello che abbiamo imparato. Cominciamo da subito. Ad esempio, stai per concludere la lettura di un libro: parla con i tuoi amici di quello che ti ha lasciato. Prestalo, passalo, fallo girare.

Se vuoi regalarne copie alle persone care, puoi richiederle via sms o WhatsApp al numero 347 2323020: contribuirai a sostenere le attività di Spetroliamoci in quest’epoca in cui ancora non siamo in grado di prescindere dal denaro.

Piccola nota di trasparenza: le spese vive per la stampa di una copia, mantenute basse a motivo della realizzazione artigianale, ammontano a circa mezzo euro (fogli 0,12 € + inchiostro 0,10 € + manodopera indicativamente tra 0,20 € e 0,30 €). Ogni anno, nell’assemblea dei soci che si svolge intorno al mese di aprile, verrà presentato l’utile ottenuto dalla vendita di questo libro e come è stato speso. Il socio che ne facesse richiesta, può riceverne una copia a fronte di un’offerta di 2 €, 3 copie a 5 €, 15 copie a 20 €, 40 copie a 50 € o 100 copie a 100 €. Non appena Spetroliamoci sarà sede di una comunità fissa di persone con l’obiettivo dell’autosufficienza, l’importo indicato in euro potrà essere sostituito dal baratto con articoli o servizi di equivalente valore economico.

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